Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 8.1898

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LA NECROPOLI PRIMITIVA

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In un pozzetto aperto nel sabbione compatto, di
m. 0,65 di diametro, era introdotto uno ziro posto su
di una lastra di panchina irregolare, larga m. 0,36
per m. 0,30, giacente ad una profondità di m. 3 dal

l'orlo di m. 0,18, differisce dagli ossuari di terra ne-
rastra sopra menzionati per più rispetti. Anzi tutto
è sagomato più regolarmente mediante 1' uso del tornio,
per quanto imperfetto e primitivo ('). Quanto alla

Fig. 13. i.:2

suolo. Un' altra sfaldatura di panchina scheggiata in-
torno, larga m. 0,50 X 0,58, ricopriva lo ziro. Questo,
tratto alla luce in pezzi, ma reintegrato dal sig. Che-
rici (fig. 14), è alto m. 0,64; ha il diametro dell'orlo
di m. 0,41, del ventre di m. 0,60. Fatto di argilla
d' impasto artificiale e malamente cotto, è di forma
sferoidale, ricinto nell' alto del ventre d'un cordone, e
col labbro espanso; già fornito a metà di due anse
disposte orizzontalmente, ora mancanti.

Entro allo ziro era un ossuario del tipo di Villa-
nova (fig. 15); ma, anziché della solita terra d'im-
pasto rozzo, d'argilla depurata e leggera di color rosso
imitante la figulina, tinta di colore biancastro su tutta
la superficie esterna e fin sotto il piede. È uno di
que' prodotti, con cui le fabbriche locali imitavano le
stoviglie d'argilla figulina importate dal commercio
marittimo in Italia ('). Alto m. 0,44, col diam. del-

(i) Cfr. Barnabei, Mon. aut., IV, col. 260-269. Ivi egli iratta
de'vasi di Narce d'impasto artificiale a copertura bianca, con
cui si imitarono quelli importati. Più avanti, ove egli discorre
de' vasi d'argilla figulina (col. 269-292), accenna alle produzioni
locali, che si fecero colla medesima argilla figulina (col. 280-
292).

forma, il tronco di cono superiore, che si distacca dal-
l' inferiore con la curva rientrante altrove notata, è
più svelto e slanciato. Oltre a ciò il vaso è fornito di
piede a disco, che sopravanza i limiti del fondo (diam.
m. 0,125).

Le due anse orizzontali, di cui è munito il vaso,
sono rotte, in guisa che non resta di ognuna altro che
una piccola porzione. La rottura sembra avvenuta vio-
lentemente, essendo da ambedue le parti lesa e bucata
la parete in una delle due attaccature del manico.
Tenuto conto del diametro della bocca dello ziro, che
è di m. 0,30, risulta che in questo caso le anse
dell' ossuario dovevano in ogni modo sopprimersi, se
si voleva farlo entrare nello ziro. Difatti il diametro
della parte maggiormente espansa di questo, compresi
i mozziconi de' manichi, è di m. 0,32, così che a
stento, ripiegando leggermente l'ossuario, si può in-
trodurlo entro al dolio.

(') Sull'uso d'un tornio primitivo nelle ceramiche locali
italiche, cfr. Helbig, Die Italiker in der Poebene, p. 87; e
per ciò che concerne più specialmente la sua applicazione al
vasellame d'argilla rossastra o giallastra, imitante la figulina,
vedi Gsell. Fouilles cit., p. 355, 365, 399.
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