Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 9.1899

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PANTALICA

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popolazione di Pantalica, e che stendeva la sua au-
torità sulla circostante regione ; il lavoro non indiffe-
rente di estrazione, di trasporto da gran distanza e
di messa in opera dei blocchi denota che si avevano
a disposizione braccia numerose di sudditi e di schiavi.
Ma i Siculi, abili perforatori di roccie, non furono nè
cavapietre, nè costruttori ; qui d'un tratto vediamo un
edifìcio costrutto con durissimi e ben lavorati massi ;
è dunque più che fondato il dubbio, che altri abbia
dato l'ispirazione ed il disegno di tale opera, guidando
tutto al più il lavoro manuale degli indigeni. Credo
di aver dimostrata l'influenza, sia pure in piccolo della
tectonica micenea nei prospetti sepolcrali dell'isoletta
di Magnisi (') ; qui tale influenza si afferma più in
grande. Qualcuno degli Egei che poco prima del mille
toccavan la costa siracusana si spinse, o volontario o
captivo, per entro la valle dell' Anapo fino all' aspra
Pantalica, che già attraeva merci egee, e si mise al
servizio del principe ; la dimora per lui costrutta parte
dai principi tectonici della Grecia micenea, ed anche
lo schema planimetrico ricorda in qualche parte le
costruzioni achee; ma il divario di mezzi, di civiltà,
di gusti e di esigenze, oltre che il diverso concetto
dell'organizzazione famigliare spiegano a sufficienza la
diversità fra il nostro palazzo e quelli della Grecia
eroica. Certo però esso non fu opera di Siculi; perchè
se i Siculi fossero stati xEiypnoioi avrebbero lasciato
altrove ed in più siti attestati di questa loro attività
e capacità.

una torre, oggi rasa al suolo, della quale veggonsi
appena le traccie, e che nel nome di Castello ricorda
la sua destinazione.

Il fosso, scavato nella roccia, forma due braccia
che s'incontrano ad angolo ottuso nel punto mediano,
ove era il passaggio, con uno sviluppo lineare di
m. 51 -j- 62 = 113, sboccando colle estremità sui due
burroni inaccessibili. L'andamento del fosso non è, nè
poteva essere, orizzontale ; dal punto centrale più ele-
vato, seguendo il duplice displuvio del terreno, forma
due canali a fortissima inclinazione, volti a N ed a S
(fìg. 33). Il braccio settentrionale ha una larghezza

Fio. 33.

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si *

IV. Reliquie di età classica e bizantina.

a) Le fortificazioni di Filiporto.

L'analisi della carta e le indicazioni topografiche
ci hanno fatto conoscere la forma del terreno nel lato
occidentale di Pantalica che mette a Filiporto; ed
abbiam visto, che essendo questo il lato più debole
della città, esso venne fortificato mediante un fosso di
sbarramento ed una cortina di muro ; sull'altura sovra-
stante poi gli ultimi abitatori bizantini aggiunsero

(') Orsi, Thapsos, pag. 57-62. Vedo che le mie opinioni
furono accolte dal Patroni (La civilisation primitive dans la
Sicile orientale, p. 30) e dal Perrot (Revue des àeux mondes,
1° giugno 1897, p. 628).

e profondità non uniforme, anzi in taluni punti il ta-
glio nel vivo è si poco profondo da richiedere il co-
ronamento della guancia interna mediante un alto muro
oggi completamente franato, ed i cui massi rettango-
lari ingombrano il fosso stesso ; allo sbocco settentrio-
nale questo misura m. 5,60 largii. X m. 3,00 prof.; più in
su esso ha una largii, quasi costante di 5,20. Nel
braccio di mezzodì il taglio nella roccia è più mar-
cato, ma l'andamento delle pareti non preciso, quindi
notevoli varianti di largh. (m. 5,50,5,30 e persino 4,00),
nonmenochedi profondità(m. 1,50-2,00);anche questo
è ingombro di materiale vario e di blocchi lavorati
pertinenti al muro di coronamento, le cui due assise
inferiori sono qui ancora a posto, lungo tutto il ciglio
interno. Esso era formato di blocchi ben squadrati e
di mezzane dimensioni, posti per fiancate ed alternati
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