Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 13.1903

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IL VASO ni HAGHIA TRIADA

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popolo marinaresco e di un periodo cronologico, in cui
i Cretesi erano i signori del mare, la seconda ipotesi
può assumere un tono maggiore di verisimiglianza.

In ogni caso ora si spiega bene, se non erro, e la
ragione e la forma delle insolite ami di questi baldi
guerrieri di Phaestos, ed in pari tempo anche la ragione
e la forma dell'enorme bastone, che porta a spalla il
loro soddisfatto capitano, cui serve da arma e da scettro
insieme. Esso è la lunga picca o xovzóg acuminato ('),
utile così alla vita del mare come all'arte della guerra;
esso è qui, si può dire, anche lo scettro primitivo, sem-
plicissimo, omerico, fatto d'un rude ramo di albero
montano rimondo dalle foglie, che mai più l'avvolge-
ranno colla loro chioma lussureggiante.

Come il tridente, anche il xorróc si trova tra gli at-
trezzi marinareschi (2) ed anch'esso diventa una valida
arma principalmente per gli assedi e le pugne navali,
del tutto corrispondente allo spuntone medievale e
moderno, usato già nella difesa della breccia e tut-
tora faciente parte dell'armamento delle navi da
guerra (?). Dei suoi usi in guerra abbiamo non solo pa-
recchie notizie da autori sì greci che latini di data
recente (') ; ma risalendo molto più indietro credo ri-
trovarne ben più che un cenno nella descrizione, che
si leggo nell' Iliade, della battaglia presso le navi.
Infatti, incalzando i Troiani, Aiace, per salvarle dalla
distruzione,

. . . vrjòàv ì'xoi frrójxsxo tiaxqu fiifiàG&mr,
va [ice 3è £v&t!)v fis'ya ravfia-^ov ir TraXajirjdir,

XoXXl]lì)V fiXì'jXQlìlGl, Ól'ù)XCClfilX0(fL7ì]XV (5) ,

(') Cfr. Verg. Acn. V, 208 : ferratasque trudes et acuto
cuspide contos.

(2J Vedi Poli. I, 94 e X, 134. Serve per muovere e disin-
cagliare la nave; cfr. Od. t, 487; Verg. 1. c.

(3) Cfr. Angelucci, o. e., p. 374. Tanto lo spuntone quanto
la picca sono molto lunghi, come nell'antichità il xovcòc e la
ailQiau macedonica.

(<) Cfr. Verg. Aen. IX, 510:

.......telorum effundere contro.

Orane genus Teucri, ac duris detrudere contis
Assueti longo muros defendere bello.

Cfr. Tacito citato sopra, p.102 nota 3. I Sarmati combattevano
con esso in campo aperto: id. Ann. VI, 35; Valer. FI. VI, 162;
Stat., Achill, II, 132. Veggasi anche Juven. X, 20 ; Lucian.,
Toxar., 55: « (èiÉrQcuco) nc'/.éxei els ci)v xscpaXi^v xcà xovitò
eig tòv (òjxov ».

(*) 0., 676 sgg.

e dall'alto della nave con quella pertica gigantesca
non solo teneva a distanza i Troiani (') ma uc-
cise fino a dodici di essi che si appressavano ad
incendiarla (2). La descrizione di quest'arma, che il
poeta chiama ora ^vcsiòv vuviLa%or, ora f'yxog f.iaxQÓv,
òìvósv, e che corrisponde evidentemente alle picche
portate dai soldati egiziani della flotta di Serse (3),
non può far pensare che ad un'arma di forma simile
a quella del capitano espresso sul vaso cretese. Si-
gnificante per questo riguardo è l'analogia, che questa
mostra con due pertiche, che possiamo chiamare xovroC
e che si vedono pendere dalla poppa di una delle navi
da guerra figurate sopra i vasi del Dipylon ('').

Ma non il solo Aiace volteggia manovrando la sua
pertica gigantesca ; anche altri Achei hanno afferrato
lunghe pertiche acuminate, che tenevano in serbo nelle
navi per difenderle :

mg Tgmfg fisyàXtj ia%7] xccrce reTypc, f-'fiaivor,
Ynnovq cT tidsXdcXccìTSc ini Tte>VfivTjai fiu^orTO
ty%£CSiv à[i(pvyvoig avTocs%(-òóv ' (ri (lèv cc(p 'ì'nnoiv,
oi S'àrcb vritbv vxpi [isXaivaav imfiàvTec,
fiaxqoTcSi ì-vGzoìdi, rà q<x Gyènì vrjvGÌv i'xuto
vaifia^a, xoXXtjt'vTcc, xctxcx Gió/ia si/isva %ccXx(h (5).

Ma non è tutto. Ecco altre armi ancora, che com-
paiono in questa mischia disperata, così vivamente
descritta dal poeta :

ùntesi dì TisXbxsadi xeà à£ivij<fi \iàyovio

xcà '§i.jsGiv fieyaXoiffi xcà ?yy_e<Siv àfMpiyvoiGiv (fi).

Dunque ascie, lunghe pertiche acuminate, lancie
bipuntute, vale a dire armi simili o nella forma o
nell'uso a quelle figurate sul vaso di H. Triada. Anche
se gli Achei di Omero non avevano delle aste a punta
multipla come le forche di questi soldati ("), avevano

(') Ib., 730.

(2) Ib., 742 sgg.

(3) Herodot. VII, 89 : el%ov dógarc'c r« vavfia/a xcà rvxovg
^.eyctXovg.

(*) Monum. d. Inst. IX tav. XL, n. 3; anche Helbig, o. c.
p. 77, fig. 13. Presso l'estremità è il timone, e poco distante da
questo sono due aste parallele ben distinte fra loro e ciascuna
con un manubrio piegato ad angolo come quello del capitano.

(5) 0., 384 sgg.

(6) Ib., 711 sg.

(7) Pare che col verso 389, paragonato col xoM^roV (S'/.rj-
iQOHji del v. 678, non si possa pensare che a xoviui semplici,
i quali a causa della loro lunghezza fossero fatti di due o più
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