Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 13.1903

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L'OLYMPIEION DI SIRACUSA

(SCAVI DEL 1893 E 1902)

Nel 1839 il tempio di Giove Olimpico in Sira-
cusa era stato scavato dall' ing. Frane. Sav. Cavallari,
il quale però fu obbligato a ricoprire gli avanzi messi
a nudo. Riorganizzato su nuove basi, dopo mezzo se-
colo, il servizio archeologico del regno, e costituita una
direzione autonoma in Siracusa, era naturale che gli
avanzi di un tempio sì ragguardevole, per quanto tenui
essi fossero, dovessere essere restituiti in evidenza e
messi a disposizione degli studiosi, ovviando al grave
inconveniente che l'aratro passasse ogni anno e le
mandre pascolassero liberamente là dove un giorno
sorse la dimora ed il santuario del dio. Mi restava
anche il dubbio, se il Cavallari avesse proprio rico-
nosciuto tutte le parti superstiti dell'edificio, e se le
sue misure fossero al di sopra di ogni eccezione, op-
pure in qualche parte inesatte e suscettibili di ret-
tifiche (').

Tutto ciò m'indusse ad eseguire dal 6 aprile al
6 maggio del 1893 una campagna di scavi, condotta
col doppio intento di rintracciare e mettere a nudo
tutte le parti superstiti del tempio, e di raccogliere

(') Il Cavallari ha esposto il risultato dei suoi scavi, dando
la pianta del tempio, nel Serradifalco, Le antichità della Si-
eilia, voi. IV, tav. XXIX, pp. 153-154. Secondo i suoi calcoli
il diam. delle colonne è di m. 1,75, l'intercolumnio medio di
m. 3,85, l'altezza della colonna superstite di m. 6,39, il lato
corto del tempio di m. 23,22, incerto quello lungo.

gli avanzi architettonici e decorativi ad esso spettanti ;
disgraziatamente la secolare e persistente devastazione
era stata così intensa, che poca cosa degli uni e delle
altre potè essere restituita in luce, ma tuttavia tanto
da farci redigere una nuova e più accurata pianta
dell'edificio, la quale in più parti sostanzialmente dif-
ferisce da quella del Cavallari. Anche i non numerosi
frammenti delle terrecotte architettoniche valgono a
far luce sulla decorazione primitiva del santuario.

I.

La storia e le vicende del tempio.

Per la posizione ed altimetria del tempio rimando
a Cavallari ed Holm, Topografia archeologica di Si-
racusa, p. 79. La più antica memoria che ad esso si
riferisce è conservata da Diodoro (X, 27) ; nel 492
Ippocrate di Gela accampa all'Olimpieo, vi fa pri-
gione il sacerdote ed alcuni cittadini che vi rubavano
àvadìjiiaxa %QV(fà xal nàliGia iyiàxiov rov Jióq... ex
noXXov xavaGxtvaG [lévov %ovvov. Egli non tocca questi
tesori, sia per reverenza, sia per un sottil fine poli-
tico. La notizia, storicamente discutibile, serve per lo
meno a farci conoscere che la statua del dio non era
ancora in pietra, ma doveva essere uno di quelli an-
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