Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 13.1903

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TOMBE GRECHE ARCAICHE ECC.

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v strato pulviscolare bigerognolo simile ad ossido d'ar-
« gerito, il quale lascerebbe congetturare che fossero
« le reliquie della funebre coltre che doveva avvol-
ti gere il sarcofago ».

Il sarcofago di legno, di forma leggermente tra-
pezoidale, lungo circa m. 1,80, largo in media m. 0,70,
era dipinto, a color di minio, in rosso, non forse però
sulle facce esterne, sibbene sulle interne, come era uso
non raro presso i Greci (v. sotto p. 282). Il legno
infradiciandosi aveva colorito lo strato di terriccio su
cui era caduto.

Gli oggetti raccolti, in pezzi, nella tomba sono :
a) Anellino frammentario di filo d' argento.

Fig. 65. 2:;ì

b) Altro simile più piccolo, in cui era infilato
uno dei soliti scarabei pseudoegizi di pastiglia, del
quale si recuperò soltanto la parte superiore (').

c-d) Due armille semplici di bronzo con le estre-
mità che si sormontano, identiche a quelle fig. 51.
Diam. m. 0,065.

e) Oinochoe frammentaria, d' argilla giallognola,
con decorazione di fascioline e zig-zag a vernice nera
e rossiccia. Stile italo-geometrico, analogo al vaso
fig. 53 sgg.

(') Dissi già sopra come gli scarabei di pasta egizia si
trovino quasi sempre, talvolta in numero considerevole (Róm.
Mitth., 1887, p. 249) nelle tombe archaiche cumane a inuma-
zione (cf. anche Von Duhn, Riv. di St. aut., I, 3, p. 53, nota 7).
Il medesimo fatto si riscontra del resto, come è noto, anche
in moltissime tombe arcaiche dell'Etruria (cf. per es. Gsell,
Fouilles de Vulci, p. 303), non che a Suessula (Róm. Mitth.,
1887, p. 254; Bull. Jst., 1893, p. 341) e in Sicilia (per es.
Notizie 1893, p. 459, nota; 1895, p. 116; J/onum. aut., I,
p. 779 ecc.). Lo scarabeo era evidentemente un oggetto rituale,
di natura profilattico, e l'uso ne deve essere derivato ai Greci
in seguito ai loro rapporti antichissimi con l'Egitto. Per quel

f) Finissimo skyphos in frammenti, genere del
protocorinzio geometrico, simile in tutto a quello della
prima tomba a inumazione fig. 58.

rj-i) Tre lekythoi panciute di pretto stile proto-
corinzio-geometrico, d'argilla gialla finissima; una di
esse qui riprodotta alla fig. 65. Il corpo è decorato
con vernice bruna di fascioline parallele e zig-zag.
Sulle spalle gli ornati variano. Sull'esemplare fig. 65
veggonsi delle foglie a riccio od uncino; in un altro
avvi una rosetta; sul terzo, una serpentina fiancheg-
giata da puntini. Alt. dell' esemplare fig. 65, m. 0,075.

lì) Piccola olla frammentaria d'argilla quasi per-
fettamente depurata, a superficie bruno-marrone, con
ornati di impressioni ottenute con cordicella metallica.
Tecnica e stile affatto analoghi al vasetto fig. 61.

Ho tenuto riunite in un sol gruppo la tomba a
cremazione e le due tombe arcaiche a inumazione, per-
chè esse formano evidentemente — come mi sembra ri-
sultare senz'altro dalla loro reciproca corrispondenza
e giacitura — tutto un insieme archeologico, e rivelano
la stessa civiltà e, con divario tutt'al più minimo, lo
stesso tempo. E vero che quella a cremazione è una
tomba ricca in tutta l'estensione del termine, mentre
le altre son molto meno ; ma una tale circostanza non
ha in sè nulla di straordinario, essendo ormai risa-
puto come la miscela di tombe ricche e povere nello
stesso luogo sia uso generalmente applicato così in
Italia come in Grecia stessa e nelle sue colonie del-
l'Asia Minore e della Sicilia (').

La scoperta delle tre tombe costituisce senza
dubbio, pel complesso di fatti osservati e di mate-
riale raccolto, un contributo, se io non m'inganno, di
capitale importanza ed un caposaldo sicuro di ri-

che concerne il luogo di lavorazione di tali oggetti è noto che
solo taluni sono veramente egizi; gli altri sono soltanto d'imi-
tazione, ed è probabilissimo che oltre alla Fenicia, alla Sar-
degna, alle colonie greche dell'Egitto, come Naucratide ecc.,
ed all'isola di Rodi, cui è stato ripetutamente pensato, se ne
fabbricassero altresì nelle città greche dell'Asia Minore, che
per i loro continui contatti con la Fenicia e la civiltà egizia
si trovavano in condizioni favorevolissime ad una produzione
di tal natura. Di questa opinione è anche il Von Duini, che
pensa a Samo e Mileto, delle quali città sarebbe stato inter-
mediario in Italia e a Cuma il commercio calcidese (Riv. di
St. ant, I, 3, p. 54. nota 7).

(0 Per es. al Dipylon (Ath. Mitth., 1893, p. 189), a My-
rina (Pottier-Reinach, Nécr. de M., p. 270), a Aegae (B. C. IL
1891, p. 218), a Megara Hyblaea (Afon. ant., I, p. 770) ecc.
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