Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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croce è un zaffiro molto pallido chiuso entro un fer-
maglio d'oro a foggia di calice di fiore.
Sui due lati della croce è l'iscrizione:

+ K
A H

NOAC KOPY
P I

'AaQMvog xrjQixov. Notevole x)]Qixóg per xArjQixóg (').

La parola ha esempi abbastanza antichi nel senso
ecclesiastico che noi siamo abituati a dargli (2) ; non
ha avuto, per quanto io sappia, nè in greco nè nel-
l'equivalente latino un significato speciale, ma è stata
sempre usata a determinare ogni appartenente al clero,
sia chi ne avesse raggiunti i sovrani fastigi, sia chi
occupava i più umili gradi (s). L'uso di croci pettorali
o encolpii si sa essere stato largamente diffuso nelle
primitive età cristiane (4).

Non pensammo nel momento della scoperta a rac-
cogliere le ceneri che erano intorno ai fornelli; al-
l'esame microscopico esse avrebbero potuto forse mo-
strare, se presso quegli antichi fonditori erano in uso
dei reagenti per facilitare la fusione.

Appresso all'anfora fornello che chiudeva la serie
fu trovato presso l'angolo NE della stanza un gran
cumulo di gusci di cypraeae. Esemplari isolati di
questi gusci si ritrovarono frequentemente anche in
altri luoghi dello scavo, e non di rado la parte supe-
riore del dorso è asportata con un taglio orizzontale.
Possiamo esser certi dell'uso che si faceva di essi,
perchè tuttora conchiglie di questa specie e ugual-

(') Cfr. le forme xXiQixóg e x).rjorj/.óg in bolli plumbei dui
museo numismatico d'Atenei Kmi'axaixonntAov - MoXvpSóflovXXa
toO iftvixoP fiovasiov in Journal Internat. d'Arch. Numismat.
1902, p. 158, nn. 26 e 27.

(«) Lo Stephanus s. v. non cita esempi greci; il Ducangc
(Glossarium mediae et infìmae graecitatis s. v.) ne dà di Giu-
liano imperatore, del concilio Laodiceno e di scrittori della
fine dell'impero; ma siccome in latino la parola è già entrata
dal principio del sec. Ili con Tertulliano {De monog. 12\ dob-
biamo naturalmente supporre, che fosse già prima di questo
tempo diffusa con questa accezione in greco.

(3) Cfr. noea^vtEQo; -/.al xXjjnixóg in Joum. Internat. d'Arch.
Numisn., 1903, p. 67, n. 266; paaifoxòg zXijqixó; in Sclilum-
berger, Sigillographie de Vernp. byzantin, pp. 127, 131, 147,
385, ecc.

(*) Cfr. De Rossi, in Bull. Arch. Crist 1863, p. 33.
Monumenti Antichi — Vol. XVIII.

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mente tagliate sono adoperate in tutta la colonia Eri-
trea e in moltissimi altri paesi di civiltà primitiva,
come ornamento, cucite su pelli e su stoffe. Si può
pensare, che per ottenere il foro sul dorso usassero di
rompere il guscio della conchiglia con un colpo secco,
e poi per sfregamento ottenere la levigatezza dei
margini della frattura. È questo il sistema più in uso
presso gli indigeni attuali.

Il nostro orafo lavorava probabilmente anche a ri-
tagliar conchiglie. Di altri oggetti usciti da questa ca-
mera meritano d'essere ricordati:

Tre pezzi di un calcare tenerissimo che si riat-
taccano, venendo a formare due aste che sorgono da
un piano comune, e che, conservandosi sensibilmente
parallele, terminano pure ad un piano. Alt. m. 0,15.
L'oggetto non è completo. Si tratterà forse delle
gambe di una rozzissima statuetta?

Statuina di terracotta durissima mancante della
testa, della spalla, seno e braccio sinistro, e dei piedi
(alt. m. 0,09) È una figura femminile nuda, tozza e
straordinariamente adiposa con pronunziata steato-
pigia; le braccia sono distese sui lati, le mammelle
sono sorrette da una fascia, il sesso è vigorosamente
segnato. Le sporgenze deretane sono consumate per avere
la statuetta subito un lungo strofinio. Una statuina si-
mile di calcare è rappresentata a fig. 27, v. p. 563.

Un oggettino di avorio a forma di tronco di cono
con base discoidale allargata, forse gettone da giuoco
(alt. m. 0,02).

Un grano di collana in quarzo ialino.

Frammenti informi di piombo.

Una coppa tondeggiante di rozza terracotta ros-
sastra, frammentata.

Frammenti di verghette di ferro cilindriche o a
sezione quadrangolare.

Una verghetta di bronzo piegata ad uncino.

Frammenti diversi di vasi di vetro e di terra.

Le verghette di ferro e di bronzo potevano ser-
vire all'orafo per il suo mestiere, ma è difficile di-
chiararne specificatamente l'uso; certo avremmo atteso
altri strumenti di forme più definite e chiare, come
martelli e tenaglie, ma tanto di questi che di crogiuoli
di grafite o di terra refrattaria, non trovammo tracce.

Le due grandi camere ad est di questa dell'orafo,
non diedero così brillanti trovamenti ; anzitutto le mura
stesse delle camere sono mal conservate, specialmente,

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RICERCHE NEL LUOGO DELL'ANTICA ADULIS
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