Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LE PIETRE FUNERARIE FELSINEE

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in basso, linee che chiaramente indicano che inten-
zione dello scalpellatore fosse di adornare anche que-
sto lato della pietra.

Il lato secondario della grossa stele Arnoaldi n. 43
(fig. 10) esibisce la lieve incisione di una stretta cornice
e del contorno di una figura di uomo ammantato, di-
retta verso sinistra con la mano destra abbassata, con
la linea dell'ampio mantello che doveva ricoprirne il
corpo. Questo costituisce una preziosa testimonianza
del metodo che seguivano gli scalpellatori felsinei
nell*esprimere le figure rilevate nelle stele, confer-
mando ciò che già aveva supposto il Martha (').

Si poneva il contorno della figura che si voleva
esprimere mediante una leggiera incisione ; fatto ciò,
con somma facilità si poteva togliere uno strato di
pietra all' intorno, rendendo così rilevato il contorno
della figura, in cui, per mezzo di opportuno scalpel-
lamento od incisione, si indicavano i vari particolari.

Questo apparisce anche dalla parte inferiore, ab-
bozzata e poi tralasciata, di figura di Scilla nel lato
secondario della stele n. 42 (Arnoaldi). Così nella
stele n. 192 (Certosa) nella seconda zona non fu finito
di scalpellare il cocchio che portava il defunto; della
ruota è inciso, non scalpellato, solo il contorno che
occupa parte del listello inferiore.

Tutti questi esemplari, di cui ho fatto cenno, non
sono già da giudicarsi come residui, come rifiuti non
mai adoperati allo scopo, per cui si era iniziato o si
era condotto molto innanzi il loro scalpellamento.
Anzi, tutti questi esemplari, così come sono, hanno
veramente servito come stele, e però la nuda stele
Arnoaldi n. 103, sormontava un ricco sepolcro, in cui
prezioso cimelio di arte ceramica è l'anfora a volute
con scene della Iliuperside.

Dovremmo dedurre che la lavorazione si facesse
in situ, e fosse pertanto occasionale e determinata
dalle varie occorrenze. Non doveva essa lavorazione
prevenire il seppellimento di una persona, ma doveva
seguirlo. E sulla tomba la pietra era posta come
suggello, come emblema rozzo che via via doveva
essere lavorato dallo scalpellatore incaricato di tale
bisogna.

Talora adunque, ma veramente in pochi casi, po-
teva succedere che, o per una causa o per l'altra, il

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Monumenti Antichi — Vol. XX

lavoro venisse interrotto, sia al suo inizio, sia quasi
al suo termine. Tuttavia notiamo che tale interruzione
è su monumenti, i quali tutti debbono essere ascritti
ad età piuttosto avanzata della civiltà etrusca. Dob-
biamo forse cogliere, in questa interrotta lavorazione
delle pietre sepolcrali, la eco della torbida età tra-
scorsa dai Felsinei in mezzo al minacciante barbaro
gallico ?

Talora le stele dovevano essere eseguite per due
persone che, successivamente e non simultaneamente,
potevano essere calate nella tomba sottostante. Nei
nostri cimiteri frequente è la erezione di sepolcri che
debbono servire a persone tuttora viventi. Così presso
i Felsinei vediamo in qualche stele non solo il ri-
cordo di una persona defunta e sepolta, ma anche la
allusione ad una seconda persona, alla prima avvinta
da legame maritale e che successivamente avrà rag-
giunto la prima nel mondo degli Inferi.

Così nella stele n. 187 (Certosa), alla figura di
donna su di un lato in scena di offerta, corrisponde
sull'altro lato una figura di uomo a cavallo; e lo Zan-
noni infatti nota che la tomba sottostante racchiu-
deva avanzi di due seppellimenti, uno di persona inu-
mata, l'altro di una cremata. Così la stele n. 182
(Certosa) esibisce una duplice rappresentazione del-
l'andata della persona defunta agl'Inferi su carro; da
un lato è un uomo, dall'altro una donna. La ripeti-
zione dello stesso tema del viaggio agi' Inferi, riferi-
bile a due coniugi, doveva pure essere nella stele di
cui è rimasto il frammento n. 45.

Manifestamente queste stele, fatte nell'occasione
della morte di un coniuge, dovevano servire ad indi-
care il luogo, ove in sèguito il corpo dell'altro co-
niuge doveva essere sepolto. Così in Felsina si ha
quello che possiamo osservare nelle tombe dell'Etruria
centrale, nei sarcofagi sormontati da coppie maritali,
dagli esemplari arcaici di Cervetri (') e di Città della
Pieve (Not. Scavi, 1888, tav. XIV = Martha, fig. 233)
a quelli tardi di Vulci (es. Mon. dell' Insiti., voi. Vili,
tav. XX, a e b) e di Volterra (es. Martha, fig. 240).

Per la tecnica delle nostre stele si deve porre
mente ad un'altra cosa: mentre le più arcaiche a

(l) Louvre {Mon. deWlnstit., voi. V, tav. LIX = Martha,
fig. 202); Museo Britannico (Dennis, I, p. 227; Springer-Mi-
chaelis, 8, fig. 741); Villa Giulia {Mon. dei Lincei, voi. Vili,
tav. XIII e XIV).

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