Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LE PIETRE FUNERARIE FELSINEE

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piccole figure difettano di particolari nel rendimento
delle figure stesse, le quali ci appariscono in realtà
come vere silhouettes rilevate; la maggior minuzia
invece di particolari, quantunque rozzamente espressi,
è nelle stele più tarde, anche dove le figure sono di

tato dall'uso non totale, ma limitato, dei colori. E
di questo colorito, appunto perchè non molto resistente
e perchè cosparso su materiale, da cui poteva con
tutta facilità essere imbevuto, le traccie non sono
più visibili.

Fig. 2. — Pietre, no. 177-180 e 199.

piccole proporzioni. Per esempio, alla grande penuria
di particolari sulle stele della Certosa nn. 175 e 187,
corrisponde l'accentuazione di essi particolari sulla
stele n. 63 (Arnoaldi) ed in quelle a grossissimo
spessore n. 12 e n. 43.

L'indicazione delle particolarità, analogamente a
quello che noi possiamo scorgere in modo sì luminoso
nelle primitive opere plastiche elleniche, doveva essere
fatta mediante la policromia. Nel lavorare su docile
materiale — troppo docile, perchè per la sua estrema
facilità a disgregarsi, pel suo impasto troppo grossolano
e poco coerente, esso è refrattario alla espressione dei
minuti particolari — lo scalpellatore doveva essere aiu-

Tuttavia la stele n. 175 (fig. 00) serbava, al mo-
mento della sua scoperta, distinguibile chiaramente in
parte il suo primitivo colorito rosso, che non solo rico-
priva oggetti e figure espresse a rilievo, ma serviva
anche ad esprimere la forma di un alberello, quella di
una figura umana al di sopra del cavallo scalpellato.

L'uso della policromia dovette andare via via
scemando, mentre lo scalpello, meglio addestrato, dei
lavoratori di pietre funebri, poteva da solo, senza il
facile aiuto del colore, esprimere le varie particola-
rità delle figure rappresentate.

Nondimeno, l'assenza che spesso si nota nel ren-
dimento dei cocchi dei defunti, delle briglie che il
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