Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

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croma

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conservate tutte le fibre cementate dall'ossido di ferro,
e di un rivestimento parimente rigido, esterno, di
ferro ; ha quattro bracci, o cornicula, ciascuno dei quali,
lungo m. 0,46, è, in quanto alla pianta, rettangolare
nel primo tratto (m. 0,055 X 0,150), a tronco di pira-
mide leggermente rastremata (m. 0,035-0,025) nel tratto
rimanente ; ed è, in quanto alla grossezza, rastremato
da m. 0,025, nel tratto a contorno rettangolare, e da
m. 0,022 a m. 0,018 nel tratto rimanente a tronco di pi-
ramide. Mentre nulla affatto si osserva nell'una faccia
della groma (faccia superiore), al centro dell'altra faccia
(inferiore) vedesi, originariamente fissatovi con quattro
chiodetti (uno per ogni braccio), ed ora saldamente
ivi trattenuto dall'ossido di ferro, il bronzo seguente.

H: Cilindro d'innesto (fig. 11, H ; cfr. fig. 2, H).
È un piccolo bronzo consistente di un cilindro cavo
di m. 0,023 di diam., sorgente dal mezzo di una base
circolare, grossa m. 0,005 e di m. 0,075 di diametro.
Del cilindro, il quale si profonda nella grossezza della
groma occupandone il centro, nulla si vede in prospet-
tiva nelle figure citate ; per la base circolare, più che
le figure indicate è sommamente utile, per la strettis-
sima identità, uno sguardo al centro della groma del
rilievo Eporediese (fig. 1), dove per la medesima de-
stinazione e per lo stesso impiego notasi scolpita la
medesima base circolare che doveva avere anch'essa
il suo foro centrale. Questo cilindro d'innesto, molto
simile al pezzo a del bronzo C, e per la forma e per la
destinazione (fig. 7, a), si è trovato pieno diossido di
ferro schiumoso, friabilissimo, privo di nucleo centrale
consistente, il quale, avendo formato delle concrezioni
sulla parete interna, ne restringe alquanto la luce, per
modo che oggi il cilindro d'innesto riesce ad inserirsi solo
fino a mezza sua profondità sul cilindro pieno, termi-
naie, I), del rostro sporgente, e non più per tutta la sua
profondità, come non può esservi dubbio che avvenisse
in origine, specie per la testimonianza che ce ne offre
il rilievo Eporediese.

Da un attento esame della groma, risulta accertato
(tenuto conto dell'ingrossamento dovuto all'ossida-
zione completa del ferro) che la lamina impiegata nella
sua costruzione, misurante ora almeno m. 0,002 di
spessore, dovette essere in origine spessa circa m. 0,001 ;
e risulta altrettanto chiaramente che, per costruire una
groma, si seguiva questo procedimento :

1°) Prima cura era quella di preparare, intaglian-
dole da due lamine continue, due croci di lamina di ferro,
dai contorni esattamente combacianti, e dalle propor-
zioni, sagome e rastremazioni riprodotte dalla fig. 11.
Di tali due croci, mentre l'ima restava integra per di-
ventare la faccia superiore della groma, salvo un'ipo-
tesi che più appresso avrò agio di esporre, l'altra veniva
al centro forata, e per un diam. di m. 0,030 circa ('),
per dare posto al cilindro d'innesto, H, or ora descritto.

2°) Adibendo poi due regoli di legno a fibra longi-
tudinale, che si facevano, mercè reciproca riduzione
del loro segmento centrale, incastrare a perfetto angolo
retto l'uno sull'altro, e posare sullo stesso piano, si
costruiva una croce di legno da adattarsi ed inscriversi
perfettamente fra le due croci di ferro, con queste due
avvertenze : a) in quanto alla larghezza, e lungo tutto
il suo profilo, la croce di legno doveva oftrire un mar-
gine libero di circa m. 0.001 di spessore, per dar posto
ad un listello di lamina di ferro, destinato a congiun-
gere, quale costa, l'una con l'altra croce di ferro ; b) in
quanto alla grossezza, e dalla base al vertice di cia-
scun comiculum, la croce di legno doveva avere una
rastremazione di m. 0,009 condottavi dal lato di una
faccia sola (inferiore), mentre l'altra faccia (superiore),
dovendo formare un piano perfettamente orizzontale,
non può muoversi dubbio che restasse intatta.

3°) Inserita la croce di legno fra le due di ferro,
e (issatavela mercè chiodi (se non, meglio, viti , prov-
vedevasi a mettere a posto il listello di ferro, oppor-
tunamente ridotto nel suo sviluppo longitudinale,
lungo tutta la costa, adibendo anche qui, per l'ade-
renza del legno al ferro, dei chiodi o delle piccole vit'.
È presumibile che almeno in alcuni tratti, prestabiliti
come capisaldi di commessura, si usassero delle sal-
dature, quantunque nell'esemplare pompeiano non
se ne veda traccia, come del resto non vi si distin-
guono nemmeno capocchie di viti o di chiodi, del
cui impiego non si può certo dubitare : saldature
e chiodi, sicuramente limati con accuratezza all'esterno,
si confondono ora nella unitorme superficie dell'ossido
in cui il ferro si è decomposto. A garantire ulterior-
mente l'immobilità dei quattro bracci della groma,
e la loro posizione reciproca, ogni angolo interno, fra

(l) Vedi oltre, a pag. 48.
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