Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

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VASI FIGURATI C'OX RIFLESSI DELLA PITTURA DI l'ARRASIO

57'2

pone Midia tra il 439 e il 420, il Furtwàngler (*) lo
abbassa ancora di un ventennio ; il Nicole e lo Hauser (2)

10 fanno discendere ancora ai primi anni del sec. IV.
Due dotti italiani, specialisti dello studio delle ce-
ramiche greche, il Pellegrini (3) e il Ducati (4), accedono
in linea, generale all'opinione del Furtwaengler e riten-
gono che Midia. vada riferito agli ultimi due decenni
del sec. av. Cr. Il Ducati più precisamente ritiene che
la produzione midiaca vada collocata, per quanto con-
cerne gli esemplari migliori, nel sec. V e, per quanto
appartiene allo scadimento dell'indirizzo medesimo, nei
primi decenni del sec. IV. Nel resto del sec. IV questi
studiosi dispongono la ceramica seriore, ponendo i vasi
di Kerc tra il 360 e il 330 e quelli di Alessandria tra

11 330 e il 300 av. Cr.

Questa cronologia è poggiata principalmente su
considerazioni stratigrafiche, che mentre ci attestano
con ogni sicurezza, il limite inferiore del gruppo di Ales-
sandria (5), permettono anche di stabilire altri dati
intermedii : il più alto limite cronologico della serie è
stabilito tenendo conto del fatto ch'essa ci appare nelle
necropoli di Cipro, ove l'importazione di ceramica at-
tica sembra verosimile coincida col regno ellenizzante
di Evagora I (411 -473 av. Cr.). Tutta la serie di Kerc,
che rappresenta una rinascita della ceramografia at-
tica, essendo posteriore allo stile midiaco, questo deve
riferirsi allo scorcio del secolo V ed al principio del IV;
nè diversa deve essere pertanto — se mai, un po' più
recente — quella del nostro gruppo.

Mi sembra prudente non pervenire a più precise
determinazioni, le quali, in vista della varietà tutta sog-
gettiva delle ipotesi basilari, possono — direi meglio,
devono — lasciare perplessi e scettici.

(!) Griechisehe Vasennuderei, testo, tavv. 8, 9 e 59.

(2) Nicole, Meidias et le stale fleury dans la céramique at-
iique, in Mémoir. de l'Instit. nation. génevois, voi. XX, Ginevra,
L908, p. 122 segg.; cfr. la recensione, a questo libro, dello
Hauser, in Berliner philol. Wochenschrift, 1908, p, 1478.

(*) Sui vasi greci dipinti delle necropoli felsinee, in Atti e
memorie della Deputazione di storia patria per la Romagna,
voi. XX, 1907, p. 11 (estr.).

(*) / vasi dipinti nello stile del ceramista Midia, in Memorie
della li. Accad. dei Lincei, classe di se. mor., ser. V, voi. XIV,
pag. 130 segg. ; Sulla cronologia dell'idria di Midia e dei vasi
affini, in Rend. dei Lincei, 1914; Saggio di studio sulla ceramica
attica figurata del sec. iv av. Cr., in Mem. cit, voi. XV, p. 322
segg. Cfr.anche, sulla questione, Paribeni, in Ausonia V, 1911,
pag. 50.

(*) Ducati, Ceramica del iv sec, pag. 117.

*
* *

Concordano con questi risultati cronologici gli ele-
menti che possono trarsi dal raffronto con motivi pla-
stici, raffronti dei quali non deve abusarsi, ma che
contenuti entro giusti limiti, sono argomento di note-
voli ammaestramenti.

Nella figura efebica di Néottolemo nel vaso di Fi-
lottete troviamo quel motivo del piede incrociato che
nella statuaria fu preparato da Lisippo, ma raggiunto
dopo di lui in quel Satiro col doppio flauto (*) che tanto
richiama la fanciulla d'Anzio, e divenne frequente in
età ellenistica. Troviamo del pari nella figura del nostro
vaso quella rotondità del fianco, come riflesso del mo-
vimento d'appoggio, introdotta parimenti da Lisippo
ed esagerata nell'ulteriore svolgimento ellenistico dei
tipi di questo scultore. La pittura precede, com'è risa-
puto, la plastica nell'adozione dei nuovi motivi ; ma è
assai vicina al rilievo, che rappresenta un più vicino
termine della statuaria. E il rilievo appunto al principio
del IV secolo ci fornisce già gli esempi di questo motivo
del piede incrociato col rigonfiamento corrispondente
del fianco, come può vedersi nella celebre edicola del-
l'Ilisso (2), e in qualche altro monumento funerario
di Atene (3). La gamba di puntello è rappresentata, nel
nostro vaso, di profilo e quella in azione di prospetto,
toccando il suolo colla punta delle dita. È un motivo
che il Winter ha rilevato come nuovo e caratteristico
della pittura vascolare attica della seconda fase
rossa (4).

L'Atena, che appare nei due vasi, conserva, indubbie
reminiscenze della Parthenos fidiaca e nella rigida
veste e nell'alto elmo col molteplice cimiero : ma quello
che in essa è più caratteristico, il gesto oratorio e l'in-
clinazione benevola del capo, sono — a parte lo scudo
costantemente imbracciato — elementi estranei alla
Parthenos. L'inclinazione del capo, che già ci appare
nello spirituale rilievo dell'Atena « pensierosa » ci
richiama in periodo più vicino ai nostri vasi, alla co-
sidetta Lemnia del Furtwàngler (5) e meglio ancora alla
notissima Atena Farnese-Àlbani del Museo di Napoli,

I1) Furtwàngler, Maisterpieees, p. 330 nota 4.

(2) Conze, Attisehe Grabreliefs, n. 1055, tav. CCXI

(3J Id., n. 240, tav. LX etc .

(*) Winter, Die jUngeren atlisehen Vasen, cit., p. 8 seg.

(6) Maslerpieces, fig. 4 segg., tav. I.
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