Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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DIEGO SANT'AMBROGIO

Quanto poi all'intravedersi sotto le traccie delle figure ducali l'intonaco generale delle
pitture, già notammo che fu appunto per includere quelle persone nel dipinto che vennero
più tardi, ad opera presumibilmente di Bernardino I)e Rossi, aggiunte le due triadi di frati e
monache domenicane, sul cui fresco intonaco poterono poi essere dipinte ad olio, previo l'assotti-
gliamento cogli alambicchi, i ritratti di Lodovico il Moro e Beatrice d'Este coi figli loro.

Che se, ad ogni modo, si dovesse escludere l'intervento del da Yinci in quelle due figure
genuflesse pel motivo addotto che « vedesi nei panneggiamenti impiegato l'oro puro col
mordente contro il sistema di Leonardo, il quale voleva invece che l'oro s'imitasse, come
ogni altra cosa, coi colori », non sarebbe in tal caso a Donato da Montorfano che andreb-
bero assegnate quelle pitture aggiunte all'originario dipinto, ma sibbene allo stesso Bernar-
dino De Rossi che di dorature col mordente fece uso largamente nelle pitture della cappella
di Teodote nel seminario di Pavia, con un sistema speciale d'intonaco e colorito, massime
nei dipinti della vòlta che molto si avvicina a quello stesso di Leonardo.

E notisi che, a suffragare maggiormente tale presunzione, starebbe il fatto che le figure
genuflesse del duca e della duchessa, e più quelle dei figli loro avvolti tuttora in fascie, ma
coi ginocchi piegati, si avvicinano in ogni particolare a quelle che dipinse altro insigne ar-
tefice pavese, il Bernardino De Conti, con cui il De Rossi deve aver operato insieme, nella
celebre pala proveniente da Sant'Ambrogio ad Nemus ed ora nella Pinacoteca della Brai-
dense, già ascritta in passato a Bernardo Zenale.

Senoncliè, quando si rifletta che mentre si comprende benissimo come il duca, coli'avve-
nuta morte nel 1497 dell'amata consorte, desiderando eternare, come aveva fatto col marmo,
nella sala stessa del Cenacolo l'immagine sua e di Beatrice, ad altro artista non poteva
rivolgersi che allo stesso Leonardo, il cui Cenacolo, allora appena appena ultimato, aveva
riempito gli animi di tutti di meraviglia, — riescirebbe meno spiegabile la cosa pel De Rossi
o pel Montorfano, e l'egual modo di dipingere usato da Leonardo nel Cenacolo e ripetuto
per quelle due figure ne conferma sempre più in tale avviso, pur lasciando al De Rossi,
dai fatti raffronti, la preparazione del dipinto coll'aggiunta dei monaci domenicani.

L'opera del De Rossi in queste sale del Cenacolo emergeva del resto da sè, oltreché in
quelle figure aggiunte, nei festoni ornamentali con quel sapore di Rinascimento che era
ignoto affatto al Montorfano e nei medaglioni ornamentali del fregio, tanto analoghi a quelli
delle Grazie.

Dell'epoca medesima dei dipinti del De Rossi nella sala del Cenacolo, e così del 1497,
ravviseremmo pure la porta a sesto acuto con architrave e con modanature di terracotta,
già murata e di recente aperta e restaurata, la quale metteva dal chiostro nella sala del
Cenacolo.

Il padre Domenico Pino, nella sua storia del Cenacolo, del 1796, combattendo l'opinione
che fosse quella originariamente la porta principale d'accesso al Cenacolo — giacche fin dal
1503 consta avesse fatto eseguire il padre priore Silvestro da Pierio un lavatoio presso la
porta principale già a quei tempi esistente lateralmente sotto il dipinto stesso del Cenacolo
e che fu poi sgraziatamente aperta nel mezzo della parete e ingrandita nel 1652 con detur-
pazione del celebre dipinto leonardesco, — accenna come le pitture che adornano quella
porticina a sesto acuto sieno più antiche forse di quelle stesse di Leonardo.

Tale giudizio non può però venir accettato dall'esame della bella pittura a fresco della
Tergine che tiene a sè presso ritto in piedi il divino infante, giacche quel dipinto non si
appalesa anteriore, ma dell'epoca stessa delle pitture state eseguite da Bernardino De Rossi
nella sala del Cenacolo, e che, da quanto puossi giudicare, si estendevano altresì ai meda-
glioni ed alle pitture ornamentali del chiostro maggiore attiguo al Cenacolo.

Hanno infatti le caratteristiche dei rosoni con santi del piedicroce delle Grazie e della
sala del Cenacolo anche i medaglioni che s'intravedono oggidì trasparire dalle ripetute im-
biancature di calce, e più specialmente gli affreschi intorno alla porta a sesto acuto colle
vicine due finestre bifore dell'antica sala del Capitolo.
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