Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

Seite: 277
DOI Heft: 10.11588/diglit.19207.25
DOI Artikel: 10.11588/diglit.19207.31
DOI Seite: 10.11588/diglit.19207#0286
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1895/0286
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
MATTEO SANMICHELI SCULTORE E ARCHITETTO CINQUECENTISTA

277

così salda era la convinzione che la sua patria fosse Verona, che la parola « Mediolanensis »
venne spiegata col l'ipotesi di un lungo soggiorno a Milano.

Appare dalla riferita iscrizione che Matteo discendeva da famiglia patrizia, sebben non
sia espresso se della nativa Porlezza oppur di Verona. Non conoscendo io i nomi dei casati
nobili di Porlezza in quel tempo, non mi è dato il verificare se fra essi vi fosse quello dei
Sanmicheli. Mi sembra tuttavia molto più probabile che il patriziato, al quale Matteo si van-
tava di appartenere, fosse quello di Verona, nella qual città è provato che vi era una famiglia
nobile del nome di Sanmicheli o da San Michele.

Antonio Torresani, erudito scrittore delle illustri genealogie veronesi,1 dopo aver notato
che «patriciam dignitatem obtinuit Bartholomaeus scapizator2 de Sancto Micliaele anno 1408»,
venendo a ragionare dell'architetto Michele Sanmicheli, confessa schiettamente: « liuius
quidem genus ignoro», ed osserva soltanto che la tomba sua e dei suoi presso i Carmeli-
tani in Verona è ornata delle insegne gentilizie. Eguale dubbiosità mostrò Antonio Carto-
lari nei suoi Cenni sopra varie famiglie illustri veronesi;3 e per ultimo il Bertoldi4 di-
chiarò di non essere stato più fortunato di quei due accurati ricercatori di memorie veronesi.

Ma nell'anzidetta lapide, al disopra dell'iscrizione havvi uno scudetto con l'arme: alla
foglia di sega, abbassata e posta in banda; accompagnata, in capo da una chiesa, in punta
da un giglio. Ebbene, perfettamente identico a questo ò lo stemma che si vede sulla tomba
di Michele e di altri Sanmicheli in San Tommaso a Verona. Il che è un grande argomento
per dimostrare che tutti i Sanmicheli discendono da quel «Bartholomeus scapizator» che
nel 1408 fu ammesso a far parte del Nobile Consiglio di Verona. 5

III.

Un problema importante è chi sia stato il maestro di Matteo sì nell'arte dello scalpello
che in quella della sesta, oppure, se tal cosa sembrasse troppo ardua a potersi determinare,
in qual regione egli abbia trascorso la gioventù e si sia formato lo stile.

Il Promis 6 fu sinora l'unico ad emettere un'opinione in proposito: «Avvegnaché mae-
stro Matteo fosse veronese,7 pure non apprese l'arte in patria, ma sì in Venezia ed alla
scuola, cred'io, de'figli di Pietro Lombardo, Tullio, Giulio ed Antonio, che di tante e così
eccellenti fabbriche reser frequente quella città». Ed osservando che le parti dell'architet-
tura nelle quali più chiaramente si ravvisa l'influenza della scuola sono certamente le sa-
gome e gli ornamenti loro, egli tra le veneziane fabbriche de'Lombardi prese a paragone
quella di Santa Maria dei Miracoli, che Pietro alzava sullo scorcio del Quattrocento, e notò
che in essa l'ordine inferiore ha risaltato basamento e trabeazione tanto simili a quelli usati
dal Sanmicheli in un edificio da lui eseguito in Torino, che il cornicione precipuamente ne
si può dir ripetuto, e identici nei due monumenti sono i dentelli che impostano sul fregio,
identici i baccelli del gocciolatoio, e comune l'uso peculiare dei Lombardi di far grandi
mezz'ovoli e di rivestirli di tre andari di squame.

Che Matteo Sanmicheli sia stato scolare dei Lombardi mi sembra non solo possibile,
ma probabilissimo. Oltre alle analogie osservate dal Promis, il sistema di policromia, abi-
tuale ai Lombardi, d'inserire alternativamente dischi e quadrelli di marmi rosso e verde

1 Elogiorum historicorum nóbilium Veronae propagi-
natìi, Sectio I, pag. 325. Manoscritto autografo del 1656
conservato nella Biblioteca Comunale di Verona.

2 « Scapizator» significa venditore di panni o di tele
al taglio.

3 Verona, 1847, pag. 62.

1 Op. cit., pag. xi.

5 Nei documenti da me trovati, una sola volta Matteo
e qualificato nobile, cioè in un atto del 2 settembre 1526,
rogato in Casale da Gr. B. De Maria, presente, fra gli
altri testi, « nobili magistro Mathia de Sancto Micliaele ».

6 Op. cit., pag. 65.

7 Noi già sappiamo che veronese non era.
loading ...