Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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nino e tommaso pisano

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fuori sopra quattro capitelli belli e ben lavorati, e tutto aggrappato di ferro che lo sostene-
vano in aria; e stava in mezzo di nostra chiesa, a man1 manca, per entrare per la porta
maggiore, e, per lo scompartimento degli altari fatto di molti anni adreto da' nostri antichi,
veniva a essere ai tempi nostri fra l'altare di San Vincenzo e San Tommaso. Ma per l'in-
cendio detto restò tutto concotto, che cascavano pezzi che bisognò levarlo e gettarlo a terra
per darli altro luogho, come si dice in questi, a carte 23 tergo; per la qual cosa può ciascuno
venire a cognitione della sua grandezza e bella macchina e ricca che era. E si aggiunge
di più, che aprendosi la cassa, si trovarono tutte le sue ossa stitulate et in polvere ridotte
drento del piviale nel quale fu involto il suo corpo, e pareva che nuovo tanto che era sodo ».1

Nel 1793 vedevasi sempre presso la porta della sagrestia, senonchè nel 1812 era già stato
trasferito al sinistro lato della porta maggiore della chiesa, ove pure al presente si trova.

L'altro monumento, che Nino lavorò per il doge Dell'Agnello, onde apparecchiargli il
sepolcro, e che fu posto, come scrive il Bonaini, all'esterno della chiesa di San Francesco
presso alla porta per la quale andavasi al primo chiostro, oggi più non esiste; e può vedersi,
molto infelicemente riprodotto, in una veduta della piazza incisa dal Polloni nelle sue Ve-
dute di Pisa, o in un'altra incisione in legno, del 1783, fatta da Ferdinando Fambrini,
pisano, e pubblicata insieme con altre della Città.

Y.

Illustrate così le diverse opere di scultura dell'artista pisano, sarebbe necessario, ove i
documenti ce lo permettessero, di valutarne anche l'importanza come orefice; ma nulla di
autentico rimane di lui, e se il restauro di una tromba del Comune attesta la modestia degli
artefici di quei tempi, i quali nulla ricusavano pur che si trattasse di lavorare, l'altare del
Duomo avrebbe potuto meglio confermarne il valore anche in quest'altro importantissimo
ramo dell'arte. Ma dagli eruditi si vuole di Nino il magnifico sigillo pisano della collezione
Supino. Scrive il conte Passerini nella sua monografìa intorno ai sigilli del Comune di Pisa
che « il bellissimo bronzo portante la Tergine seduta in trono col Figlio assiso sulla coscia

sinistra, col verso alessandrino in giro: yirginis : ancilla : sum : pisa : quieta : sub illa :

è di squisito lavoro, ed esiste in Pisa nella preziosa collezione di oggetti antichi messa
insieme dal cavaliere Moisè Supino.... ». « E se tutta debbo esporre la mia opinione, su quel
sigillo, dirò che parmi di riconoscere in esso la bella maniera che fece tanto onore a Niccolò
Pisano ed alla sua scuola, e più specialmente quella di Nino, per il raffronto del tipo e della
corona posta in capo alla Vergine in alcune delle sue statue».2

A queste brevi parole aggiungiamo la riproduzione della pregevole opera d'arte e la
descrizione più particolareggiata, che ci piace togliere dal catalogo compilato dal nostro
compianto genitore, così benemerito della conservazione delle opere d'arte della città nostra.

« N. 3. Magnifico sigillo, il più bello di questa raccolta, avente nel centro la Madonna
col Figlio sedenti in ricco trono turrito, ed attorno la leggenda: yirginis : ancilla : sum :
pisa : quieta : sub illa. Eguale verso leggevasi attorno alla base di una figura in marmo
simboleggiata per la città di Pisa scolpita da Giovanni Pisano, la quale vedevasi sopra la
porta del Duomo che è dirimpetto al campanile, secondo ci attesta il Vasari. Nel punto ove
parte la leggenda sta una piccola croce, siccome in tutti gli altri, ma questa è fiancheggiata
da due ramoscelli di gramigna fiorita, alludenti al popolo pisano. Il gambo di gotica forma
ed analogo per solidità al resto della mole, porta nella sua base alcuni merli come per sim-
bolo della città murata alla quale appartiene. Il diametro di questo sigillo è di millimetri 73,

1 Arch. del Capitolo. Sepoltuario (lolla chiesa di Santa
Caterina, ms., c. 40'.

2 J sigilli del Comune di Pisa. Illustrazione del conte

Luigi Passerini pubblicata con note ed aggiunte da Moisè
Supino. Pisa, Nistri, 1878, pag. 17 e seguenti.
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