Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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IGINO BENVENUTO SUPINO

spazio che è tra questo altare (Albata) e l'antecedente (Mastiani — nella chiesa di San Fran-
cesco —), si vede una bella e divota Pietà di marmo con l'armi de i Gherardesclii e Upezinghi.
La fece fare Gaddo di Cieri Upezinghi in memoria della pace seguita fra quelle due fami-
glie e del matrimonio con tale occasione fra esso e Giovanna del conte Arrigo della Ghe-
rardesca, ed egli stesso vi si fece effigiare con la consorte».1

Il marmo ove son rappresentati i due sposi si trova ora al Camposanto; la mezza figura
di Cristo è nella chiesa di Santa Cecilia, a destra dell'aitar maggiore; e mentre riconosciamo
sicuramente nel primo un dimenticato lavoro di Tommaso Pisano, non potremmo dir lo
stesso pel Cristo finamente scolpito e così pieno di sentimento e di intensa espressione che
poche altre opere di scultura possono stargli a paragone.

Sopra il muricciolo di Camposanto, sotto l'affresco di Antonio Yeneziano, ove son rap-
presentati i miracoli di San Panieri, è il bassorilievo rappresentante i due sposi delle fami-
glie Upezinghi e Donoratico. Sopra un fondo ornato con due rosoni e posto entro a due for-
melle quadrilobate, sono scolpite le due figure, a destra Gaddo, genuflesso con le mani al
petto e la spada al fianco, a sinistra Giovanna Gherardesca nello stesso atteggiamento; e nel
punto dove le due formelle s'intersecano, nello spazio rimasto vuoto, sono scolpiti gli stemmi
delle due famiglie, superiormente quello Upezinghi, in basso quello de' Donoratico. La struttura
delle estremità, la maniera con la quale son trattate le varie parti della testa, il modo di render
le pieghe ci dimostrano la mano di Tommaso che, in questo lavoro, il quale doveva riprodurre
l'effigie di due personaggi viventi, si è portato meglio che nell'altare lavorato per la medesima
chiesa, essendo le figure non prive di carattere e di sentimento, sebbene si dimostri anche in
queste quanto l'artista fosse debole esecutore e poco studioso nel riprodurre con verità le
forme, sempre troppo grossolanamente interpretate e rese; mentre le qualità di orafo si pale-
sano chiarissime nelle foglie del fondo sbalzate, sapientemente mosse e con abilità artistica
non comune condotte. Ma non potremmo, come abbiam detto, dare a lui la mezza figura del
Cristo, un tempo sopra il bassorilievo ove sono rappresentati i due sposi. Socchiusi gli occhi,
leggermente aperta la bocca, da cui si mostrano i denti piccoli ed eguali, inclinata sul-
l'omero destro la testa, il volto assume tale una espressione di dolorosa pietà e di così vivo
sentimento, che non è dato facilmente riscontrare in altri lavori della Scuola pisana. Il nudo
sapientemente inteso, le braccia abilmente modellate, le mani studiate e corrette, tutta la
scultura insomma ci ricorda siffattamente la maniera di Nino, che noi crediamo debba il
lavoro a lui solo effettivamente attribuirsi.

A Tommaso Pisano il Grassi assegna il monumento de' Gherardesca in Camposanto.
Scrive egli infatti, che «il grandioso mausoleo, che qui si vede, sorretto da quattro inta-
gliate mensole, racchiude le ceneri del conte Bonifazio delia Gherardesca denominato il
Vecchio, del conte Gherardo suo figlio, e del conte Bonifazio Novello, rispettivo nipote e
figlio; i quali due ultimi furono Signori di Pisa. Dalla iscrizione quivi annessa risulta che
il primo morì nell'anno 1313 e il secondo nel 1321: il terzo non volle alcuna ricordanza;
ma abbiamo per certo ch'egli morì nel 1341. La memoria di questi tre individui della fami-
glia de' Donoratico fu ed è sommamente cara ai Pisani, per le ampie beneficenze da essi ope-
rate in favore della patria. Questo monumento esisteva un tempo nella chiesa di San Fran-
cesco de'Ferri di Pisa, molto più magnifico e ricco di statue di quel eh'è al presente;
ma per salvarlo dal deperimento che lo minacciava dopo la soppressione di quel convento,
ora ripristinato, l'illustre rampollo di sì potente antica famiglia pisana, il conte Guido della
Gherardesca, domiciliato in Firenze, pensò laudevolmente di farlo trasportare in questo insigne
museo di antichità. Egli è tutto composto di candidi marmi, con mezze figure scolpite a
bassorilievo sul davanti dell'ampio cassone, rappresentanti la Madonna, Gesù Cristo e vari
Apostoli. Nell'orlo superiore è sculto in caratteri gotici: Sancta Dei Genitrix ora filium tuum

1 Àrch. del Capitolo, filza 9.
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