Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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GIULIO CAROTTI

dipinti sui piloni interni e che nel secolo scorso, essendosi modificato l'aspetto interno della
chiesa e rivestiti i piloni, vi rimanessero nascosti, ma vi fossero però stati rispettati ed anzi
protetti da assiti avviluppati alla lor volta dal rivestimento, cosicché nella demolizione della
chiesa riapparvero perfettamente conservati. Un così provvido atto dimostra che se ne apprez-
zava il valore artistico, però non se ne trova menzione alcuna nelle antiche guide di Milano,
neppure nel Torre.

Il 1° di questi affreschi rappresenta San Giov. Battista in atto di predicare; nel fondo di paese
si discerne, in piccole figure, lo stesso Precursore che battezza il Rendentore in riva al Giordano.

Il 2°, San Francesco che riceve le stimmate; pittura per così dire ieratica, per la com-
posizione che ricorda quella giottesca di Assisi, nella chiesa
inferiore, nella crociera di sinistra.

Il 3°, San Gioacchino (?) in turbante, con fondo di paese ;
Il 4°, Sant'Antonio di Padova sotto un arco.

Il 5°, la scena del noli me tangere, dinanzi alle mura
merlate di Gerusalemme.

Ho detto adunque che tra la tavola del San Giovanni
Battista della pala di Savona ed il primo degli affreschi
ora ricordati (fìg. 9a) corre molta analogia. Difatti, in
questo affresco il concetto della creazione pittorica è lo
stesso, la figura nel suo assieme è animata dalla stessa
espressione, ed identica pure è la forma generale del per-
sonaggio; il partito delle pieghe del manto in alcuni punti
è però più cartaceo di quanto di solito trovasi nei pan-
neggiamenti del Foppa. Mancano prove sufficienti per
attribuirlo senz'altro al nostro maestro, ma ben possiamo
classificarlo come opera della sua scuola e persino della
sua bottega.

Credo pure della stessa mano del San Giovanni il 2° af-
fresco rappresentante San Francesco che riceve le stimmate;
il 4° affresco del Sant'Antonio di Padova, per il disegno
della testa e la sua modellazione, per il disegno dei piedi
mi sembra davvero opera dello stesso Foppa. L'arco, i
rosoni dell'imbotte, le medaglie nei triangoli mistilinei, la
decorazione policroma dei pilastri sono vere caratteristiche sue, e ricordano l'arco e le
medaglie della sua piccola Crocifissione datata e firmata della Galleria Carrara di Ber-
gamo (n. 154 del catalogo). Sugli altri due affreschi faccio invece delle riserve, anzi uno
(colla scena del noli me tangere) ha molti tratti che lo farebbero assegnare al Bramantino.

Ritornando alla nostra pala di Savona, passiamo all'esame della tavola centinata di
destra: rappresenta l'altro San Giovanni, l'Evangelista, ma, come la maniera e la firma
dicono chiaramente, è di un altro artista. Il Santo tiene nella destra la palma e nella sini-
stra un libro nel quale egli non legge; infatti egli guarda innanzi a sè con viso malinconico,
di poca espressione e modellato poveramente; le sue mani sono disegnate e dipinte con dili-
genza. Il fondo a paesaggio, architetture e figurine è condotto con molta finezza e con amore,
e così pure gli oggetti che ha ai suoi piedi: un libro, un calamaio, una penna ed un car-
tellino, sul quale sta scritto:

Ludovicus
Brea Niciesis
pinxit hac
parte 1490
die X augu
sti coplecta.

Fig. 10a. - Pala del Foppa.
Stemma di Giuliano della Rovere
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