Ficoroni, Francesco de'
I Tali Ed Altri Strumenti Lusorj Degli Antichi Romani — Roma, 1734 [Cicognara, 1651]

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go ITAL. ILUSORJ

che in modo speciale regnasse, savevano in bocca*
e l’invocavano con esempio assai. disdicevole a’ Cri-
fìiani, dalla bocca de’ quaìi coll occafìone. del giuoco
sentono uscird. le voci, alla fortuna, alla lòrte_j .
Stimo pertanto, che le lettere C. FI. voglian_.
dire, Casum, Forttma, Invenìat, o pure. Casitm,
Fortuna, /trveni. E’ ciò proporzionato al genio ,
che ogni giucatore fomenta daver buon tiro ; e_?
adattato alla iuperstizion de’ Gentili di chiederlo
alla Fortuna , non potendoselo esti scegliere da se
medestmi. Trovo usata una frase confìmile , che
ha molto del proverbiale , in Virg. al 3. Fata
vtam invenient, e benche il fato fosse per loro una.
serie determinata di cagioni, ed effetti non posta-
bile a mutarst, 0 schivarsi nè da’ Dei, nè dagli
Uomini ; pure in. quanto questa st manifestava loro
con accidenti non pensati 0 favorevoli, o contrarj,
dicevafì Fortuna . Anche in Salustio de Bello Ju-
gurth.. trovo k frase stessa dicendo. l’Istorico , aut
vì, aut doìis fiese casium 'vìttorice inventurum. Nè.
ripugno, se vogliano intenderst le lettere soprapo-
ste ancor così, Cafium Fortunce Jaòio ; sebbene_?
sembrami meno latina. una tai locuzione. Dicest,
TejJeras , Taìos 'jacere $ ancora jacere Fenereum ,
cioè \aBum, e 1’usa Cicerone de Divin,., ma 'jacere
cafum non lo trovo; se non debba dirst, che nel
giuoco fossero dispenlàti i Latini dal rigore della—^
tpr lingua.

Coll’occastone di tali lettere abbiam un saggio
deile foaterie, di cui formavanst i Tali; giacchè

questi
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