Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 13.1903

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IL VASO DI HAGHIA TRIADA

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libico anch'esso. È un canto strepitoso di guerra, che,
accompagnato dal tinnito del sacro sistro, suona pure
rendimento di grazie agli dei per la riportata vittoria.
Contro chi ? Non lo sappiamo ; ma possiamo tuttavia
fare qualche fondata supposizione. L'antefatto è o la
difesa di una città, oppure un combattimento navale.
All'una o all'altra cosa, come vedemmo, siamo auto-
rizzati a pensare dalla qualità delle armi; e poiché
l'idea più ovvia e naturale si è che le figure ci rap-
presentino dei Cretesi, noi possiamo bene credere che
il contenuto della scena non sia puramente ideale, ma
che, se non si riferisce a qualche fatto determinato,
sia almeno una reminiscenza di quello, che non di rado
sarà accaduto in quei paraggi. Noi sappiamo dall'epopea
quanto diffusa fosse negli antichissimi tempi la pira-
teria in tutto il bacino orientale del Mediterraneo.
Eloquente sopra tutto è il quadro, che ce ne fa Tu-
cidide, e nel quale vediamo tutti, e Greci e barbari,
dediti al mestiere del pirata, e dappertutto una con-
tinua e vicendevole ruberia. Anche i Cretesi (ne ve-
demmo un saggio in Omero) non erano certo da meno
degli altri, sebbene di fra loro appunto si dica uscito
il grande debellatore dei pirati, Minos; ma dobbiamo
pure pensare che essi stessi, alla loro volta, erano
esposti alle sorprese dei predoni, e questa certamente è
la ragione, per la quale le due più potenti città ma-
rittime dell'isola, Knossos e Phaestos, erano fondate
non proprio sulla costa, ma a qualche distanza da essa,
appunto come Tucidide ci dice che soleva essere delle
città più antiche. Più d'una volta gli abitanti di
Phaestos avranno dovuto difendersi dagli assalti di
pirati, sia combattendo dall'alto della ròcca, sia anche
dalla spiaggia o dalle loro navi; oppure essi stessi
cedendo alle seduzioni del loro mare e della moda
comune « èrqanovTO nqbi Xrjarsiar, ìjyoi\uspu)v àv-
dqùìv où rù>v àóvvaTwtÙTwv »('). Ad uno di codesti
fatti, coronato dalla vittoria, è lecito credere che al-
luda la marcia trionfale rappresentata sul vaso rin-
venuto nel palazzo, che sorgeva presso Phaestos in
vista del mare Libico. Questo bel vaso, sia che fosse,
destinato a contenere dei profumi, come per me è
probabile, sia che fosse non altro che un ornamento
della casa, come preferisce credere l'Halbherr, era
sempre un oggetto di lusso ; e perchè tale, potrebbesi

(}) Thuc, I, 5, l.

pure pensare con lui, che per ordine del principe stesso
sia stato eseguito da uno degli artisti di palazzo, per
commemorare il felice esito di un'impresa capitanata
dal principe in persona (')• In questo caso noi avremmo
qui il più antico esempio, in suolo ellenico, di una
di quelle rappresentanze figurate di contenuto storico,
di cui non pochi esempi ci fornisce l'Egitto e l'Oriente
asiatico. Ma poiché qui non abbiamo la fortuna di
essere aiutati da un' iscrizione, resta sempre la pos-
sibilità che si tratti di una rappresentanza gene-
rica, anziché di un fatto determinato. Tuttavia anche
così il vaso di H. Triada è un documento storico ed
artistico di somma importanza.

Anche il combattimento sotto le mura di una città,
che è imaginato sul celebre frammento di vaso argenteo
di Micene, e le due file di guerrieri dipinti sul noto
vaso fìttile della medesima provenienza, furono da al-
cuni riferiti a qualche fatto simile (2) ; oltre a ciò le
pugne navali espresse sopra alcuni vasi del Dipylon
sono state interpretate altresì in rapporto colla pira-
teria (3). Ma per quelle due prime rappresentanze la
spiegazione è troppo incerta, e questi altri vasi spet-
tano ad un periodo cronologico assai più recente;
laddove il nostro ci offre un'imagine assai più viva e
parlante dei costumi di quei tempi lontanissimi.

A questa conclusione ci conduce l'abilità dell'ar-
tista, il quale, nonostante le imperfezioni dello stile,
ha saputo imprimere tale un carattere di verità così
all'insieme della composizione, come alle singole figure,
che il vaso cretese è finora unico e davvero sorpren-

(1) Halblierr, p. 20.

(2) Reichel, o. e, p. 164 seg., nega trattarsi, nel vaso ar-
genteo, dell'assedio di una città e crede invece ad una sortita
dei cittadini per respingere uno sbarco di pirati. L'altra opinione
relativa al vaso dei guerrieri e di W. Max Miiller, Asien und
Europa, p. 378: i guerrieri con elmo cornuto sarebbero i pirati
(Sardi?), che portano via il bottino, rappresentato dalla borsa
legata alla lancia e dalla donna die li segue gemendo ; i com-
battenti dell'altra fila sarebbero i Greci, die da quelli si difen-
dono. L'opinione più accreditata ò che i primi siano semplice-
mente dei soldati in partenza.

(3) Vedi Helbig, Les vases du Dipylon et les naucraries,
in Mémoires de VAcad. des inscr. et. b. I. XXXVI, 1898 e le
opinioni ivi citate (p. 399= 15 dell'estratto) di Wilamowitz,
liriickner e Pernice. Le navi rappresentate sarebbero quelle
fornite dalle naucrarie a difesa delle coste dell'Attica infestate
dai pirati. Si noti che talvolta ambedue le forze avversarie
combattono sulle navi, talvolta invece gli uni sulle navi, gli
altri da terra.
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