Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 13.1903

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TOMBE GRECHE ARCAICHE ECC.

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Del tutto greco è il costume di avvolgere le ce-
neri del morto, e talvolta l'ossuario che le conteneva,
in un fine drappo, per lo più di porpora. Mi basti
qui ricordare oltre il notissimo passo dei funerali di
Ettore, i non pochi esempi apparsi nelle necropoli
della Grecia stessa e della Sicilia (1). Lo stesso uso
si trova in Etruria, e sotto questo riguardo è parti-
colarmente istruttivo, per lo studio degli intimi rap-
porti che collegano le antichità greche di questo pe-
riodo, e specialmente le nostre cumane, con l'Etruria,
il caso affatto analogo riscontrato nella tomba del
Duce di Vetulonia (2), in cui ritorna altresì la parti-
colarità singolarissima dello strato di sughero posto
dentro i grandi bacini di bronzo per proteggere mag-
giormente e tenere fermi gli oggetti collocati dentro
di essi (3).

All' uso greco non disconviene altresì la pratica di
gettare parte degli oggetti del corredo e più special-
mente i vasi serviti alle libazioni ed al banchetto fune-
bre (jtsQCdemvov) fuori del sepolcro, come all' ombra
del medesimo (4) ; non che quella di rompere intenzio-
nalmente parte di essi (5).

- E per la Grecia parimenti non è strano il costume
di tappezzare il fondo della fossa, o quello della cassa
mortuaria, con un letto di erbe o di foglie campestri,
quale adoperavasi altresì talvolta nelle scene di tiqó-
Srfiiq (6). L'Attica specialmente ci ha conservato, al
Dipylon e altrove, le tracce di questo costume, che ap-
pare esteso anche alle tombe a cremazione. L'origanos,

(') Per es. al Dipylon (IlQaxvixa, 1884, p. 20; Ath. Mitth.,
1893, p. 185), ad Aixone (Boss, Arch. Aufs., I, p. 24), a Sira-
cusa e Gela {Notizie 1895, p. 112), ecc.

(2) Falchi, Vetul, p. 151; Milani, Mus. Top., p. 29.

(3) V. Falchi, Vetul, pp. 118 e 129.

(4) Cito per es. i seguenti casi osservati a Samo (Boehlau,
Aus ion. u. ital. Nekrop., pp. 23-24: spessissimo, anfore di
terracotta), a Myrina (Pottier-Beinach, Nécr. de M., p. 101 e
B. G. IL, 1882, p. 405: anfore liscie sul genere di |quelle di
Cnido e di Podi), a Panticapeo (Compte rendu, 1861, p. VI),
a Tanagra (Gaz. des B. A., 1875, p. 340; Haussouillier, Quo-
modo ecc., p. 79), al Dipylon (Ath. Mitth., 1893, p. 189), ad
Eretria (ivi), a Siracusa (Notizie 1893, p. 450), a Megara
Hyblaea (Mon. aut., I, p. 776), a Marsiglia (Boehlau, Aus ion..
u. ital. Nekrop, p. 24), ecc.

(5) Per es. a Myrina (Pottier-Reinach, Nécr. de M., p. 102),
ad Aegae (B. G. IL, 1891,p.217), a Megara Hyblaea (Mon. ant.,\,
p. 776), ecc.

(6) Cf. oltre il noto passo di Aristofane, Eccles. 1030, le
rappresentazioni di molti vasi figurati, dove rami d'albero fio-
riti rappresentano una parte principale in molte scene d'espo-
sizione del cadavere.

i pampini d'uva, l'ulivo erano le materie quivi di solito
adoperate, in luogo delle felci trovate a Cuma (').

Più difficile a spiegare con le comuni conoscenze
greche è la presenza nella tomba cumana dei vasi
e degli altri oggetti di metallo che vi si raccolsero
in numero così considerevole ; oggetti, che per l'in-
tima natura dell'arte loro, si discostano, per esempio,
completamente da quelli apparsi nelle due tombe a
inumazione, e trovano per converso il loro più stretto
riscontro nel materiale delle tombe etnische e laziali
dell' epoca e del genere già da noi ricordati di sopra.

Donde tali oggetti provengono? Quale o quali
sono i popoli che li producevano ? Son queste altrettante
questioni, la cui soluzione importa quella di problemi
importantissimi inerenti alla storia della civiltà italo-
greca del periodo protoclassico.

A me pare inamissibile pensare in blocco per le
oreficerie, per i bronzi e per i ferri raccolti nella tomba,
ad officine stabilite a Cuma stessa, come si è fatto
per 1' anfora fittile fig. 42, perchè, data la tecnica sin-
golarmente perfetta di quegli oggetti, alla stessa ori-
gine si dovrebbero ascrivere buona parte di quelli che
si rinvengono in così gran numero negli strati con-
temporanei dell' Etruria e del Lazio, mentre è del tutto
inverosimile che in un' epoca così remota, quando la
colonia cumana era appena al suo nascere, potesse
ella avere un tale grado di potenzialità produttiva e
di sviluppo commerciale.

D' altra parte, per le ragioni già dette di sopra,
la presenza di tali oggetti a Cuma esclude di per
sè l'ipotesi di un movimento inverso, di una produ-
zione cioè peculiare e caratteristica dell' Etruria, im-
portata dal commercio a Cuma; produzione, che pareva
ormai accertata per certe categorie di bronzi e spe-
cialmente di oreficerie. Nè più sostenibile appare la
vecchia opinione di attribuire la fabbricazione di tali
oggetti ai Penici, perchè se ciò poteva ammettersi
per l'Etruria e per il Lazio, non lo può assoluta-
mente per Cuma, Greci e Penici essendo rivali in
fatto di commerci, e dove sono gli uni non potendo
essere gli altri. Non resta quindi che assegnarne la

(') Per l'origanos v. specialmente il citato passo di Ari-
stofane. Per le tombe del Dipylon, con i pampini d'uva, cfr.
Ath. Mitth., 1893, p. 184. Per le altre tombe attiche con l'ulivo,
Boss., Arch. Aufs, I, p. 23.
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