Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Hrsg.]
Monumenti antichi — 20.1910

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il nuraghe ldgherras presso paulilatino

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suo roccioso basamento, a quando venne poi rinfor-
zato dal contrafforte con relativa torre e recinto, giun-
gendo al declino della vita, quando il torrione ca-
dente fu sostenuto alla fronte dal fascione di mura-
tura e tutto il forte nucleo preistorico venne circon-
dato dal recinto turrito che tutto attorno lo serra.

Tra l'epoca dell'origine ed il silenzio che seguì
una rovina violenta per opera di conquista, passarono
dei secoli molti, forse non meno di quelli che cor-
sero tra la prima offerta punica e il momento in cui,
per la caduta del culto pagano, il santuario della di-
vinità campestre fu violentemente soppresso ('). Non
sarà ardito adunque far risalire la fondazione del
torrione alla fine del II millennio e se consideriamo
la imponente mole dell'edificio, addimostrante una tec-
nica così esperta, sicura ed agguerrita, vedremo come i
principi dell'evoluzione architettonica che ha per suo
risultato l'edifìcio nuragico, ci conducono facilmente
ad un'epoca molto remota e che, per quanto non esat-

(') Pur la cessazione dei culti pagani in Sardegna noi
dobbiamo andar molto cauti a fissare delle date, nella scar-
sezza di elementi positivi. Nel centro dell'isola la finale estir-
pazione del paganesimo si vuole comunemente connettere col
vescovo Vittore di Pausania, desumendosi ciò dalla lettera di
S. Gregorio Magno, del 600 o 601, nella quale quel papa
prega il preside Spesindeo di proteggere il vescovo « in con-
vertendo baptizandisque eis » (cioè i barbari provinciali cfr.
(Registrimi, Ed. Hartmann, XI, 12) cfr. Pintus, Vescovi di Pau-
sania ecc. Arch. Stor. Sardo 1908, p. 100. Ma invece a Pauli-
latino, a nun grande distanza dall'agro di Tharros, in località
popolata e posta poco lungi dalle strade romane da Tharros
a Cornus e da Othoca a Macopsissa, il cristianesimo dev'essere

tamente determinabile, può essere spinta a toccare,
se non a raggiungere il III millennio (').

Le rovine del sacello di Astarte-Venere si accu-
mularono sulle rovine del vetusto castello nuragico e
sulle morte sedi, trasformate in una collina pietrosa,
si stese il manto delle nere elei che a poco a poco
rinselvatichirono il luogo. La natura riprese i suoi di-
ritti sull'opera dell'uomo ; ma ancora oggi la fonte
mormorante che sgorga accanto al nuraghe e si sparge
in polle di acqua, richiama le greggi pascenti sul-
l'altipiano, ancora oggi nelle primavere fresche, le
colombe silvestri fanno echeggiare il loro lungo me-
stissimo canto per la selva profumata e salubre e ri-
chiamano la sorridente immagine della dea che ebbe
sacre le colombe ed i frutti dei campi ed a cui nel
povero sacello campestre si recarono per lunghe ge-
nerazioni voti e si arsero incensi e si levarono pre-
ghiere invocanti mèssi abbondanti, fecondi gli ar-
menti, tranquilla e prospera la vita.

A. Tarameli,!.

entrato relativamente presto. La distruzione del sacello pagano
dopo o durante il regno di Valente (364-308) può essere un
punto saldo per determinare l'epoca della repressione vio-
lenta delle cerimonie pagane nelle parti più abitate della Sar-
degna.

(') La presupposizione di una data così remota può essere
mantenuta anche se noi ammettiamo, come veggo probabile,
che l'inizio di tale svolgimento dell'architettura nuragica sia
da cercarsi fuori della Sardegna. Certo la conoscenza più pre-
cisa dei monumenti libici porterà a chiarire meglio le cogni-
zioni sull'origine dell'architettura primitiva della Sardegna e
a delineare meglio quei rapporti che sinora meglio possiamo
supporre che effettivamente constatare.

Monumenti Antichi — Vol. XX.

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