Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LE PIETRE FUNERARIE FELSINEE

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Nella stele De Luca invece (tav. Ili) il listello che
divide la zona superiore, figurata ed assai più im-
portante della inferiore con le due semplici foglioline
di edera, è dato da una semplice linea, rilevata, le
cui estremità inoltre non arrivano a toccare neppure
la cornice. È una timida, ingenua espressione della
linea, su cui agiscono le due figure del guerriero e del
mostro anguipede, espressione analoga a quella che ci
è offerta dal noto specchio arcaico De Luynes (Gerhard,
Spiegel, tav. CCXCII), ove la zona inferiore princi-
pale, con le due figure di Apollo e di Artemide su
basi, è divisa dalla superiore con la belva per mezzo
di una breve lineetta.

La divisione a zone, quale apparisce in molte stele
felsinee, noi la possiamo scorgere già applicata nel-
l'arcaica stele Arnoaldi n. 82, ove le zone di ambo
i lati ci appariscono in numero di tre ; i listelli hanno
già l'aspetto di fascie regolari che nettamente divi-
dono i campi figurati toccando con le loro estremità
la cornice. Più tardi, anche questi listelli, allargan-
tisi vieppiù nelle stele maggiori, porteranno o la iscri-
zione funeraria o differente decorazione, di cui più
avanti sarà cenno.

In prevalenza, ripeto, sono tre le zone in cui sono
divisi i lati delle stele felsinee. Nella zona mediana
è quasi sempre la rappresentazione più importante, al-
lusiva alla persona defunta e per lo più all' andata
di questa agi' Inferi su cocchio, come nella suddetta
stele arcaica Arnoaldi n. 82 La zona superiore
quasi sempre ha una importanza assai minore delle
altre ed è adorna o di mostri marini, o di animali
marini, o anche di quadrupedi; ed infine, e più spesso,
contiene una decorazione vegetale..

Per quel che riguarda poi la zona inferiore, si pos-
sono distinguere queste stele in tre categorie. Nella
prima la zona è adorna di scene complesse, più o meno
allusive al defunto; ed allora la stele possiede alla
base una larghezza di poco inferiore a quella mas-
sima che si può misurare sulla stele stessa (2).

(') n. 11, n. 12, n. 13, n. 25 (Giardino Margherita); n. 44,
n. 47, ii. 61, n. 63, n. 86, ri. 87, n. 107 (Arnoaldi); n. 138 (De
Luca); n. 160, n. 164, n. 168, n. 170, u. 173, n. 195 (Cer-
tosa).

(2) n. 13, n. 14, n. 15, n. 16, n. 18, n. 19, ri. 25, n. 26
(Giardino Margherita); n. 83, n. 87, n. 93 (Arnoaldi); n. 138
(De Luca); n. 160, n. 164, n. 168 (Certosa); lato posteriore
della stele Tamburini n. 2.

Nella seconda categoria la decorazione è essenzial-
mente zoomorfa: o ippocampo (n. 11, n. 63), o tritone
(n. 49, n. 86), o sfingi affrontate (n. 61), o una sin-
gola sfinge (n. 107), o belve affrontate (n. 182), o
semplicemente una belva (n. 195).

Le stele infine della terza categoria, tutte di ca-
rattere seriore, esibiscono nell'ultima zona una deco-
razione vegetale che corrisponde alla decorazione ve-
getale della zona superiore (n. 47, n. 48, n. 53, n. 64,
n. 79, n. 84, n. 173).

In queste due ultime categorie il contorno delle
stele è rientrante, con due forti curve verso la base.

L'antica divisione a due zone riappare tuttavia an-
cora qua e là ; ma, sulla base degli esemplari a noi
noti, ritorna, dopo una sosta, in stele di carattere tardo.
Tra questi esemplari quelli relativamente meno re-
centi sono, come credo che meglio apparirà più in-
nanzi, le stele del Giardino n. 17 e n. 21, quelle Ar-
noaldi n. 62 e n. 89 ; ma tuttavia nella massa delle
stele felsinee recentissime sono poi i n. 76, n. 105,
n. 106 e n. 194.

Con la massima fioritura delle stele felsinee coin-
cide anche il massimo ingrandimento delle stele
stesse, sicché non più tre sono le zone decorate, ma
quattro. Tali stele grandiose sono indici bene appa-
riscenti di sepolcri già ricchi di defunti, il ricordo
della cui vita nobile, chiara ed agiata si ripercuote
nella grandezza e nella dovizia decorativa della
stele ('). Di tali stele possiamo enumerare i seguenti
esemplari: n. 2 (lato A); n. 10 (è la stele gigante
di Vele Caicna); n. 42 (lato A; questo esemplare,
per la negligenza di stile, è la stele meno importante
ed è la più tarda); n. 159 (lato A); n. 169 (arabo
i lati). Quivi, maggiormente ancora che nelle stele a
tre zone, le quattro fascie figurate arieggiano quasi
quella importanza decorativa che, nelle ampie tombe
a camera dell'Etruria centrale, posseggono le pitture
parietali.

Accanto a queste stele grandiose che, già modifi-
candosi anche nella sagoma generale, scendono, come
in seguito vedremo, al periodo più recente della
pretta civiltà etnisca in Pelsina, si schierano, non
meno numerose, le piccole, minuscole stele di tardo

(') Ed invero tutti i sepolcri, che erano sormontati da
queste stele grandiose, furono tutti violati e derubati quasi
completamente nell'antichità.
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