Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LE PIETRE FUNERARIE FELSINEE

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la identità di concetto e la discendenza di queste
rozze espressioni artistiche felsinee dai prototipi el-
lenici.

Un colorito arcaico è infatti conservato nelle zone
che c'interessano delle nostre stele; è quella intonazione
arcaica cristallizzata che permane, qualora schemi e
motivi artistici vetusti presso gli scalpellatori fel-
sinei, lungi dall'assnmere larga applicazione e dall'es-
sere in conseguenza lentamente modificati (es. il viaggio
agl'Inferi su carro), sono mantenuti solo eccezional-
mente come tenue residuo di tempi trascorsi (es. la
belva allattante sul n. 195).

Le donne, che nel n. 169 porgono doni alla figura
seduta, la quale verso di loro allunga una mano forse
con patera ed alza l'altra forse con un fiore ('), pel
loro vestito a fittissime pieghe e secondante il corpo
come fosse di maglia, costituiscono una singolarità tra
tutte le figure femminili delle nostre stele e fanno in-
vece ricordare l'elegante e ristretto abito jonico delle
offerenti nella tomba delle Arpie. Le offerte invece
non consistono più o nel fiore, o nel melograno, o nel-
l'uovo simbolico, ma debbono essere supposte come
contenute dentro la situla e dentro l'utensile che as-
sume aspetto di bilancia (2).

Di tipo arcaico sono anche gli offerenti nel n. 159;
la donna sembra che indossi il vestito jonico con gli
svolazzi simmetrici del mantello sovrapposto eome, per
esempio, nelle figure di danzatrici in pitture tombali
di Corneto (si vegga la tomba del Citaredo). Gli uo-
mini indossano un corto vestito che giunge sino alle
coscie e sopra un mantelletto (;i), ed in testa hanno il
petaso (4). Carattere più locale e più tardo ha la scena
di offerta nella stele n. 64, non solo per l'aspetto
della sedia, ma pel vestito della donna, la quale,
come tributo di affetto e di ricordo, porge un fiore.

(') Si cfr. la donna a sinistra nel lato ovest del monu-
mento delle Arpie. Ulteriore confronto può essere offerto dalla
donna seduta in un rilievo arcaico di Thasos, con fiore e co-
lomba nelle mani (B. C. IL, 1900, tav. XVI).

(a) Si cf. da un lato la rete che ha un vecchio in tazza
di stile severo (Hartwig, Die griech. Meisterschalen, t. XL),
dall'altro la bilancia nella psicostasia del rilievo di Boston
{fahrbuch, 1911, t. I).

(3J Si cfr. l'uomo a sinistra su lastra fittile del Museo
Britannico E. S., 1889, tav. XVI).

(*) Pare che sia il petaso appuntito come nell'uomo sulla
lastra fittile citata nella nota precedente.

Crederei pertanto giusto vedere anche nelle umili
pietre felsinee quello che è riconosciuto come rap-
presentato nel fregio attorniante l'insigne tómba delle
Arpie. Defunti eroicizzati sarebbero nei nn. 64 e 187,
e defunte elevate al medesimo grado, degno di rispet-
toso omaggio e di pietoso ricordo, nei nn. 159 e 169.
E non inutile credo accentuare il fatto che la stele
n. 169 senza dubbio alcuno, quella n. 159 proba-
bilmente appartenevano a persone defunte femminili.
Così le due concezioni di cui sopra ho fatto cenno,
jonica-lacedemone ed attica, si vengono a trovare
associate nelle nostre rudi stele felsinee.

Ma, ripeto, lo schema d'offerta va scomparendo e
rimane nelle nostre stele come una mera eccezione; in
suo luogo subentra, e con molto maggior favore, lo
schema della pompa solenne agl'Inferi. A cominciare
del secolo IV0 la paurosa concezione della morte e
dell'inferno etrusco, di cui i germi abbiamo potuto
scorgere nella figura anguipede in altro capitolo esa-
minata, recisamente s'impone, ed allora, negli anni
di decadimento del nobile popolo di Etruria, impal-
lidisce e si dilegua il mite carattere ellenico delle
primitive rappresentazioni funerarie.

§ 4. La porta dell'Orco.

È una unica stele (Da Luca, n. 132) la quale
(fig. 65), più che nel contorno circolare, nell'assenza
di una orlatura decorata, manifestando di essere uno
degli esemplari meno recenti, esibisce un simbolo fune-
rario assai chiaro ed assai sparso nel mondo etrusco e
poscia romano, cioè la porta dell'Orco. E questa una
delle rappresentazioni che, presso gli Etruschi felsinei,
non debbono aver goduto molto favore.

Questa porta a linee rette e leggermente assotti-
gliantesi verso l'alto e sormontata da un poderoso
architrave di semplice aspetto, è uguale ad una porta
di camera sepolcrale vulcente (Durm, Baukunst der
Etrusker und Romer, fig. 46) e risale alle primitive
porte delle costruzioni cosiddette pelasgiche, di cui
un insigne esemplare ci è offerto dalla porta di Alatri
(Durm, ivi, fig. 21).

La porta di questa stele fa sorgere impellente il
confronto coi cippi quadrangolari di Perento (l) e di

(') Not. scavi, 1900, p. 401, e segg.; 1908, p, 373 e seg.
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