Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Hrsg.]
Monumenti antichi — 20.1910

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Credo giusto ribadire qui il concetto che altrove
ho espresso ('): le scene di combattimento, tutte di
carattere seriore, sono senza dubbio un'allusione alla
resistenza opposta dal popolo civile ed agguerrito
contro le orde celtiche invadenti, ma disordinate.
E tale spiegazione, già prima accennata dal Gozza-
dini, ha un recente sostenitore, per quel che riguarda
la stele n. 1(J8 (tav. IV), nel Bienkowski (2).

Nella lotta tra cavaliere e pedone, sempre quest'ul-
timo è in condizione di inferiorità, ed in quest'ultimo
dobbiamo riconoscere il Gallo; in tal modo si avrebbe
una analogia con ciò che appare sulle più tarde urne
etnische (:!), ove, nella lotta tra pedone e cavaliere, il
primo, il Gallo, è sempre soccombente.

Per quello che riguarda la lotta tra pedoni, la
nudità, che è comune al vinto del n. 168, ed i tratti
incolti e selvaggi del fuggente nel D. 43 (tig. 10), la
nudità pure e la statura gigantesca nel caduto del
n. 160 (tig. 76), sono caratteri di esoticismo, e però
denotano chiaramente nei vinti una nazionalità ben
diversa da quella etnisca: la nazionalità celtica. In-
fatti i Galli, secondo il notissimo passo di Diodoro
(V, 28), nudi, quasi a sfidar più temerariamente la
morte, si spingevano alla battaglia.

Ma tale carattere, che doveva colpire assai la im-
maginazione dei Greci e degli Etruschi, non doveva
per molto tempo sussistere; nella diuturna lotta dei
Galli contro i popoli preesistenti in Italia, dovettero
essi Galli perdere via via questo carattere ed indossare
corazze ed elmi di difesa, per reudere più equo il com-
battimento, meno temerario e più fruttuoso l'assalto,
più salda la resistenza. E questi elmi e queste co-
razze i Galli dovettero assumere da essi popoli pre-
esistenti e più civili. Infatti, se le popolazioni sel-
vaggie ai giorni nostri resistono contro l'europeo, più
agguerrito, con le armi più perfette e più micidiali
assunte dall'invasore; così pure i Galli, che per lun-
ghissimo periodo di tempo funestarono con scorrerie
l'Italia settentrionale, prima di fissarsi in determi-
nate sedi, dovettero rimpiazzare, col tempo, le armi
loro con quelle dei popoli più civili che combattevano.

0) Atti e Memorie, 1908, p. 65 e seg.

(3) Op. cit.. p. 135. Sbagliata è la datazione del III soc.;
si veda Nachod, op. cit., p. 27.

(") Molte urne sono raccolte presso Bienkowski, op. cit.,
pp. 80 e segg., pp. 122 e segg., pp. 130 e segg.

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ed assumere di questi tutto l'equipaggiamento guer-
resco (').

Che i Galli non più combattessero del tutto nudi,
ci ò dimostrato da parecchi monumenti, dalle statuine
raccolte dal Paribeni, neglette dal Bienkowski, dalle
terracotte di Civita Alba, da urne etnische (2).

Non dobbiamo pertanto trattenerci dal ricono-
scere dei Galli, per esempio, nei vinti sulle stele nu-
meri 42 (tig. 79), 53, 91, ove essi vinti hanno corazze
ed elmi comuni agli Etruschi. E se passiamo agli
scudi, vediamo questa comunanza del tutto mantenuta.
Il Gallo fuggente nel n. 91 tiene imbracciato lo
scudo rotondo, proprio dei Greci e degli Etruschi;
altri Galli nelle stele suddette hanno lo scudo ova-
leggiante ed oblungo, che si deve ritenere non solo
caratteristico dei Galli, ma comune così a questi,
come agli altri popoli della penisola italiana.

Ma, dato ciò, abbiamo una importantissima con-
seguenza: le stele felsinee sarebbero, in ordine di
tempo, i più antichi monumenti che esibiscono lotte
contro Galli.

I nostri umili monumenti sono i primi che ci of-
frono allusioni a lotte coi Galli, perchè i Felsinei fu-
rono il primo popolo, dotato di qualità artistiche, siano
pure ingenue e rozze, che arrivò a contatto con quei
barbari invasori. Neil'alludere a queste lotte gli scal-
pellatori non avevano altri esemplari che quelli offerti
dalle Amazonomachie su vasi dipinti del secolo V.
Accomodarono adunque questi modelli cercando di dar
loro una impronta locale, peculiare ai vincitori ed ai
vinti. Spetterà poi alla grande arte ellenica trarre pro-
fitto dalla visione dei grandi Celti rossastri e creare
nuovi capolavori, la cui eco possiamo cogliere nei più
tardi monumenti etruschi.

§ 5. Figure di guerrieri in scene diverse.

In altre quattro stele compariscono figure di guer-
rieri : nei un. 10, 25, 130, 137. Nel n. 130 il guer-

(') Si cfr. ciò che osserva il Brizio a proposito del sepol-
creto gallico di Montefortino (Monumenti dei Lincei, IX, pa-
gine 748 e segg., pp. 790 e seg.).

(a) In molto urne e sarcofagi i Galli sono rappresentati
muli, ma, credo, per accentuare vieppiù il loro carattere di eso-
ticismo. Talora il Gallo è anche inerme: per es., l'irsuto Gallo
caduto, su urna di Cortona (Bienkowski, fig. 134), il quale
esibisce una grande analogia con la rozza figura selvaggia
nel riquadro della stele n. 43 (fìg. 10).

LE PIETRE FUNERARIE FELSINEE
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