Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

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CROMA

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ora perduto, da inserire in un apposito foro (x). Quando
il mensor voleva in campagna conoscere l'ora, ricorreva
a questo lato della sua theca, opportunamente vol-
gendolo al sole (ed egli era in grado di farlo in virtù
delle sue peculiari conoscenze professionali) (*) e dedu-
cendo la desiderata nozione per umbrarum momento,, o
motus, o incrementa (3). Che sulle pareti laterali lunghe
della theca debbansi riconoscere delle tabulae rationabi-
lium linearum, o scale metriche, lo mostrano chiara-
mente le lince 3, 4 e 5 del lato c. Ivi, nella linea 4, il

La lunghezza di m. 0,034, conservataci nella linea 3,
risponde esattamente alla somma di tre piccole misure
lineari : un uncia, un lycus ed una scia (*), cioè
m. 0,024 + 0,006 + 0,004. Dal lato d della theca, dove
sono bensì conservati tre intacchi, ma nessuna lunghezza
è finita, nulla può dedursi di preciso.

3) Pes romanus. A completare, con le canne e le
scale metriche, il corredo delle misure lineari occor-
renti al nostro mensor, il travamento ci restituisce un
piede romano di bronzo (l), ripiegato in due, articolato

primo intacco limita, una, lui ghezza di m. 0,0185, ed
il secondo una lunghezza doppia, m. 0,0372, misure
le quali, verso il piede romano, sono rispettivamente
uno e due digiti: nella linea 5, i tre intacchi limi-
tano lunghezze eguali, ognuna di m. 0,0245, e queste,
verso il piede stesso, rappresentano altrettante nnciae.

(*) Per gli altri pochi horologia viatoria finora noti. cfr. E.
Ardaillon, in Daremberg et Saglio, Dici., s. v. « horologium ».

(2) Una semplice meridiana incisa su di un qualsiasi oggetto
mobile portatile e tascabile, come è incisa sul coperchio della
theca, non può paragonarsi senz'altro agli horologia viatoria pen-
silia noti, i quali, in virtù dei loro speciali apprestamenti (E. Ar-
daillon, op. e loc. cit.), ponevano in grado chiunque, sol che non
errasse nella nozione del mese corrente, di leggere l'ora : si iden-
tifica però con quelli, quando si consideri che chi vi doveva
leggere era un gromaticus, il quale non aveva bisogno di quegli
apprestamenti speciali, perchè e le sue conoscenze tecniche e le
sue opere pratiche erano incardinate proprio sopra il moto del
sole, e da questo continuamente dominate. Con tale espressa
riserva l'incisione di quella meridiana, che d'altronde sarebbe
per lo meno strano considerare come un mero motivo decora-
tivo, acquista tutto il suo valore.

(3) Gr. vet., 184, 3 e 13 ; 187, 2.

a cerniera nel suo punto medio (fig. 20, A), lungo
m. 0,297 : consiste della solita verghetta a corpo rettan-
golare, per nulla differente da quella dei numerosi esem-
plari esposti nel Museo Nazionale di Napoli (3); l'ossi-
dazione della cerniera però non consente che se ne
osservino le suddivisioni, le quali sono senza dubbio
incise nella faccia interna. Di rilievi sepolcrali di ogni
classe di artigiani, con la riproduzione del piede romano
associato a strumenti proprii di varii mestieri, se ne
conoscono già parecchi (4): quello fra tutti che però
c'interessa è il già additato cippo del mensor T. Statilius
Aper, sul quale, come nel travamento pompeiano, ac-
canto alla decempeda, di cui già si è fatto parola, è
scolpito pure il piede romano.

(lj Gr. vet., 33ì), 21, 22 e 25.

(2) Ve ne erano anche di ferro, come di osso, e certamente ve
ne furono di legno per gli usi correnti : cfr. Not. d. scari, 1897,
p. 525 ; Mus. Borb. VI, tav. XV.

(3) Di bronzo ve ne sono dieci, nella sesta sala dei p. bronzi:
cfr. Guida Ruesch, p. 378, n. 1706, oggetti per architetto.

(*) H. Gummcrus, op. cit., n. 80, 81, 82, 85, 86 del catalogo.
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