Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 28.1922

Page: 487
DOI article: DOI Page: Citation link: 
https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/monant1922/0259
License: Free access  - all rights reserved Use / Order
0.5
1 cm
facsimile
487

IL MONUMENTO SEPOLCRALE DEGLI AURELI

488

punto di vista culturale e risieda essenzialmente sopra
un manifesto errore di metodo, conchViso da archeologi
non protestanti, quali, ad esempio, il citato Bréhier.
L'arte cristiana, secondo gli anzidetti cultori di archeo-
logia cristiana, sarebbe venuta su poco meno che mira-
colosamente, senza radici, nò precedenti di sorta. Ma
una. pianta la quale sia capace di nascere e di svilup-
parsi senza radici o quasi, come una crittogama, può
essere liberamente fatta spuntare sopra uno od altro
punto del globo, senza che a nessun terreno debba
attribuirsi il merito esclusivo di produrla e di poterla
nutrire dei suoi succhi vitali. Di qui deriva che l'arte
così detta cristiana venga fatta muovere a piaci-
mento da Alessandria, o da Antiochia, da Seleucia o da
Costantinopoli, dalla Siria o dall'Egitto, quasi mai da
Roma, mediante semplici presupposti arbitrari, senza
serie dimostrazioni e documentazioni storiche Tale
sistema può essere tacciato di assurdo, ma non piìi
assurdo che non sia il ripetere le vere origini occiden-
tali romane dell'arte diciamo pure cristiana, mutilando e
sopprimendo le radici storiche essenziali di quell'arte.

Per meglio chiarire i termini della questione, che cosa
devesi intendere per arte cristiana ? Secondo l'opinione
e il riconoscimento esplicito del YVilpert, del Bréhier e
di altri studiosi, fra arte cristiana e arte pagana non
corre altra differenza che quella del repertorio: da una
parte scene mitologiche, personificazioni di fenomeni
naturali, e simili, dall'altra le illustrazioni dei fatti e
dei simboli tratti dai sacri testi ; materia quest'ultima
« fino allora mai rappresentata da nessun'arte, onde
una forma creata di pianta » (2). È chiaro come il con-

(x) Ved. in proposito gli articoli di L. Bréhier, Oricnt un
Byzance ?, in Revue Archéologique, 4a serie, voi. X (1907), 2,
pp. 396-412; e G. Millet, Byzance et non VOrient, in Revue cit.,
voi. XI (1908), 1, p. 171-189. Riguardo alla questione è da ri-
cordare che mentre gli studi e le conclusioni dell'opera dello
Strzygowski, Orient oder Rom, si riferiscono prevalentemente
all'arte non anteriore alla fine del III secolo, non si è avuto
da lui e dagli ardenti seguaci nessuno scrupolo di riportare
indietro i propri confini, intorbidando anche quel periodo chia-
rissimo di storia dell'arte, che comprende i primi tre secoli del-
l'impero. Strzygowski, in Oriens Christianus 1902, p. 421 ss.,
sostiene Alessandria come punto di partenza per l'arte cristiana
nel 1 secolo. Nel III secolo ad Alessandria succede Antiochia,
quindi ad Antiochia Costantinopoli. E Roma? Secondo Strzy-
gowski, Roma accolse, non creò, riè quindi ha diritto di essere
presa da Ini in considerazione.

(2) Wilpert, Le pitture ecc., p. 37. Per M. Laurens, op. cit..
voi. 1, p. 25, va designato col nome di arte cristiana primitiva,
a partire dal 11 secolo, «l'ensemble des oeuvres chrétiennes exé-

cetto artistico di « forma » sia qui effettivamente con-
fuso con quello di « materia ». La materia è cosa pree-
sistente ed estrinseca all'arte ; l'arte si impadronisce
della materia e l'annulla e la supera, in certo modo,
assimilandola e riducendola al comune denominatore
della forma. La materia, cioè il soggetto, è nulla ; l'arte,
cioè la forma, è tutto. La materia, checché si dica, non
possiede alcuna virtù per individuare e caratterizzare
un'arte, come si vorrebbe dai taumaturghi di un'arte
cristiana agli albori del cristianesimo ; la forma, invece,
ha il potere di variare per mille modi le caratteristiche
di un soggetto.

Ogni artista introduce per conto suo nel patrimonio
dell'arte qualche nuova espressione, tratta dal proprio
inlimo, senza che con questo gli si possa di solito attri-
buire il vanto di aver posto le basi di un'arte nuova.
Quel tanto di nuovo ch'egli esprime, trova sempre un
addentellato nell'arte che lo ha preceduto e di cui egli
assimila, anche inconsciamente, la sostanza. Se si vo-
lesse ammettere come principio generale, che rinnova-
mento di repertorio significhi arte nuova, si dovrebbe
ammettere, allora, che l'arte greca è stata creata ex
miro tante volte, quanti sono stati i maestri capiscuola
che l'hanno illustrata in almeno sei secoli di storia; men-
tre, allo stesso modo, non sarebbe più il caso, ad esem-
pio, di parlare di pittura fiorentina, senese, umbra,
marchigiana, lombarda, del Trecento e Quattrocento,
poiché i soggetti trattati da tutte codeste diverse scuole,
sono in sostanza sempre gli stessi soggetti, per lo più
sacri, e tutto si riduce al comune denominatore di arte
cristiana o italiana. Il soggetto ha dunque un'impor-
tanza assai limitata in arte, dove quello che veramente
conta è l'espressione, e questa può variare profonda-
mente nell'opera di cento maestri, pur intenti a signifi-
care tutti la medesima cosa.

Bagliori di verità così piane e intuitive come quelle
che veniamo enunciando senza illuderci menomamente

cutées sous l'empire immédiat des traditions antiques o; defini-
zione poco felice sol che si pensi alla contraddizione in termini
tra « arte primitiva » e « impero delle tradizioni classiche È poi
evidente che secondo questi principi, o si dovrà riconoscere l'arte
cristiana come un ramo più o meno secondario dell'arte clas-
sica, e compenetrarsi con questa, come ritiene M. Laurens, op.
cit., voi. I, p. 112, e in questo caso è assurda una storia dell'arte
cristiana, isolata dal resto, o si riduce l'arte cristiana ad un
repertorio di sigle, che nessuna importanza hanno ne possono
avere perla storia dell'arie, riè antica uè moderna.
loading ...