QUINTO.
XXXVIII.
Ma libero fu dato, e venerando:
Nè vuo' ch'alcun d'autorità lo scemi.
E so ben io , come si deggia, e quando
Ora diverse impor le pene e i premj,
Ora, tenor d'egualità serbando,
Non separar dagl' infimi i supremi.
Così dicea, nè rispondea colui,
Vinto da riverenza, ai detti sui.
xxxix.
Raimondo imitator della severa
Rigida antichità lodava i detti.
Con quell'arti, dicea, chi bene impera
Si rende venerabile ai soggetti ;
Che già non è la disciplina intera,
Ov' uom perdono, e non castigo aspetti.
Cade ogni regno, e ruinosa è senza
La base del timor ogni clemenza.
XL.
Tal ei parlava : e le parole accolse
Tancredi, e più fra lor non si ritenne;
Ma ver Rinaldo immantinente volse
Un suo destrier, che parve aver le penne.
Rinaldo, poi ch'ai fier nemico tolse
L'orgoglio e l'alma, al padiglion sen venne.
Qui Tancredi trovollo , e delle cose
Dette, e risposte appien la somma espose.
XLI.
Soggiunse poi : bench' io sembianza esterna
Del cor non stimi testimon verace;
Che 'n parte troppo cupa , e troppo interna
Il pensier de' mortali occulto giace :
Pur ardisco affermar , a quel ch'io scerna
«Nel Capitan, che in tutto anco noi tace,
Ch'egli ti voglia all'obbligo soggetto
De' rei comune, e in suo poter ristretto.
( 5J )
XXXVIII.
Ma libero fu dato, e venerando:
Nè vuo' ch'alcun d'autorità lo scemi.
E so ben io , come si deggia, e quando
Ora diverse impor le pene e i premj,
Ora, tenor d'egualità serbando,
Non separar dagl' infimi i supremi.
Così dicea, nè rispondea colui,
Vinto da riverenza, ai detti sui.
xxxix.
Raimondo imitator della severa
Rigida antichità lodava i detti.
Con quell'arti, dicea, chi bene impera
Si rende venerabile ai soggetti ;
Che già non è la disciplina intera,
Ov' uom perdono, e non castigo aspetti.
Cade ogni regno, e ruinosa è senza
La base del timor ogni clemenza.
XL.
Tal ei parlava : e le parole accolse
Tancredi, e più fra lor non si ritenne;
Ma ver Rinaldo immantinente volse
Un suo destrier, che parve aver le penne.
Rinaldo, poi ch'ai fier nemico tolse
L'orgoglio e l'alma, al padiglion sen venne.
Qui Tancredi trovollo , e delle cose
Dette, e risposte appien la somma espose.
XLI.
Soggiunse poi : bench' io sembianza esterna
Del cor non stimi testimon verace;
Che 'n parte troppo cupa , e troppo interna
Il pensier de' mortali occulto giace :
Pur ardisco affermar , a quel ch'io scerna
«Nel Capitan, che in tutto anco noi tace,
Ch'egli ti voglia all'obbligo soggetto
De' rei comune, e in suo poter ristretto.
( 5J )