Tasso, Torquato
La Gerusalemme liberata — Venedig, 1745

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C \A N T O

XXVI.
Ed a quel largo pian fatto vicino,
Ove Argante l'attende, anco non era$
Quando in leggiadro aspetto e pellegrino
S'offerse agli occhi suoi l'alta Guerriera.
Bianche via più che neve in giogo alpino,
Avea le sopravveste, e la visìera
Alta tenea dal volto, e sovra un'erta
Tutta, quanto ella è grande, era scoperta.
XXVII.
Già non mira Tancredi, ove il Circasso
La spaventosa fronte al cielo estolle -y
Ma move il suo deslrier con lento passo,
Volgendo gli occhi, ov' è colei sui colle.
Poscia immobil lì ferma, e pare un salso,
Gelido tutto fuor, ma dentro bolle :
Sol di mirar s'appaga, e di battaglia
Sembiante fa , che poco or più gli caglia.
XXVIII.
Argante, che non vede alcun, che 'n atto
Dia segno ancor d'apparecchiarli in giostra :
Da desir di contesa io qui fui tratto,
Grida $ or chi viene innanzi, e meco giostra ?
L'altro attonito quali e stupefatto
Pur là s'affìsa, e nulla udir ben mostra.
Ottone innanzi allor spinse il destriero,
E nelF arringo voto entrò primiero.
XXIX.
Quelli un fu di color, cui dianzi accese
Di gir contra il Pagano alto delio :
Pur cedette a Tancredi, e 'n sella ascese
Fra gli altri, che '1 seguiro, e seco uscio.
Or veggendo sue voglie altrove intese,
E starne lui quasi al pugnar restio;
Prende, giovine audace e impaziente,
L'occalione offerta avidamente.
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