Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi: Antichità del territorio Falisco: esposte nel museo nazionale romano a villa Giulia (Parte prima) — 4.1894 (1895)

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DEGLI SCAVI DI ANTICHITÀ NEL TERRITORIO FALISCO

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che, comprendono alcune regioni solamente, e sono de-
stinate ad un ordine speciale di studi e di ricerche.
Quelle redatte dal eh. Kiepert, ed aggiunte ai volumi
V, IX, X, XIV del C. I. L., servono ad indicare i
luoghi ai quali appartengono le lapidi latine, ed hanno
quindi un'importanza limitata, giovando solo allo studio
di quel periodo storico che comincia sul cadere della
repubblica e termina con l'impero.

Per lo studio dell'età precedente giova senza dubbio
il saggio dato dallo stesso eh. Kiepert con la carta
che comprende una parte dell' Etruria e del Piceno,
tutto il Lazio e la Campania, la Sabina ed il Sannio.
Ma oltre che quivi si rappresentano solo alcune regioni
dell'Italia centrale, per queste regioni medesime non
poche sono le lacune; ed in generale abbiamo sott'oc-
chio un'opera coi difetti che derivano dal semplice la-
voro di tavolino, essendo stata compilata la carta prin-
cipalmente coi dati desunti dagli studi epigrafici o con
altri dati non sempre sicuri, che da precedenti pub-
blicazioni si potevano togliere. Senza dire che manca
uno dei più forti sussidi, al quale superiormente ho
accennato; ossia manca la guida che avrebbe potuto
essere offerta dallo studio accurato delle antiche strade,
guida che è necessario trarre dall'esame dei luoghi;
mentre conviene servirsi con una certa cautela dell'altra
guida stradale, che ci viene offerta dagli itinerari.

Ci troviamo in somma innanzi a lavori condotti
col vecchio metodo, e però insufficienti a tutte le esi-
genze dello studio ; por la qual cosa chiaro si dimostra
che anche nella compilazione della carta archeologica
convenga apportare quelle riforme, che negli studi di
epigrafia con sommo vantaggio della cultura vennero
adottate.

Per le epigrafi, prima dalle sapienti cure dei due
grandi maestri, del Mommsen, e del nostro de Bossi,
si avevano gli inconvenienti medesimi che si hanno
ora per la carta. Se ne facevano raccolte, desumendone
per lo più il testo dalle pubblicazioni precedenti, ed
attenendosi alle più autorevoli, e raramente confron-
tandone la lezione coi testi originali. Oggi non vi ha
chi, appena iniziato negli studi dell'archeologia, non
sappia quale benefico mutamento sia avvenuto nell'epi-
grafia latina dopo il 1854, cioè dopo la pubblicazione
delle iscrizioni latine del napoletano.

Fu dimostrato che, mentre conveni-va riserbare certi
sussidi della critica pei soli casi nei quali, essendo

irreparabilmente perduta l'iscrizione originale, era me-
stieri fissarne il testo sull'esame dell'apografo o degli
apografi che se ne avessero, in tutti gli altri casi era
mestieri procedere dalla copia tratta dall'originale, rias-
sumendo la storia della scoperta di esso, tenendo conto
di tutti i manoscritti ove so ne fa parola, e di tutte
le pubblicazioni che ne furono fatte, e coordinando
l'apparato scientifico in modo che potesse aversi per
mezzo di quel dato titolo il maggior lume storico che
il titolo medesimo fosse capace di spandere.

Con le medesime norme avrebbe dovuto procedersi
nella compilazione della carta. E poiché la esecuzione
del quadro d'insieme avrebbe avuto lo stesso valore
che ha l'indice in un volume od in una raccolta di
iscrizioni, conveniva che a questo quadro od alla carta,
che consiste in un vero e proprio riassunto, precedesse
l'ampio lavoro preparatorio; e si avessero tutte le
piante ed i rilievi, cioè la raccolta ordinata dei docu-
menti che servissero allo studio pieno della topografia
antica, e coi quali potesse finalmente comporsi la carta
archeologica d'Italia.

2.

Tale fu il programma del lavoro, a cui sotto il
chiarissimo comm. G. P. Gamurrini attesero due valo-
rosi alunni di lui, il sig. conte Adolfo Cozza ed il
sig. Angelo Pasqui. Ad i ssi più tardi furono associati
il bravo ing. Raniero Mengarelli, ed il valente disegna-
tore sig. Enrico Stefani.

Fu pienamente descritto il territorio dell'ant'ca
Tarquinii, il territorio blerano e sutrino, e gran parte
del territorio volsiniese; ed ampie e fortunate inda-
gini topografiche si fecero nel territorio falisco, la cui
pianta fu arricchita di antiche strade, di vici e pagi
non conosciuti e di considerevoli centri abitati, dei
quali mancava ogni ricordo nelle precedenti pubbli-
cazioni.

Era desiderio dell' E. V. che la R. Accademia
dei Lincei avesse preso sotto il suo patrocinio, e con-
dotta a termine la pubblicazione di questo lavoro nella
parte che comprende la topografìa generale dell'agro
falisco, alla quale avrebbe poi potuto opportunamente
seguire l'altra sopra gli scavi eseguiti nei punti prin-
cipali del territorio stesso.
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