Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi: Antichità del territorio Falisco: esposte nel museo nazionale romano a villa Giulia (Parte prima) — 4.1894 (1895)

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DEGLI SCAVI DI ANTICHITÀ NEL TERRITORIO FALISCO

Ili

Per mezzo di tali studi ci ora stata messa sot-
tocchio quasi una serie di capitoli, nei quali la storia
della città ci si rivelava in un modo nuovo, e per al-
cuni riguardi assai completo.

Vedovasi come la città stessa, sorta da piccoli
principii sul colle, di Montarano (fig. 2 A), si fosse
poi estesa siili' altura di Vignale (ib. C) ; poi in un
maggiore e rapido ampliamento avesse occupato quasi
la metà dell'altipiano ove è costruita la città moderna
(ib. D) ; poi in un ulteriore ed ultimo ampliamento si
fosse prolungata fino al sito dell'attuale fortilizio, ove
fu scavata la fossa artificiale e formato l'argine di di-
fesa, simile all'argine di Servio sull'Esquilino (fig.2 E).
Era perciò manifesto in qual punto avrebbero dovuto
iniziarsi le indagini per lo studio della necropoli. Inco-
minciati in fatti gli scavi del sepolcreto in vicinanza
di questo antichissimo centro abitato di Montarano
(fig. 2 B), si scoprirono tombe a pozzo, ed a fossa, dalle
quali si trassero i corredi funebri riferibili all'età primi-
tiva, che dimostrano un'industria rude ed antichissima ;
quelli ove cominciava a manifestarsi la maniera più
civile, per le relazioni commerciali con altri popoli,
e quelli dove a mano a mano maggiore progresso della
industria si andava manifestando. Notavasi come gra-
datamente nelle produzioni della ceramica locale le
forme degli utensili si fossero modificate per la imita-
zione degli utensili di metallo che il commercio aveva
fatto conoscere ; ed in che modo si fosse poi arricchito
il costume dell'ornamento personale mediante gli ori e
gli argenti, ed i monili di pasta vitrea e di ambre,
apportati dai Fenici fino dall' Vili secolo avanti Cristo.
Venivasi poscia a vedere quali modificazioni maggiori si
fossero istituite mediante il commercio coi Greci, prima
con quelli delle isole dell'Arcipelago, poi con quelli
della Grecia continentale, anche pel tramite delle co-
lonie fondate nell'Italia inferiore, e specialmente per la
colonia di Cuma, che fu uno dei fari maggiori della
civiltà in tutta l'Italia di mezzo.

Di questo commercio greco ci venivano le testi-
monianze principalmente dai corredi funebri delle
tombe a camera, esplorate nel sepolcreto a nord di
Vignale (fig. 2 K), nella necropoli della Penna (fig. 2 F)
e di Valsiarosa (fig. 2 G), e nel raggio ove la necropoli
falisca si estese col maggiore ingrandimento della città.
Le quali tombe a camera presentavano pure i docu-
menti pei quali era facile argomentare intorno al

progresso che fece l'arte locale dei vasi dipinti, allor-
ché tra il IV ed il 111 secolo avanti Cristo, cessato
il commercio greco, le nostre città furono in grado di
produrre le loro stoviglie nelle proprie officine, e con
tale magistero da far quasi dimenticare la produzione
straniera.

Non dirò che i vasi di Falerii vincessero i vasi
greci per qualità di argilla e per eccellenza di arte ;
ma è prezioso per la storia il fatto a noi ora rivelato
per mozzo di questi scavi, che cioè vi fosse stata
un'arte ceramica locale, di cui nessuna memoria si
aveva prima delle nostre investigazioni.

Quest'arte ebbe vita rigogliosa e breve; e dopo
una o due generazioni di artisti, che spinsero innanzi
la loro industria imitando i prodotti delle officine della
Campania, decadde rapidamente, quando nel periodo
che precedette la distruzione della città, l'industria
dei vasi dipinti rimase abbandonata a semplici mestie-
ranti, che produssero lavori dozzinali, per le classi meno
elette della città, e per gli abitanti della campagna.
Ciò accadde nel III secolo avanti Cristo, quando si
fece strada la moda dei vasi a rilievo imitanti il
vasellame di argento, la cui produzione, per il favore
col quale vennero accolte le belle opere dei vasai ca-
leni, fu poi imitata dai vasai del territorio falisco e
del volsiniese, donde la nuova arte passò poi in Arezzo,
per essere trattata col gusto più perfetto e col magi-
stero più squisito che immaginare si possa, nelle rino-
mate figuline di M. Perennio sul finire della repubblica.

Per mezzo adunque dei corredi funebri della ne-
cropoli di Falerii, ricercati con savio sistema, ed esposti
nelle tre grandi sale del Museo di Villa Giulia, avemmo
una serie copiosa di nuovi documenti, che ci ricon-
ducono in tutti i periodi storici della città, dalle in-
dustrie primitive e rozze, fino alla manifestazione più
splendida dell'arte e della civiltà, quale si ebbe nel
III secolo prima dell'era volgare, allorché la fiamma
del genio greco, riarse luminosissima nelle città del-
l'Italia media.

Di questo splendore fanno fede i maravigliosi
oggetti dell'orificeria, le statuette di bronzo e gli
specchi graffiti, e specialmente, per la nostra Falerii,
le terrecotte ornamentali del tempio di Celle (fig. 2 H)
e del tempio dello Scasato (fig. 2 I), cui frontoni furono
abbelliti di sculture modellate con arte che non teme
confronti.
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