Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 6.1896

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VASI ARCAICI DELLE PUGLIE

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ed a questo abbandono, che ha permesso a me di rac-
cogliere un elemento nuovo e decisivo per chia ire
in parte l'origine di tale ceramica, e permette ora di
trarre in luce dei pezzi di prim' ordine per la storia
di tale industria, visti bensì da qualche osservatore
più diligente ('), ma, per le condizioni in cui si tro-
vavano, non compresi e non apprezzati, e rimasti quindi
ignoti al pubblico.

Il fatto nuovo da me trovato è, come accennai,
una iscrizione messapica, dipinta sotto il piede di un
vaso col medesimo color baino degli ornati e prima
della cottura, cioè dallo stesso ceramista. Qualche altra
iscrizione messapica era già comparsa su vasi; ma si
trattava di vasi o senza figure e con decorazione poco
caratteristica, o con figure dipinte nello stile greco (2).
Il mio vaso ha invece ornati (taluno forse preso dall'el-
lenismo, come lo stesso alfabeto) e figure, dipinti in
uno stile primitivo e molto caratteristico, del quale
non conosco nessun esempio pubblicato. Mentre adun-
que le poche iscrizioni vascolari messapiche finora note
non potevano che attestare o una fabbricazione indi-
gena che si grecizzava, o una fabbricaziono alla greca
cui venivano adoperati lavoranti indigeni, la mia iscri-
zione insegna invece che il sistema decorativo del vaso
che la porta, e quel modo speciale di disegnare la figura
appartennero in proprio ai Messapì; e quindi i vasi
arcaici appuli, che mostrano un sistema decorativo ed
uno stile analogo, vanno raggruppati insieme e for-
mano una nuova classe, la quale prenderà legittima-
mente il nome di messapica.

Perchè gli archeologi ed i paletnologi, cui anche
interesserà il nostro materiale, siano messi in grado
di conoscere e studiare tanto la nuova classe da me
stabilita, quanto in genere la ceramica arcaica dell'Italia
meridionale, così poco conosciuta, saranno necessario
numerose tavole, dove vengano pubblicati in serie i
principali pezzi già esistenti, e soprattutto nuove e
ben dirette ricerche, che si approfondiscano oltre lo
strato archeologico finora noto, e ci facciano risalire

(') Il dott. Woltcrs p. e. aveva notato la ceramica indi-
gena arcaica del Museo di Napoli, e ne aveva fornito notizie
anche al Win ter (cfr. Athenische Mittheilungen 1887, p. 240,
nota 4), ma non aveva visto l'iscrizione da me pubblicata, e
che egli stesso, quando nel luglio ultimo visitò quel Museo ed
io gliela mostrai, trovò decisiva per l'attribuzione dei vasi.

(2) Cfr. Lenormant, in Gaiette archéologique, 1881-82,
p. 99 sgg., tavv. XIX-XXI.

alle vere origini. Fino a tanto che ciò non si ottenga,
ogni lavoro su questo tema non potrà considerarsi che
come provvisorio : potrà contenere delle pietre, che do-
vranno poi squadrarsi, parecchio forse scartarsi, per
esser messe in opera, insieme con le altre che ver-
ranno man mano alla costruzione dell'edificio. Con
tali riserve, che esprimo qui una volta per sempre, e
poiché da qualche cosa e da qualche parte bisogna
pur cominciare, io darò ora la illustrazione degli esem-
plari di ceramica arcaica appula conservati al Museo
di Napoli, cominciando dal tipo messapico, e mettendo
a capo lista il vaso inscritto.

I. Vasi di tipo messapico.

a) (Tav.III, tìg. 2). Collez. terrecotte, n. 7174 bis
dell'inventario cominciato il 1848, ancora vigente in
quella collezione; provenienza ignota ('); forma che

10 denomino sitala gemina (due recipienti a cio-
tola ovoide, con labbro, congiunti pei corpi, con ma-
nico ad arco che parte dalla giuntura) qui montata
su piede della stessa creta, che forma tutt' un pezzo
col vaso stesso (-); altezza totale circa m. 0,23, col
manico 0,28; i recipienti 0,13, il piede 0,10. Il lato
opposto a quello riprodotto è meno conservato.

La sintassi decorativa è molto chiara e subordi-
nata alle forme costruttive, in modo che base e vaso,
pur essendo d'un sol pezzo, hanno decorazione distinta.

11 vaso gemino è invece considerato come un tutto,
e la decorazione stessa unisce un recipiente all'altro
passando sulla giuntura. Dalla accollatura onde si ri-
piega il labbro (affatto nudo all'esterno, mentre inter-
namente è ornato di semicerchi concentrici con grup-
petti di tre punti negli interstizi, quasi una specie
di ovulo) i recipienti sono divisi, con linee doppie,
in sei strette zone parallele ed orizzontali, di cui
l'inferiore è notevolmente più larga, e le due me-
diane si continuano sulla congiunzione da cui sorge il
manico. Le prime cinque zone, o comuni all'uno e
all'altro recipiente, o rispettivamente simmetriche,
hanno ornati che corrono in giro : meandro ad onda

(>) Secondo la notizia data dall'inventario, sarebbe stato
acquistato dal nodi antiquario De Benedictis, l'anno 1854. Negli
archivi del Museo ho inutilmente cercato l'atto d'acquisto.
(2) l'or la forma semplice v. i due esemplari seguenti.
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