Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 6.1896

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VASI ARCAICI DELLE PUGLIE

NEL MUSEO NAZIONALE DI NAPOLI

Porge occasione a questo scritto una scoperta da
me fatta nel Museo di Napoli, della quale già diedi
conto sommariamente ('). Da più tempo mi occupavo
nello studio del materiale coramografico italioto, oggi
assai trascurato dagli archeologi, poiché niuno ha mai
tentato di giungere ad una precisa determinazione dello
principali fabbriche di vasi dipinti nell'Italia meri-
dionale, nè di penetrare ed intendere qual sia il vero
linguaggio ed il significato di quell'arte: la quale pro-
dusse, fra le altre, innumerevoli rappresentanze, cui già
si davano strane spiegazioni mistico-religioso, mentre
oggi si lasciano addirittura da parte come impresa dispe-
rata, e neppure si propongono più a soggetto di studio :
alludo ai così detti vasi di misteri. Nel preparare
adunque un'opera complessiva, in cui tenterò di trac-
ciare la storia dell' industria ceramica italiota, mi con-
venne risalire al periodo arcaico, ancor meno cono-
sciuto, e rappresentato specialmente nelle Puglie da
fabbricazione indigena. Per la suppellettile figulina
dell' Italia meridionale, arcaismo è tutto il periodo
che precede la diretta influenza dell'ellenismo già per-
fettamente sviluppato, e durante il quale, non ostante
la infiltrazione di qualche motivo ellenico, la ceramica
conserva nei tipi e nella decorazione un carattere pri-
mitivo e locale. Il periodo arcaico dura adunque fino
all' impianto di fabbriche di vasi nello stile greco a
figure rosse, quantunque si debba ragionevolmente ri-
tenere che la fabbricazione di vasellame indigeno non
sia cessata ad un tratto. Tale impianto non avvenne,

(') V. Rendiconti della R. Accademia dei Lincei, Classe
se. mor. stor. e fllol. voi. IV, fase. 6, seduta 1G giugno 1895,
p. 300 sgg.

come i più continuano a dire ed a credere, nella se-
conda metà del quarto secolo av. Cr., bensì verso la
metà del quinto. Pochi conoscono, a quanto pare, l'esi-
stenza di vasi italioti che risalgono senza dubbio al
quinto secolo e sono ancora strettamente connessi con
la fabbricazione attica, per lo che vengono forse confusi
dai conoscitori più superficiali ; ben li distingue però,
ad esempio, il eh. Furtwàngler. Ma codesta questione
sarà da me trattata altrove.

Le ricchissime collezioni vascolari di Napoli sono
state il centro dei miei studi, come le sole che offrono
prodotti di tutte tre le regioni in cui l'industria ce-
ramica italiota fu attiva, Campania, Lucania ed Apulia,
ciascuna delle quali vi è ben rappresentata. Ma di
fronte a tale ricchezza di prodotti del periodo più tardo,
assai scarsi sono gli esemplari della precedente fab-
bricazione indigena. Di vasi arcaici pugliesi pochis-
simi può mettere in mostra la raccolta principale, che
fu del Museo Borbonico; pochissimi altri la raccolta
Santangelo. I più si trovano, non so perchè, come sper-
duti e fuori di mano, nella collezione delle terrecotte ;
ed erano, e sono ancora in parte, tuttavia ricoperti di
concrezioni e della terra di scavo, giacché io pel primo
ne ho fatto ripulire un certo numero.

Veramente tutto ciò è il logico effetto del poco "
pregio in cui nei tempi andati si teneva un sì fatto
materiale, ricercandosi invece i vasi con belle figure,
e limitandosi la stessa investigazione dei dotti alla
descrizione ed interpretazione delle rappresentanze;
come avveniva, poco più di vent'anni or sono, nel
catalogo dello Heydemann, oggi insufficiente. Ma io
devo esser grato a questa dispersione del materiale
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