Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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DI UNA ANONIMA CITTÀ SICULO-GRECA ECC.

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si svolgono scene svariate di consessi di divinità, di
combattimenti, di corse ai carri, mai però, per quanto
mi sovvengo, di danze. Che questa classe di vasi, la
quale raggiunge il massimo apogeo colla pittura rossa
dell'Attica nelle c. d. anfore e rotelle, sia nata in un
ambiente ionico, è assai probabile anche per rispetto
alla forma peculiare delle anse. Ed il nostro vaso,
documento prezioso ('), reca nuova forza a questa tesi,
oltre che all'altra della reciprocità fra ceramica e
metallotecnica. In altri termini io ritengo di dover
considerare il cratere di S. Mauro come contempo-
raneo delle più recenti anfore attiche a rotelle a f. n.
o delle più antiche a. f. r.

Ma quando anche si faccia astrazione della deco-
razione del collo, la sobrietà delle sagome di questo
bronzo denota subito un'età alquanto lontana dal pieno
sviluppo dell'arte. Non è però facile trovare termini
di confronto, sia perchè la Sicilia e la Magna Grecia
sono singolarmente avare di bronzi, sia perchè i vasi
in lamina in genere scarseggiano ovunque. Manichi
di vasi, anguiformi nelle loro estremità inferiori, sono
abbastanza noti in epoche e regioni svariate ; ma per
lo più non si riesce a definire la forma del vaso a
cui essi spettavano (2). Fortunatamente possediamo un
esatto elemento di paragone col nostro vaso in un
esemplare incomparibilmente più insigne per grandio-
sità di forme e sontuosità di decorazione, ma che tut-
tavia ripete la stessa forma di recipiente, lo stesso
principio nella composizione dell'ansa. Alludo all' im-
ponente cratere di Rua, recentemente acquistato dal
Museo di Monaco (3); identica ne è la sagoma gene-
rale del collo, del ventre e del piede; informate allo
stesso concetto della voluta ionica le poderose anse,
desinenti a basso in un corpo antropoanguiforme di
Gorgone; ed opportunamente il Sambon cita un'ansa
di vaso di Nicostene, munita della sola maschera gor-
gonica, affiancata da due serpi. Nel nostro vaso è

(') Non invano chiamo prezioso questo vaso, unico sin qui
nel suo genere. Non fidandomi delle mie forze, ho chiesto
aiuto al collega von Duhn; ma tanto egli, come lo Zahn ed il
Noak, dichiarono di non conoscere alcun che di simile, per
quanto concerne la figurazione del collo.

(a) Gamba di tripodetto ateniese con maschera gorgonica
e due serpi arrotolate (De Ridder, Bronzes de VAcro]). cTAthi-
nes, n. 455.

(3) Sambon, Un vase de style ionien au Musée de Munirli.
In Le Musée 1908, pag. 294 & seqq.

nuovo il motivo della mano che serra il corpo del
doppio serpente.

Che tanto il monumentale cratere di Monaco,
quanto quello assai più modesto e semplificato di
S. Mauro, emanante dallo stesso concetto tectonico ed
ornamentale, sieno ionici, non pare dubbio, e ad am-
bedue conviene la prima metà circa del sec. V. Ad
accentuare poi l'ionismo del vaso di Monaco inter-
viene anche una grandiosa ansa di anfora a volute
della collezione de Clercq, di struttura analoga a quella
di Monaco ed alla nostra, decorata in basso di una
intera figura di Gorgone, dal cui piede si staccano
colli serpentini di grifone; la concavità superiore della
ricca voluta è decorata a punta di una fascia di pal-
mette ioniche. L'arte ionica di questo bronzo oltre
che dallo stile dell' insieme e dei particolari è deci-
samente provata anche dalla sua provenienza, che è
la Cilicia (1).

Abbiamo dunque sulla montagna di S. Mauro, oltre
che una scoltura, e delle iscrizioni ioniche, anche un
bronzo di tale arte. Si vede che, come sul vertice
degli Herei convergevano due correnti politiche, così
vi affluivano anche elementi artistici ed industriali
di diversa indole. Quanto al vaso conviene notare che
nel VI secolo i bronzi artistici erano quasi un mo-
nopolio ionico-calcidese, tanto è vero che essi si tro-
vano sparsi anche in territori politicamente non cal-
cidesi.

Se è ionico il celebre lebete a teste di ariete della
calcidese Leontini (2), sono ionici anche gli unici bronzi
artistici che noi conosciamo della dorica Camarina (3),
e della rodia Gela (4). Non crederei quindi si debba
invocare come argomento decisivo negli apprezzamenti
storici sulla città di S. Mauro la presenza in essa di
elementi artistici calcidesi.

Mi sia consentita un' ultima osservazione a pro-
posito delle figure del collo; se non per la loro col-

(•) De Ridder, Gollection de Clercq, Les bronzes, pa-
gine 268-269, tav. LVII.

(2) Orsi, Roem. Mittheil. 1900, pag. 84 e segg. ; Winne-
feld, Archaisches Bronzebecken aus Leontinoi (Berlin 1899).

(s) Orsi, Camarina. Scavi del 1899 e 1903 (Monum. Aut.
Lincei, XIV) coli. 17 e segg.

(4) Orsi, Gela. Scavi del 1900-1905 {Monum. Ant. Lincei,
XVII) coli. 150 e segg., Idem, Nuove antichità di Gela (Ibidem.
XIX) coli. 46 e segg.
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