DESCRIZIONE GENERALE II
livellando i margini, servivano per passare dall'uno all'altro di essi, evitando l'incommodo dello scendere
e salire gli alti scaglioni che li costituiscono. Queste picciolo pile di ponte, come spiritosamente le chiama
un recente descrittore1, dovevano rendere disagioso il farsi trasportare su veicoli da un punto all'altro
della città. E però si può con una certa sicurezza affermare, che i Pompeiani andassero a piedi, tanto
più che punto di scuderie si è trovato nella parte finora scoverta2; e le rotajc, profondamente solcate sul
lastrico delle vie, debbono attribuirsi ai pesanti carri trascinati da muli, che trasportavano le merci e
le derrate dei campi.
La impressione che sui passanti producevano le strade, a giudicarla con le nostre idee, non si può
definire in un modo reciso. Una vista piacevole non offrivano certamente le abitazioni con le porte chiuse,
e con le facciate composte di una nuda muraglia; le finestre o mancavano affatto, o somigliavano a stretti
spiragli e feritoje ; peggio era quando la monotonia di quei prospetti veniva nei piani superiori interrotta
dalle loggette, che si stendevano troppo in fuori, e nelle vie più anguste intercettavano la poca luce che
vi penetrava. D'altra parte però le file non interrotte di botteghe, che tutte si aprivano con una larghissima
porta, per la quale facevano lor mostra le cose poste in vendita, conferivano gajezza e vivacità alle strade,
e più ancora gliene aggiungeva la vita clamorosa ed animata che vi circolava. Poiché se i dipinti pompeiani,
che ritraggono la vita reale passata all'aperto, somigliano tanto alle scene che vediamo tutto giorno in
Napoli, e se varie usanze, proprie degli odierni abitanti di questi luoghi, non possono altrimenti spiegarsi,
che con una tradizione antichissima e continua, segue, che la immagine più fedele della vita dei Pompeiani
fuori le proprie case, trovisi in quelle nostre vie, dove meno è penetrata la influenza della moderna civiltà.
Tutti parlavano a voce alta e gesticolando vivacemente ; i mereiai gridavano vantando la bontà delle
cose che spacciavano, la mitezza dei prezzi, il luogo donde provenivano; i venditori ambulanti con
importuna insistenza obbligavano i passanti a comprare, anche quando non ne avevano bisogno; le panche
e le botteghe posticce ingombravano i marciapiedi, i crocicchi, ed i portici delle piazze; da per tutto
un frastuono di voci, urto e confusione tra chi andava e veniva, cento stimoli artifiziosi per attirare la
curiosità dei passanti.
Hanno per noi importanza le strade di Pompei non solamente come tali, ma anche sotto un altro
rispetto, cioè per formarci una idea dell' interesse che allora si aveva per l'amministrazione della cosa
pubblica. Come abbiam detto di sopra (pg.2), l'elezione annuale dei magistrati era devoluta all'adunanza
di tutti i cittadini della colonia. Un certo tempo prima del giorno dei comizi, la lista dei candidati veniva
per cura del magistrato supremo della città affissa al pubblico, in modo die tutti potessero leggerla.
Questa presentazione obbligava gli elettori a portare i lor voti sui nomi di coloro soltanto, che erano
compresi nella lista, ed esclusivamente per quella magistratura cui venivano designati. La libertà dei
cittadini, frenata in certo modo per questo verso, si sfogava con ardore tanto più impetuoso nella lotta fra
i diversi candidati. E l'argomentiamo dal fatto, che anche prima del giorno dei comizi, ognuno voleva
manifestare il voto che avrebbe dato agli eleggibili che preferiva; il che facevano, dipingendo sulle mura
esterne delle case i programmi elettorali. Ciò che tali programmi, e più in generale tutte le epigrafi
dipinte lunghesso le vie, conferiscono alla conoscenza della vita pubblica e privata dei Pompeiani, verrà
in seguito esposto a proprio luogo. Solamente qui, per giustificare la importanza maggiore, che a nostro
avviso acquistano le strade per questo genere d'iscrizioni, diciamo, che la scienza molto se ne è giovata;
ed anche oggi, tuttoché quelle che ritornano a luce non siano d'ordinario che ripetizioni di altre già
note (essendone pubblicato più di un migliaio), pure l'interesse dei dotti non è loro venuto meno;
poiché di tanto in tanto apparisce sempre o un nome nuovo, o una nuova forinola , o qualche nuovo
elemento utile alla conoscenza di Pompei, o dell'antichità in generale.
Ed ora veniamo a dare un cenno di tutti gli edilizi della città, e precipuamente di quelli, che non
essendo descritti con una speciale dichiarazione, non possono, senza una colpevole negligenza, venir
trasandati in un'opera, che si propone d'illustrare le case ed i monumenti di Pompei. Per seguire in ciò
l'ordine che ci è parso migliore, cioè il topografico, avvertiamo che oggi può entrarsi alla città per tre
porte, cioè la Stabiana o dei Teatri, che è la più antica, quella detta della marina, che è la più frequentata
per la sua vicinanza alla stazione della ferrovia, e l'Ercolancsc che è slata la prima a tornare in luce. Noi
entreremo per quest'ultima.
STRADA DEI SEPOLCRI
Un tal nome si è dato alla via esterna, che imbocca alla Porta Ercolanese, per le tombe numerose, che
la fiancheggiano dai due lati (v. Tav. VII. Descriz. gener.) : anche le altre vie esterne di Pompei dovevano
presso a poco presentare la stessa magnifica veduta ; poiché era costume dei Romani ornare di tombe e
di ville le strade che uscivano dalla città. Ma quella di cui parliamo, essendo la sola che finora sia stata
J) M. Monnier, Pompei et les Pompéiens, Paris 1864, p. 45. gradino; e sì per tale circostanza, come pel rinvenimento fattovi di due ruote,
2)LacasadiPopidio Secondo (detta del citarista), sulla via che dal Tempio e pei solchi impressi profondamente sulla soglia, può reputarsi una rimessa,
d'Iside mena allAnfiteatro, ha un locale recentemente scoverto, davanti alla ma non di cocchi, che nulla induce a credere questo , ma sì di carri da
cui porta il marciapiede si abbassa gradatamente fino alla via, senza formare trasporto.
livellando i margini, servivano per passare dall'uno all'altro di essi, evitando l'incommodo dello scendere
e salire gli alti scaglioni che li costituiscono. Queste picciolo pile di ponte, come spiritosamente le chiama
un recente descrittore1, dovevano rendere disagioso il farsi trasportare su veicoli da un punto all'altro
della città. E però si può con una certa sicurezza affermare, che i Pompeiani andassero a piedi, tanto
più che punto di scuderie si è trovato nella parte finora scoverta2; e le rotajc, profondamente solcate sul
lastrico delle vie, debbono attribuirsi ai pesanti carri trascinati da muli, che trasportavano le merci e
le derrate dei campi.
La impressione che sui passanti producevano le strade, a giudicarla con le nostre idee, non si può
definire in un modo reciso. Una vista piacevole non offrivano certamente le abitazioni con le porte chiuse,
e con le facciate composte di una nuda muraglia; le finestre o mancavano affatto, o somigliavano a stretti
spiragli e feritoje ; peggio era quando la monotonia di quei prospetti veniva nei piani superiori interrotta
dalle loggette, che si stendevano troppo in fuori, e nelle vie più anguste intercettavano la poca luce che
vi penetrava. D'altra parte però le file non interrotte di botteghe, che tutte si aprivano con una larghissima
porta, per la quale facevano lor mostra le cose poste in vendita, conferivano gajezza e vivacità alle strade,
e più ancora gliene aggiungeva la vita clamorosa ed animata che vi circolava. Poiché se i dipinti pompeiani,
che ritraggono la vita reale passata all'aperto, somigliano tanto alle scene che vediamo tutto giorno in
Napoli, e se varie usanze, proprie degli odierni abitanti di questi luoghi, non possono altrimenti spiegarsi,
che con una tradizione antichissima e continua, segue, che la immagine più fedele della vita dei Pompeiani
fuori le proprie case, trovisi in quelle nostre vie, dove meno è penetrata la influenza della moderna civiltà.
Tutti parlavano a voce alta e gesticolando vivacemente ; i mereiai gridavano vantando la bontà delle
cose che spacciavano, la mitezza dei prezzi, il luogo donde provenivano; i venditori ambulanti con
importuna insistenza obbligavano i passanti a comprare, anche quando non ne avevano bisogno; le panche
e le botteghe posticce ingombravano i marciapiedi, i crocicchi, ed i portici delle piazze; da per tutto
un frastuono di voci, urto e confusione tra chi andava e veniva, cento stimoli artifiziosi per attirare la
curiosità dei passanti.
Hanno per noi importanza le strade di Pompei non solamente come tali, ma anche sotto un altro
rispetto, cioè per formarci una idea dell' interesse che allora si aveva per l'amministrazione della cosa
pubblica. Come abbiam detto di sopra (pg.2), l'elezione annuale dei magistrati era devoluta all'adunanza
di tutti i cittadini della colonia. Un certo tempo prima del giorno dei comizi, la lista dei candidati veniva
per cura del magistrato supremo della città affissa al pubblico, in modo die tutti potessero leggerla.
Questa presentazione obbligava gli elettori a portare i lor voti sui nomi di coloro soltanto, che erano
compresi nella lista, ed esclusivamente per quella magistratura cui venivano designati. La libertà dei
cittadini, frenata in certo modo per questo verso, si sfogava con ardore tanto più impetuoso nella lotta fra
i diversi candidati. E l'argomentiamo dal fatto, che anche prima del giorno dei comizi, ognuno voleva
manifestare il voto che avrebbe dato agli eleggibili che preferiva; il che facevano, dipingendo sulle mura
esterne delle case i programmi elettorali. Ciò che tali programmi, e più in generale tutte le epigrafi
dipinte lunghesso le vie, conferiscono alla conoscenza della vita pubblica e privata dei Pompeiani, verrà
in seguito esposto a proprio luogo. Solamente qui, per giustificare la importanza maggiore, che a nostro
avviso acquistano le strade per questo genere d'iscrizioni, diciamo, che la scienza molto se ne è giovata;
ed anche oggi, tuttoché quelle che ritornano a luce non siano d'ordinario che ripetizioni di altre già
note (essendone pubblicato più di un migliaio), pure l'interesse dei dotti non è loro venuto meno;
poiché di tanto in tanto apparisce sempre o un nome nuovo, o una nuova forinola , o qualche nuovo
elemento utile alla conoscenza di Pompei, o dell'antichità in generale.
Ed ora veniamo a dare un cenno di tutti gli edilizi della città, e precipuamente di quelli, che non
essendo descritti con una speciale dichiarazione, non possono, senza una colpevole negligenza, venir
trasandati in un'opera, che si propone d'illustrare le case ed i monumenti di Pompei. Per seguire in ciò
l'ordine che ci è parso migliore, cioè il topografico, avvertiamo che oggi può entrarsi alla città per tre
porte, cioè la Stabiana o dei Teatri, che è la più antica, quella detta della marina, che è la più frequentata
per la sua vicinanza alla stazione della ferrovia, e l'Ercolancsc che è slata la prima a tornare in luce. Noi
entreremo per quest'ultima.
STRADA DEI SEPOLCRI
Un tal nome si è dato alla via esterna, che imbocca alla Porta Ercolanese, per le tombe numerose, che
la fiancheggiano dai due lati (v. Tav. VII. Descriz. gener.) : anche le altre vie esterne di Pompei dovevano
presso a poco presentare la stessa magnifica veduta ; poiché era costume dei Romani ornare di tombe e
di ville le strade che uscivano dalla città. Ma quella di cui parliamo, essendo la sola che finora sia stata
J) M. Monnier, Pompei et les Pompéiens, Paris 1864, p. 45. gradino; e sì per tale circostanza, come pel rinvenimento fattovi di due ruote,
2)LacasadiPopidio Secondo (detta del citarista), sulla via che dal Tempio e pei solchi impressi profondamente sulla soglia, può reputarsi una rimessa,
d'Iside mena allAnfiteatro, ha un locale recentemente scoverto, davanti alla ma non di cocchi, che nulla induce a credere questo , ma sì di carri da
cui porta il marciapiede si abbassa gradatamente fino alla via, senza formare trasporto.