Ehrle, Franz [Editor]; Bufalini, Leonardo [Editor]; Bufalini, Leonardo [Ill.]
Le piante maggiori di Roma dei sec. XVI e XVII: riprodotte in fototipia (Band 1): Roma al tempo di Giulio III: la pianta di Roma di Leonardo Bufalini del 1551, riprodotta dall' esemplare esistente nella Biblioteca Vaticana — Roma, 1911

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INTRODUZIONE

§ 1. Le vedute e le piante stampate di Roma anteriori al Bufalini. — Benché la pianta
del Bufalini sia la più antica del genere fra le stampate separatamente e da sè sole e delle quali
abbiamo ora certa notizia per copie esistenti, nondimeno essa fu preceduta e in certo modo preparata
non solo da parecchie vedute che servivano piuttosto come illustrazioni di opere storiche, ma anche
di piante separate di non piccola dimensione, delle quali peraltro non si è finora scoperto alcun
esemplare. Per giudicare con più competenza il merito del Bufalini converrà dunque dare un’occhiata
alle vedute ancora conservate e raccogliere tutte le notizie possibili sulle piante smarrite o perdute
affatto.

La prima pianta di Roma, a stampa, fino adesso conosciuta, come ha dimostrato lo Gnoli, 1
si ritrova nel Supplementum chronicarum dell’Agostiniano Giacomo Filippo Foresti da Bergamo
(Bergomensis), della quale opera il testo fu terminato nel 1483 in Bergamo, e reso di pubblica ragione
nel medesimo anno, il 23 Agosto, a Venezia da Bernardino Benagli (de Benaliis). Il Supplementum
fu ristampato nel 1485 a Brescia da Bonino de Boninis da Ragusa e nel 1486 di nuovo dal Benagli
a Venezia. Ma mentre in queste tre prime' edizioni Roma è rappresentata da una meschinissima
xilografìa senza individualità, 2 la prima pianta o veduta prospettica di Roma, a stampa, degna di
tal nome, come disse benissimo lo Gnoli, 3 si ritrova nella quarta edizione curata da Bernardo Rizzi
da Novara a Venezia nel 1490 a f. 49.

Colla pianta del Bergomese sono strettamente imparentate due altre vedute : quella a stampa
del Chronicon mundi di Artmanno Schedel stampata nel 1493 a Norimberga,4 ed il grande panorama
disegnato su tela nel Museo Civico di Mantova di poco posteriore al 1534. 5 Tutte e tre le vedute

1 Di alcune piante topografiche di Roma ignote o poco
note nel Ballettino Comunale, XIII (1885), 63-76.

2 Allo stesso tipo appartiene la Roma del Fasciculus
temporum del Wernero Rolewinck, stampato nel 1480
a Venezia da Erhard Ratdolt, f. 13v (nella Bibl. Vatic.
Ine. II, 472).

3 Ballettino Comunale, l. c. p. 68.

4 Per le numerosissime incisioni, che adornano il suo
volume, lo Schedel si servì, come egli stesso ci dice nell’epi-
logo f. 300v, dell’opera di Michele Wolgemut e di Guglielmo
Pleidenwurff, valenti matematici e pittori. Adhibitis tamen
viris mathematicis pingendique arte peritissimis Michaele

Wolgemut et Wilhelmo Plevdenwurff, quorum solerti accu-

ratissimaque animadversione tum civitatum tum illu-
strium virorum figurae inserte sunt. Sullo Schedel e la
sua opera v. V. von Loga, Die Stddteansichten in Schede/s
Weltchronick nello Jahrbuch der Kgl. Preuss. Kunst-
sammlungen, 1888, p. 9 e R. Stauber, Die Schedelsche Bi-
b/iothek. Freiburg, 1908 (Studien undDarstellungen, VI, 2.3).

6 Essa fu scoperta da A. Portioli nel 1868, nel Museo
civico di Mantova, al quale pervenne dal convento dei
Carmelitani, soppressi nel 1796; v. A. Portioli, Reiasione
intorno ai monumenti pervenuti al Museo civico di Man-
tova negli anni 1866, 1867. Mantova, 1868, p. 108, 25. È
stata pubblicata ed illustrata da G. B. De Rossi, Piante
icnografiche e prospettiche di Roma. Roma, 1879.
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