Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Hrsg.]
Monumenti antichi: Antichità del territorio Falisco: esposte nel museo nazionale romano a villa Giulia (Parte prima) — 4.1894 (1895)

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DEGLI SCAVI DI ANTICHITÀ NEL TERRITORIO FALISCO

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Sventuratamente noi con le nostre ricerche siamo
giunti in questo luogo, quando delle aree riserbate ai
sepolcri solo una parte piccolissima nou era stata an-
cora sconvolta.

Dobbiamo anzi aggiungere che il gruppo di tombe,
che in condizioni meno deperite potemmo esaminare,
fu quello appunto che tornò a luce in occasione dei
lavori agricoli, quando si dissodava l'ultima delle
collinette, che in quest'area dell'antica necropoli si
('levano.

Queste tombe, che ci servirono di guida per le
nostre ricerche, invece di condurci ad acquistare un
complesso ricchissimo di dati archeologici, quale pote-
vamo sperare, valsero piuttosto a farci argomentare
quanto fosse ricco il tesoro che irreparabilmente abbia-
mo perduto.

Saremmo però ingiusti se di tutto questo danno si
attribuisse per noi la colpa al Comune di Anguillaia,
che è proprietario del luogo. Senza dubbio apportò l'ul-
tima rovina la risoluzione presa da quel municipio, una
ventina di anni fa, quando stabilì che fosse diboscato
il terreno per metterlo a cultura. Ma una grande zona
di questa necropoli, quella più vicina al centro abitato,
aveva grandemente sofferto ; e forse era stata in parte
distrutta fino dall'età romana, quando sul finire della
repubblica ed il cominciare dell'impero si fondò quivi
il piccolo vico presso la strada che si distaccava dalla
Cassia, come sopra è stato accennato.

Del resto, qualunque sieno state le cause che in
antico portarono il danno, certo è che l'ultima rovina
in quest'area della necropoli si deve alle opere agri-
cole recenti, sul terminare delle quali siamo noi ar-
rivati, ed appena in tempo per raccogliere una parte
proprio minima di un materiale archeologico vera-
mente cospicuo.

Lo strato costante dei rottami fittili appartenenti
ad ossuari di impasto rozzo nerastro, mentre ci delimita
1' area in cui la necropoli si estendeva, prova pari-
menti che le sue tombe erano a pozzo cioè a crema-
zione, e con vasi che per tecnica e stile dovevano ap-
partenere alla serie oramai numerosa di quelli del
noto tipo Villanova; solo nella parte più vicina al-
l'abitato si raccolsero frammenti di vasi ad impasto
meno elaborato, e più proprio ad arte locale, come è
nelle tombe di altre necropoli italiche, ove alla serie
dei pozzi con cinerari del puro tipo Villanova seguono

pozzi con cinerari, che tendono ad imitare vasi di quel
tipo, ma se ne distinguono.

Questi fìttili in generale appartengono al periodo
ultimo di questi sepolcreti, al tempo cioè in cui al
cinerario primitivo si sostituisce talvolta quello che
imita la capanna, quando il rito semplice vetustissimo
si modifica con l'aggiunta dei vasi di corredo.

A confermare maggiormente che le tombe di questa
necropoli furono tutte di cremati ed a pozzo, con cine-
rari di tipo antichissimo, giova lo esporre tutto ciò che
da noi fu osservato nei piccoli poggetti che si elevano
sull'area pianeggiante di questa necropoli, sul ciglio
del declivio verso il lago di Martignano.

I segni delle tombe a pozzo si sono quivi ricono-
sciuti in maniera veramente costante ; e fuori di questi
segni di tombe non si trovarono che il fondo di una
casa quadrata (fig. 26), e tre tombe a cassa di età ro-
mana, con suppellettile funebre del principio dell'im-
pero (fig. 22), tombe appartenenti al vico, del quale più
volte ci è avvenuto di dire. Del resto pochissime sono
state le tombe che si trovarono conservate in tutta la
loro altezza, e queste furono scoperte sulla sommità,
nel centro del ripiano.

In origine l'area superiore di queste piccole col-
linette fu ridotta pianeggiante; e sopra di essa, ad una
considerevole distanza l'uno dall'altro, furono scavati
i pozzi per le tombe più nobili e più ricche.

Per le corrosioni, alle quali il luogo andò natural-
mente soggetto, caduto colle acque piovane lo strato
superiore, e formatosi lo scoscendimento nella perife-
ria, le tombe che erano sul limite del ripiano furono
quelle che maggiormente soffrirono ; e la rovina loro
fu più grande allorché coli' aratro, mettendosi a cul-
tura anche il declivio del colle, fu asportata tutta la
parte superiore dei pozzetti funebri, lasciandosi in
molti punti o il segno appena dell'impianto, o rara-
mente il fondo dell'ossuario.

Cominciamo dal più meridionale di questi poggetti,
cioè da quello ove avvennero le scoperte casuali che
ci diedero gli oggetti più considerevoli (fig. 4 L ; tav. Il,
fig. 1 L). È alto m. 5,00, ed ha la pianta che qui se
ne riproduce (fig. 20).

Fu nel dissodare questo piccolo poggio che i con-
tadini si imbatterono in una specie di colonna di tufo,
sull'alto, nel mezzo del ripiano, nel luogo indicato
nella fig. 20 con la lett. a.
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