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Fio. 1. — Sarcofago di Torre San Severo : frontone del coperchio.

IL SARCOFAGO ETRUSCO DI TORRE SAN SEVERO

CON QUATTRO SCENE DEL CICLO TKOJANO

I.

I precedenti della scoperta.

Un tentativo di scavo clandestino fatto in seguito
al parziale avvallamento del terreno durante i lavori
per la semina, nel novembre 1911, presso il sepolcro
che conteneva l'insigne sarcofago argomento di questo
studio, richiamò ben tosto l'attenzione dei tre attori
della successiva scoperta. La R. Soprintendenza agli
scavi dell' Etruria mandava, al primo annunzio, un
soprastante per constatare il fatto, mentre il proprie-
tario del campo, Rodolfo Frullichini, si accordava col
curato di Castelgiorgio, don Augusto Bianconi, esperto
e sagace intraprenditore di scavi archeologici ben noto
nella regione volsiniese, al quale deferiva con atto
regolare l'esplorazione della tomba, di cui ormai si
avevano indizi sicuri. Per il sospetto che il tentativo
di scavo, sebbene praticato di notte e da ignoti, po-
tesse essere un saggio di accertamento preventivo pro-
mosso dal proprietario d'accordo col socio Bianconi,
quando la domanda di quest'ultimo pervenne alla
Soprintendenza, non fu accolta subito; ma passò circa
un anno, anche per altre sopravvenute circostanze,

prima che vi si desse corso. L'esplorazione della tomba,
sotto la sorveglianza di un funzionario governativo,
fu pertanto potuta iniziare solo il 9 settembre del
successivo anno 1912

11 terreno dove fu fatta la scoperta trovasi alla
estrema periferia del comune di Orvieto, sul versante

(') Dopo pochi giorni dalla scoperta, quando io vidi il sar-
cofago nella tomba umida risplendere per la sua vivace poli-
cromia, avendone riconosciuta la grande importanza artistica
ed archeologica, riuscii - con non poca fatica - a mettermi
d'accordo col concessionario dello scavo, rev. Bianconi, e col
proprietario del terreno, sig. Frullichini, ed ottenni che il mo-
numento venisse - con ogni cura - trasportato a Firenze per
esservi pulito e ricomposto avanti di farne la stima venale. Ma
varie cospicue persone di Orvieto promossero una viva agi-
tazione in senso contrario, e con l'appoggio dell'Autorità co-
munale si opposero a che il sarcofago fosse trasportato alla
stazione. Da questo fatto segui una lunga ed incresciosa que-
stione, sulla quale da ultimo decise il Consiglio superiore
per le antichità e le belle arti, nel senso di lasciare nel Museo
di Orvieto il sarcofago, dopo averne riscattato la parte di
ragion privata d'accordo tra il Ministero e l'Opera del Duomo.
La causa del ritardo con cui ne viene fatta la pubblicazione
deve pertanto ricercarsi principalmente nell'accennata ed infe-
lice controversia.

Per le condizioni di luce poi poco favorevoli offerte dalla
sala terrena del Museo dell'Opera, dove il monumento trovasi
ora esposto al pubblico, non si poterono ottenere migliori foto-
grafie di quelle che vengono riprodotte più avanti nella tavola
fuori testo.
 
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