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stazioni preistoriche nella provincia di bologna

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nata, a mio giudizio, ad integrare opportunamente
quella più diffusa tendenza che si occupa quasi sol-
tanto degli elementi importati, studiandosi di deter-
minarne i primitivi centri di origine. Questa fisouomia
composita che la civiltà di Villanova viene dunque
ad assumere per la presenza di elementi di origine
e di tipo estranei alla tradizione terramaricola. meri-
terebbe di essere verificata in base ad un esame mi-
nuto dei singoli fatti, che qui non è possibile intra-
prendere. Mi limiterò ad accennare soltanto a uu
dato che mi sembra meritevole di studio e di con-
siderazione.

Tra gli elementi caratteristici della civiltà di
Villanova è la decorazione dei vasi fittili a motivi
geometrici vari e complicati disposti a zone, ottenuti
a graffito o a impressione o spesso per via d'incisioni
profonde. Questo tipo di decorazione, i cui tratti carat-
teristici sembrano accentuarsi di mano in mano che

la civiltà villanoviana procede verso le sue fasi più
progredite, mentre è assolutamente sconosciuto alle
terremare, trova i suoi precedenti più prossimi in
quella ceramica di Toscanella Imolese e di Villa Cas-
sarmi, di cui abbiamo riprodotto alcuni saggi nelle
nostre figure »<>-29 e 40, 49, 50; la quale ceramica,
come dicemmo, continua in piena età del bronzo e in
presenza della civiltà delle terremare, una tradizione
ornamentale che risale a prototipi neolitici. Onde non
sembrerà illegittimo enunciare, in via provvisoria,
questa tesi, che la decorazione grafita della cera-
mica villanoviana è forse il prodotto di una rea-
zione culturale dovuta a un elemento locale yrevil-
ìanoviaao che già aveva fatto le sue prove nella
ceramica di tipo neolitico, e che, per opera di genti
discendenti appunto da famiglie neolitiche e depo-
sitarie di tradizioni arcaiche, rivisse ora in forma
rinnovata ed ebbe una nuova fase di sviluppo.

R. Pettazzoni.

NOTA. — Quanto al problema dei rapporti fra. le antichità
preistoriche di Villa Cassarini e le etrusche, esso è tale che
non potrebbe risolversi se non prospettandolo e inquadrandolo
nel problema più vasto e più generale della successione delle
fasi culturali per entro a tutta la preistoria bolognese in rap-
porto con la successione stratigrafica degli abitati primitivi.
D'altro lato, nel caso specifico di Villa Cassarini, occorrerebbe
disporre di dati più completi di quelli che lo scavo ha potuto
fornire. Basterà quindi accennare di volo alla questione.

Il Brizio, nell' intraprendere gli scavi di Villa Cassarini
in seguito ai trovamenti fortuiti ivi avvenuti, era mosso appunto
— come si rileva dalle sue note, che io ho potuto consultare — ,
non solo dall'idea di poter trovare una costruzione etnisca di
carattere sacrale, eventualmente un vero e proprio 'tempio',
ma anche dalla speranza di poter risolvere un importante pro-
blema di topografia e di preistoria locale. Si trattava di sco-
prire le tracce di Felsina etrusca. È noto, in fatti, che nel-
l'area oggi occupata dall'abitato urbano in senso ristretto
(dentro la vecchia cinta1, non Si rinvenne finora alcuna t:uccia
di antichità analoghe a quelle che formano il complesso così
caratteristico di Marzabotto; onde si dovette legittimamente
concludere che i primi stanziamenti etruschi avessero dunque
avuto luogo altrove, in un sito posto fuori dell'abitato civico
odierno. Questo sito, il Dennis (') aveva creduto di poterlo
localizzare sul Monte della Guardia. Invece il Ducati (3), e
con Ini il Grenier (3) e il Ghirardini (4), ritengono molto più

verosimile pensare alle pendici del colle dell'Osservanza e delle
altre colline tra Porta Saragozza e il torrente Aposa. Questa
localizzazione è legittimata specialmente dal rinvenimento di
tracce di costruzioni di tipo etrusco precisamente fra Porta
Saragozza e Porta D'Azeglio ('); alle quali ora bisogna aggiun-
gere quelle rinvenute, appunto fuori Saragozza, a Villa Cassa-
rini. Qualunque sia l'origine prossima e remota della civiltà
etrusca del tipo i i Marzabotto, non v'ha dubbio che essa rap-
presenta, nel territorio bolognese, una fase ulteriore di civiltà
che si sovrappose alle precedenti. Questa sovrapposizione, noi
la tocchiamo con mano, nella sua realtà fisica e stratigrafica,
a Villa Cassarini. Ma quivi la civiltà etrusca pare si sia sovrap-
posta non alla civiltà villanoviana quale dovette fiorire nel-
l'abitato urbano, bensì a un complesso culturale di tipo più
arcaico. Se questo complesso fosse ancora vivo e vitale, oppure
appartenesse già al passato quando la civiltà etrusca si affacciò
e s'impiantò sopra di esso, è questo un punto che soltanto
uno scavo ulteriore potrebbe risolvere. Per ora non si può che
constatare l'assenza di quella fase intermedia che sarebbe rap
presentata da antichità di tipo villanoviano. Sembra, dunque,
allo stato attuale delle nostre conoscenze, che i trovamenti
urbani e quelli extra-urbani si integrino, nel senso che soltanto
dentro la vecchia cinta si trovino i precedenti immediati di
quella civiltà etrusca che solo fuori dell'abitato urbano lasciò
traccia dei suoi stanziamenti, sovrapponendosi ivi a stazioni di
tipo assai più remoto.

(>) Dennis, Cities and cemeleries, II', pag. 510.

(a) P. Ducati, Contributo allo studio della civiltà etrusca in Felsina
in Rend. dei Lincei, 18, 1909, pag. 217 e sg.

(3) A. Grenier, Bologne villanovienne et élrusque, 124 e sg.

(*) G. Ghirardini, La questione etrusca di qua e di là dall'Appennino,

Estr. dagli Atti e Memorie della R. Deputazione di Storia patria per le Ro-
magne), Bologna 1914, pag. 41 e sg., (in nota).

(i) A Casa Violi e presso il serbatoio dell'acquedotto: Zannoni, Arcaiche
abitazioni di Bologna, pag. 57 e sg., 74 e sg.
 
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