Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 2.1896

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orde di Roberto Guiscardo. Sono rimarchevoli, in primo luogo, gli avanzi di un altare eretto
sotto il pontificato di papa Ormisda (514-523) da un certo Mercurio, come si rileva dall'iscri-
zione dell'epistilio che fu scoperta dal De Rossi nel basamento de>la schola cantorum di detta
chiesa; consistono questi (oltre all'epistilio surriferito) in un frammento di architrave inta-
gliato sulla fronte e sulla faccia inferiore, in due
colonnine ricoperte di rami di edera coi capitelli fog-
giati a guisa di canestri finamente intagliati e trafo-
rati alla maniera bisantina (unici nel loro genere in
tutta Roma), ed in tre elegantissime tranzenne imitanti
un tessuto di stuoie incorniciate da uovoli, fusaruole
e trecce, lavori che rivelano tutti un medesimo gusto
ed una medesima fattura.

Era questo Mercurio priore di San Clemente sotto
papa Ormisda, poscia cardinale titolare di San Pietro
in Yincoli, salì al pontificato col nome di Giovanni II
(come si apprende da una lapide ivi esistente). A lui
sono dovute anche le cancellate marmoree chiudenti il presbiterio e la schola cantorum,
che in origine esistevano nella sottostante basilica, ed era di dimensioni assai maggiori del-
l'attuale, e perciò trovansi collocate disordinatamente; in oltre nel secolo xn, per costruire
gli amboni, furono mutilate, ed alcune rilavorate ed anche arricchite con intarsiature di smalti
che ne alterarono l'aspetto. Tuttavia esse formano nel loro complesso una collezione prege-
volissima che merita un particolare studio. Alcune parti più accuratamente lavorate potrebbero
assegnarsi al tempo di Ormisda, e compor dovevano la chiusura presbiteriale; altri pezzi
di lavoro più trascurato debbono ascriversi al tempo del pontificato di Giovanni II (532-535),
perchè recanti il monogramma di questo pontefice. Tutti i plutei sono scolpiti in ambe la
facce ; per la maggior parte sono ornati da due rombi o da due dischi racchiudenti una croce
latina, sei di essi hanno il monogramma di Giovanni racchiuso entro una corona, e due
una stella ad otto punte formata da due quadrati intrecciati. Sono tutti i suddetti plutei
inquadrati da ampie scorniciature a sagome irregolari ed incerte. Si nota agli angoli dei
rombi un ornamento in forma di giglio che aggiunge grazia alla figura geometrica di essi,
e di questo ornamento vedremo gii artisti dei secoli seguenti
farne larghissimo uso. I pilastrini che collegano i vari plutei
hanno ambo le facce scolpite con ornamenti assai variati,
racchiusi entro una scorniciatura rigirata in quadro sulla
testa del pilastrino. Yi sono disegni a palme, a ramoscelli,
ora dritti, ora ondulati; qua si veggono steli nascenti da un
vaso intrecciarsi via via simmetricamente, là disegni geo-
metrici ; dove appariscono foglie di edera, e dove foglie e
grappoli d'uva. L'esecuzione ne è alquanto negletta, la
scultura languida e quasi sfumata nei contorni, gli spigoli
smussati, gli angoli arrotondati, i listelli e le fascieapiani
obliqui danno un carattere tutto speciale alla scultura ornamentale di quest'epoca.

Ne è a credersi che solo San Clemente possedesse di questi lavori, perchè a Santa Maria
in Cosmedin, ai Santi Cosma e Damiano, nelle Grotte Yaticane, ecc., se ne veggono rimar-
chevoli avanzi. Il ponte fomentano, costruito nel Y secolo e demolito da Totila, venne ri-
costruito da Narsete nell'anno 565. Dei suoi parapetti in marmo nulla più rimane sul posto,
qualche raro avanzo giace disperso nei campi deserti, la maggior parte sta forse sepolta
nel letto del fiume che scorre placidamente sotto il suo grande arco. Il D'Agincourt ce ne ha
conservato un disegno abbastanza esatto quale ancor vedevasi a' suoi tempi, e che qui ripro-
duco. Questo ponte venne restaurato al tempo di Nicolò Y, e forse allora furono disordina-
tamente rimessi in opera nel modo riportatoci dal disegno plutei e pilastrini, mischiando

Architrave dell'altare di Ormisda
in San Clemente (secolo yi)

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Tranzenne dell'altare di Ormisda
in San Clemente (secolo vi)
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