Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 2.1896

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EMtL JACOBSEN

Il ritratto d'uomo dalla barba grigia, in pelliccia, ha molto sofferto. È veneziano e
della scuola di Tiziano. Il catalogo lo presume di Paris Bordone (?).

Opera certa di Paris Bordone, per quanto non sia fra le sue migliori, ò il ritratto di
uomo giovane, senza barba. Il giovane porta un abito rosso, e sullo stesso un mantello di
pelliccia. I forti toni rossi nelle carni gialliccie sono una caratteristica del maestro.

Il dipinto ovale che raffigura San Giovanni giovinetto, nudo, che leva l'indice in alto
in segno di ammonizione, è una copia milanese ridotta del più grande dipinto del Louvre,
colà attribuito a Leonardo. Il quadro, che ha un'apparenza pagana (sovente riceve il titolo
di Bacco), non è opera certa del pennello del maestro. Anche la copia che qui si trova, si
presume sia di Leonardo stesso (!).

Il ritratto di vecchio senza barba, con un foglio in mano, è della maniera di Ribera.
Non potei giudicare se si tratti di un dipinto autentico, in causa dell'altezza in cui è
collocato.

Il grandioso dipinto della Sacra Famiglia, Santa Elisabetta, San Giovanni bambino e
l'angioletto tripudiante in alto, è opera di Giulio Cesare Procaccini, e impressiona per il
colorito armonico e profondamente intuito, ma manca di spontaneità nella composizione e
di verità nel sentimento. Migliore di questo è il suo dipinto d'altare in Santa Maria di
Carignano (2° altare a sinistra) con Maria che troneggia sulle nubi, circondata da angioletti.
Più sotto stanno San Francesco e San Carlo Borromeo. Anche nella terza sala della
Galleria Durazzo-Pallavicini vi è un dipinto eseguito con virtuosità in colori brillanti:
l'Adultera davanti a Cristo.

Un buon dipinto nella sua maniera naturalistica è la Madonna di Bernardo Strozzi.
Maria sta seduta, appoggiandosi con il gomito ad una tavola; essa tiene un libro nella
mano sinistra, e somiglia ad una sana e semplice donna del popolo; Gesù Bambino e il
piccolo San Giovanni chiacchierano fra di loro come due contadinelli. Ai piedi di Maria
un cestellino da lavoro. Sulla tavola un paniere di frutta. Le carni hanno riflessi rosso-ardenti
come in Rubens. Questo quadro di genere è graziosissimo nella sua naturalezza.

Il grandioso dipinto di Paris Bordone, con Maria che confida un istante al venerabile
San Giuseppe il Bambino, con San Girolamo che, senza soggezione alcuna, se ne sta mezzo
sdraiato e mezzo seduto a terra come un amico di casa, con Santa Caterina che s'avvicina,
potrebbe venir annoverato fra le sue opere migliori, se non fosse in istato di estrema rovina.
A sinistra degli angioletti colgono frutti. Nello sfondo un vasto paesaggio.

San Rocco fra gli appestati è opera autentica, ma non importante, di Domenichino.

Il dipinto di Carlo Maratte, con la Sacra Famiglia e angioletti che colgono frutti in un
bel paesaggio, è una graziosa composizione trattata come uno schizzo. Molto più importante
è il grandioso dipinto d'altare in Santa Maria di Carignano (2° altare a destra) che rappre-
senta il martirio di San Bartolomeo.

E difficile giudicare se il quadro che raffigura Santa Caterina sia l'originale del Baroccio,
o una copia, e ciò in causa della totale ritoccatura. Del resto Genova possiede forse la più
bella fra le opere di Federico Baroccio, cioè il suo dipinto rappresentante la Crocefìssione,
in San Lorenzo.

Del fratello maggiore di Domenico, il raro Pellegro Piola (1617-1640), la Galleria possiede
una bellissima' Sacra Famiglia (fìg. 9a), che nel colorito e nei tipi ricorda, in molta parte, i
milanesi posteriori, come Procaccini, ma tiene pur molto di Parmegianino. Quest'ultimo
maestro aveva prodotta grande impressione sul nostro giovane pittore, e su di ciò Soprani
riferisce diffusamente.1 Pellegro appare qui, nelle sue più serie aspirazioni, molto diverso
dal suo minor fratello, dal leggiero, splendidissimo pittore decorativo Domenico. 11 giovane
pittore dagli alti ideali fu trafìtto in una zuffa sulla pubblica via, nel fiore della sua gio-
ventù, a ventitré anni. Nel palazzo Bianco gli viene attribuito un bel disegno.

1 A-O, pag. 318 e seguito.
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