Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 2.1896

Page: 189
DOI issue: DOI article: DOI Page: Citation link: 
https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1896/0223
License: Free access  - all rights reserved Use / Order
0.5
1 cm
facsimile
IL PALLIO O TRITTICO MARMOREO DI VIGHIGNOLO

189

Con ciò si è tenuta quella via di mezzo eh'è pur tanto pregevole in molte questioni,
e che si riassume nel noto proverbio in medio stat virtus, ma che nella risoluzione di un
determinato quesito non ha valore se non quando siansi esperite tutte le constatazioni di
raffronto per le quali ci si affaccia i in pel lente una data opinione, fosse pur dessa anche
meramente ipotetica.

Innanzi dunque che la polvere dell'obblio si addensi sul prezioso trittico di Tighignolo,
dopo il sommario giudizio datone nella Relazione della Consulta, ne sia concesso riassumere
qui brevemente le considerazioni ed induzioni in forza delle quali verrebbe quella scultura
ascritta ad opera di Cristoforo Solari, e più precisamente al Mausoleo ducale di Lodovico
il Moro e Beatrice d'Este.

Diviso il pallio di Yighignolo in tre scomparti, offre in quello di mezzo la raffigura-
zione, ad alto rilievo del Cristo nel sepolcro, ignudo fino alla cintola e con le braccia
incrociate sul davanti. Dai bracci trasversali della Croce, a cui il Cristo sta appoggiato,
pendono i flagelli, e dietro ad essa si levano la spugna e la lancia del doloroso supplizio.
Nello scomparto di sinistra, la Vergine-madre, riccamente panneggiata, stringe al petto le
mani giunte in atto d'orazione, e altrettanto fa San Giovanni Evangelista nello scomparto
di destra. Solo egli tiene le mani incrociate più in basso sul petto: ha una copiosa capi-
gliatura a ricci che gli piove sulle spalle ed una veste'a fìtte pieghe chiusa con fermaglio
al sommo del petto, ricoperta sulla spalla sinistra da un mantello esso pure a molteplici
pieghe. (Yeggasene la riproduzione alla pagina seguente).

Il tipo del Cristo è quello tradizionalmente adottato nell'arte cristiana, e cioè il tipo
diritto ortognato, con capelli lunghi divisi in mezzo alla fronte, naso leptoriniano, e cioè
stretto in confronto alla larghezza, arco delle sopracciglia assai spiccato, labbro superiore
alquanto prominente, e barba breve divisa in due al basso del mento. Corrisponde, infine,
in tutto a quel tipo della divinità umanizzata che prevalse in Occidente a differenza di
quanto manifestossi in Oriente, ove l'immagine del Cristo serbò spesso lineamenti maestosi
e le pupille dilatate, catalettiche quasi, delle figure babilonesi ed assire.

Tipi affini, con ovale del viso ben delineato e gran regolarità di lineamenti hanno la
Tergine Maria e il San Giovanni, che tengono, come il Cristo, semiaperta la bocca con
espressione di profondo corruccio.

Il drappeggiare degli abiti in entrambe queste figure è d'alcun poco grave e affagottato,
specialmente nella Tergine; le pieghe sono tormentate benché disposte con certa simmetria,
e il marmo di Carrara, alquanto talcoso, da cui questi bassorilievi sono tratti, dà alle tre
figure certa lucentezza cerea che attenua quei difetti, ma non è sufficiente a nasconderli.

Benché il pallio frontale di cui discorriamo non porti alcuna iscrizione nè data qual-
siasi, è agevole riconoscere in quest'opera marmorea i caratteri di un artista del Rinascimento
lombardo, nell'ultimo decennio del xv secolo, ch'ebbe somma voga ai suoi tempi, benché
di gran lunga inferiore al suo competitore Antonio Omodeo, e cioè di Cristoforo Solari,
detto il Gobbo, lo scultore ufficiale della casa ducale Sforzesca dal 1495 al 1500.

Di questo artista, conosciuto per la perizia sua come architetto della cupola rimastaci
di Santa Maria della Passione del 1529, le sculture di maggior notorietà e merito sono pur
sempre le due statue da lui eseguite, fra il 1492 e il 1499, di Lodovico il Moro e della
consorte Beatrice d'Este. E, per vero, quando si eccettui un San Giorgio che gli viene
attribuito nella chiesa della Carità di Tenezia, da lui eseguito anteriormente a quella data,
le altre statue accertate di sua mano, fra cui il Cristo alla colonna nella sagrestia meri-
dionale del duomo di Milano, l'Adamo e qualche altra statua decorativa all'esterno della
cattedrale, sono tutte posteriori al 1500, e rivelano uno scultore la cui fama, che destò
qualche gelosia nello stesso Michelangelo, era d'assai inferiore alla nomèa acquistatasi colle
statue del duca e della duchessa di Milano.

Ora, chi abbia esaminato attentamente quei due simulacri, riuniti recentemente nella
navata trasversale sinistra della Certosa di Pavia, non può a meno di notar tosto la grande
loading ...