Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 2.1896

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200 GUSTAVO FRIZZORI

forme, in ispecie quelle delle mani, ci forniscono elementi tali, che, come ben osserva anclie
il Berenson rilevando in esse la meravigliosa modernità dell'intento pittorico, bastano da se
a qualificarli per opere di Lorenzo Lotto e di nessun altro. Il modo piccante ed acuto poi
onde sono illuminate quelle scenette non potrebbe del pari essere stato escogitato se non
da lui, come vorrà riconoscere indubbiamente chi abbia preso domestichezza coll'autore e
col suo proprio maneggio del pennello.

Se queste tavolette poi ci rappresentino qualche primo pensiero dell'artista per la pre-
della della massima sua ancona, o abbiano avuto origine indipendentemente dalla medesima,
è cosa da non potersi decidere.

Non è nostro proposito di fare ora una enumerazione particolareggiata di tutte le opere
di lui eseguite a Bergamo e territorio circostante. Stando sulle generali dobbiamo dire che
di queste una parte sono andate in rovina o disperse, una parte furono da lui dipinte contro
voglia probabilmente, fors'anco per essere stato scarsamente retribuito, dappoiché dimostrano
una rilassatezza di disegno, una volgarità di tipi siffatta che, presi da soli e senza tener
conto dei pregi inerenti sempre alla qualità della tavolozza, potrebbero in parte giustificare
certe avversioni analoghe a quella manifestata nel passo citato dal barone di Rumohr. Di
questo numero sono in ispecie i quadri condotti pei paesi dei contado, quali sarebbero le
pale delle chiese di Celana e di Ponteranica, 1 e in Bergamo la tela della Trinità, dalla
demolita chiesa dello stesso nome, dove la vide l'Anonimo, trasportata nella sagrestia di
Sant'Alessandro in croce. Opera disgraziata, invero, per quanto concerne la parte principale,
che consiste nella figura del Cristo librata nell'aria, laddove la parte inferiore, rappresen-
tante un esteso paesaggio, accidentato da colline e da svariata vegetazione, manifesta tanta
finezza di osservazione, tanta limpidezza e trasparenza di colore, da costituire da sè un sog-
getto gustosissimo.

Ben più attraente e tipico nello stesso tempo per il periodo del Lotto di che ci occu-
piamo è un quadro che si vede appeso in uno dei gabinetti dedicati alla pittura italiana
nella splendida Galleria di Dresda. Il porgerlo qui riprodotto (fig. 14a) ci dispensa dal descri-
vere il soggetto. L'ambiente arioso, l'esecuzione delicata del paesaggio s'accordano pienamente
con quello che si è rilevato nel quadro precedentemente nominato. La conformazione del
nudo nelle figure dei bambini è ben caratteristica per l'autore, massime nella grossezza
delle gambe che contrasta colla esiguità dei piedi, il colorito liquido e chiaro-lucente è pur
tutto suo e proprio in modo peculiare del suo periodo bergamasco. E a questo appartiene
indubbiamente il dipinto, sul quale venne scoperto solo nel 1891 dal signor Carlo Loser sul
parapetto la segnatura Laurentius Lotus insieme colla data 1518. E poi che il Lermolieff
prima di tale scoperta ebbe ad esortare il direttore della Pinacoteca a paragonare questa
Madonna con altra appartenente alla famiglia Piccinelli di Bergamo, munita pur essa del
nome del pittore, acciò avesse a persuadersi dell'identità dell'autore,2 ci piace di accostare,
a conferma dell'enunciato, la riproduzione della seconda (fig. 15a) a quella della prima. Il
quadro di casa Piccinelli poi va pure notato come uno di quelli dove maggiormente spicca .
la vivacità del chiaroscuro e di quel fare vibrato onde fra tutti si distingue il nostro artista,
colorito di un effetto veramente prodigioso tuttora, dal quale si rimane abbagliati e quasi
vinti, starei per dire, di fronte alle innegabili trascuratezze del disegno e dell'affettazione
delle figure, la quale al Morelli ebbe a far dire che gli sembravano altrettante figure in
abito di maschera.

Una impressione analoga del resto sono destinate a produrla altre opere di questo pe-
riodo, mercè lo sfarzo e l'espressione affatto mondana con cui l'autore evidentemente mirò

1 Rispetto a questa vogliamo osservare come il Be-
renson pel primo abbia sagacemente avvertito che le
sottoposte tavolette, le quali formano il gradino imme-

diatamente sopra l'altare, sono dipinte di mano non già

del Lotto, ma di Giov. Cariani. Insudiciate e malconce
quali si vedono, pure rivelano, da non dubitarne, la
mente e il pennello del vero Bergamasco accennato.
2 Jtalian Painters by Giov. Morelli, voi. 2°, pag. 257.
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