Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 2.1896

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Premesso che, non già Bernardo, come incorse per errore in parecchie guide, ma Bal-
dassare degli Embriachi è il vero nome dell'artefice fiorentino che, dietro espressa ordina-
zione dei padri della Certosa di Pavia, ebbe ad eseguire negli anni dal 1394 al 1409 il
grandioso trittico collocato ora nella sagrestia vecchia di quell'insigne tempio, il signor De
Champeaux non sarebbe alieno dall'ammettere che lo stesso artefice delle rive dell'Arno
possa essere stato chiamato in Fi-ancia dal duca di Berry per condurre a fine quel lavoro
nei primi anni del xv secolo, ritenendo egli cosa difficile che il trittico potesse essere
apprestato a Firenze pel fatto che vi si vedono scolpiti non solo i quadretti votivi del duca
e della duchessa, ma altresì le armi dei gigli colla bordura di Berry, quali, a parer suo,
solo potevano essere condotti a fine sul posto.

E riesce facile al signor De Champeaux di dimostrare come, dal momento che, da docu-
menti recentemente pubblicati, risulta comprovato l'invio da Siena a Parigi pei lavori che
il duca di Berry faceva eseguire nei suoi castelli di un artefice d'intarsio senese che sarebbe
identificato nel valente Domenico di Nicolò, esecutore degli stalli del Duomo di Siena, nulla
si oppone a che altrettanto abbia fatto il duca anche per altri artisti italiani, e così, aggiunge
egli, per lo stesso d'Embriachi, dacché di mano sua o della sua scuola apparisce chiara-
mente anche il trittico di Poissy.

Senonchè, va qui notato che la gran quantità di trittici e cofani d'osso e d'avorio fino
a noi pervenuti, coi caratteri medesimi delle opere sicuramente attribuibili al fiorentino
Baldassarre degli Embriachi, quali sono il trittico e le due arche o cofani d'avorio della
Certosa di Pavia, 1 lascerebbe arguire innanzi tutto che non il solo Baldassarre degli Em-
briachi, ma anche il di lui figlio naturale Benedetto e probabilmente altri artefici fiorentini
dell'officina sua attendessero a que'lavori, e che, pur senza un'espressa chiamata in Francia
dell'insigne artista o dei di lui allievi, l'industria dei trittici e dei cofani d'osso e d'avorio
-per cui si distinse la scuola fiorentina dell'Embriachi sulla fine del xiv secolo e nei primi
decennii del xv venisse esercitata esclusivamente in Firenze stessa e di là fossero i singoli
lavori diramati agli ordinatori ed acquirenti dei varii paesi.

Così sappiamo, dalle annotazioni del Libro Mastro delle spese della Certosa di Pavia,
essere avvenuto pel grandioso trittico che già ornava l'aitar maggiore di quel tempio sotto
la cupola maggiore, ed anzi da un rogito del notaio Franceschino Bellisomi, di Pavia, ci
consta che fin dal 1400 una cospicua somma di ben 1000 fiorini d'oro veniva ordinato dal
priore si avesse a corrispondere pei lavori in corso del trittico e dei due cofani d'avorio, ver-
sandola all'uopo al notaio Fraucesco De Masiis.2

E ciò, quantunque nel trittico stesso di Pavia figurino i gigli di Francia e la biscia
viscontea, quali vedonsi i primi anche nel trittico di Poissy, senza stretto bisogno che per
l'esecuzione di quei simboli araldici il lavoro dovesse essere eseguito sul posto dell'ordina-
zione anziché alla sede stessa dell'olficina dell'Embriachi in Firenze.

Ora, senza qui estenderci maggiormente, in mancanza di positivi documenti d'ufficio,
su questa paternità artistica del trittico di Poissy e sulle questioni accessorie che ne ven-
gono, del luogo in cui il lavoro fu condotto ad esecuzione e dei motivi dell'ordinazione
in Italia di cospicua opera d'arte destinata da un principe francese ad una Abbazia fran-
cese, sarà miglior cosa, pur in attesa di maggiori dati che è sperabile vengano quanto

1 Veggasi l'apposita monografìa : « Il trittico in denti
d'ippopotamo e lo due arche o cofani d'avorio della Cer-
tosa di Pavia» neW Archivio storico lombardo, fascic. IV,
1895, e lo scritto di Michele Caffi: «Artisti lombardi »
ì\<ì\V Archivio storico italiano, serie III, tomo XVII, pa-
gina 368.

2 Tratto in errore da quanto leggesi a pag. 35 36
della « Guida della Certosa di Pavia » dell'on. Luca
Beltrami, Emile Molinier assegnò al noto De Màsiis,

Archivio storico dell'Arte, Serie 2% Anno II, fase. IV.

anziché allo scultore Baldassarre degli Embriachi, il
trittico di Poissy tanto nel suo pregiato Catalogo degli
avorii del Louvre, quanto nella speciale Opera illustrata
sugli avorii recentemente pubblicatasi.

Poco persuasive riescono poi le spiegazioni e giusti-
ficazioni fornite al riguardo dal sig. comm. Beltrami nel
capitolo VIII della recentissima sua « Storia documentata
della Certosa di Pavia».
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