Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 2.1896

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Per riassumere, gli oggetti smaltati di stile bizantino clie oggi si conoscono nelle Pro-
vincie meridionali d'Italia formano due serie: quelli con iscrizioni greche, che sono certa-
mente stati importati d'oltre mare; quelli con iscrizioni latine, che sono stati probabilmente
fabbricati sul posto. Ma tutti, per me, sono opera di Greci. Gli storici dell'arte bizantina ne
potranno prendere conto e dovranno enumerare fra i pezzi più perfetti che avranno da stu-
diare la croce di Cosenza.

ARTE FRANCESE, TEDESCA E FIAMMINGA.

Smalti e ricami.

La Madonnina (li Loreto - La pace di Pio II.

Ognuno sa che, dopo Bisanzio, Limoges diventò nel secolo xiii il grande centro d'espor-
tazione per gli oggetti smaltati. Qualcheduno fu portato in Italia da prelati di origine
francese, come il pastorale di Montecassino, 1 ovvero il bel reliquiario, il piede di croce e
la colomba eucaristica della chiesa di San Sepolcro a Barletta: 2 il porto pugliese aveva fin
dal 1190 dato asilo al patriarcato di Nazareth, che fu occupato più volte da Francesi. Altri
pezzi limosini, il cui catalogo è ancora assai incompleto, si ritrovano in possesso di molte
chiese italiane, come per esempio il piatto {gémeUìorì) con stemmi, analogo a quel bellissimo
di Conques, che appartiene all'Opera del Duomo di Siena. L'esposizione d'Orvieto ha fatto
conoscere qualche oggetto nuovo di Limoges, in rame con ismalto champlevé: una piccola
pisside di Pienza, una colomba eucaristica di Frassinovo, presso Modena. Il Museo Civico di
Torino esponeva un lato di una copertura di vangeliario con la crocefissione, lavoro bellis-
simo e poco conosciuto della metà del secolo xin. Sotto la croce si vede una figura umana
che esce da una tomba, le due braccia levato verso il Crocefisso. Il fondo è bleu, la croce
verde, le pieghe dei costumi sono accentuate da un rilievo leggiero e sottolineate da righe
incise, riempite di smalto bleu nero; le teste spiccano in altorilievo.

L'arte di Limoges può ancora rivendicare la statuina, finora studiata da pochi, della
Madonna col Bambino, seduta in trono, sotto un'edicola, che si conserva nel Tesoro di
Loreto, fra gli scarsissimi oggetti antichi sfuggiti all'invasione francese del 1 799.3 Essa è
di rame e passa per opera bizantina del secolo x o circa. A prima vista uno può essere
ingannato dai nimbi della Madonna e del Bambino (quest'ultimo coli'iscrizione ^ jq 0?,
>ocoù<; £pi<7T0? Osò?) e dalle sigle incise sul petto delle statue: IC XC, M|* ©Y- s*
noterà subito che i nimbi sono un'aggiunta assai sconcia, e che l'incisione circolare
praticata sopra la testa della Madonna era fatta per ricevere una corona. Per di più, la
base della statua della Madonna, leggermente tagliata perchè dovette trovarsi un po' troppo
alta sulla sedia, fusa a parte, porta incisa in caratteri gotici l'iscrizione: AYE MARIA
GRATI A PLENA. Il costume della Vergine, aggiustato sul petto, più largo alla vita, con
una lunga cintura che cade sul davanti, il suo mantello foderato di vair, le due teste tonde

1 Carovita, I codici e le arti a Montecassino.

2 C. Enlart, Les origines frangaises de Varchitecture
gothique en Italie, 1894, in-8, pag. 308. Il eli. autore
cita ancora il cofano di Vercelli, illustrato da E. Mella
{La cassa già di deposito delle ossa del cardinale Guala-
Bicheri. Torino, 1883, in-8), una lastra con un angelo
ad Amaseno (prov. di Roma), e la lastra smaltata

a champlevé, incastrata nel ciborio di San Nicola di

Bari, che rappresenta re Ruggero coronato da San
Nicola. Per me quest'ultimo pezzo sarebbe un lavoro
rhenano.

8 Si veda intorno a questo Tesoro, Pietko Valerio
Martorelli, Teatro storico della Santa Casa Nazarena
(Roma, 1735, 3 voi. in-fol.) e segnatamente li, pag. 102-
109, e III, pag. 132-135. Non si fa parola in questi
vecchi libri della Madonnina di rame.
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