Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 2.1896

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Lasciando da parte altri quadri da camera, quali sarebbero quello di proprietà del conte
Camozzi Yertora di Bergamo, della Galleria Tosi a Brescia, del Louvre, torniamo di nuovo
alle opere da chiesa appartenenti all'età media, o, per meglio dire, già matura.

Brillanti, fra altre, sono due tele che hanno stretta attinenza fra loro per il soggetto,
tanto da potersi quasi qualificare l'una una variante dell'altra. L'una si trova nel Museo
di Berlino, firmata e datata 1531, e rappresenta San Cristoforo col piccolo Redentore sulle
spalle, e San Sebastiano, dalle bianche carni, legato all'albero, la mano destra innalzata
sopra la testa, in contrasto spiccato fra loro. Più larga è l'altra tela, conservata nel maggiore
salone del palazzo annesso al Santuario di Loreto. L'autore si valse dello stesso motivo
aggiungendo una terza figura, e facendo sì che il gigantesco San Cristoforo comparisse
messo in mezzo fra i Santi Sebastiano e Rocco. È di gran lunga la più distinta fra le otto
opere del Lotto, che si trovano riunite in quel luogo, e vuoisi ritenere eseguita in origine
per la chiesa del Santuario, a pochi anni di distanza da quella ora a Berlino. Sulla riva
del fiume, che San Cristoforo sta passando a guado, si scorgono certi particolari enimmatici
di che soleva talvolta compiacersi il fantastico pittore, e consistono in un piccolo serpe che
sporge la testa e la coda di sotto un foglio bianco arrotolato sul quale sta dipinto un oc-
chio aperto, delineato di prospetto, mentre di sotto si legge ben impressa l'inscrizione: LAY-
RENTII LOTI PICTORIS OPUS. 1

Questo quadro, al pari di altri che si trovano nelle Marche, è probabile il Lotto lo
abbia mandato dal Yeneto, dove, dai dati che si hanno, egli deve avere passato la maggior
parte dell'età di mezzo.

A Yenezia fin dal 1526, come si vide, egli ebbe a contrarre dimestichezza con i frati
del convento di San Giovanni e Paolo, provandolo il noto passo di una memoria scritta,
dal quale risulta ch'egli dimorava in quel monastero. Parecchi anni più tardi poi viene
fatto di nuovo menzione di lui nelle carte del convento, avendo il pittore, in previsione
della sua morte, disposto di rilasciare al convento medesimo ogni suo credito che gli competeva
per il lavoro della pala di Sant'Antonino da lui eseguita, col patto che il convento si
assumesse di dargli sepoltura gratuita, vestendolo dell'abito dell'ordine. 2

È presumibile quindi che poco prima di quel tempo (a. 1542) egli abbia dato compimento
alla pala di che si tratta, opera degna di particolare attenzione pur essa per la novità e
l'originalità del concetto, e per l'evidenza con cui vi è rappresentato il soggetto, attinente
alla dispensa delle elemosine fra i poveri, fatta sotto la protezione del Santo domenicano
benefico, Sant'Antonino. La figura 30a qui unita ci dispensa dal descrivere la composizione.
Yuolsi osservare bensì il contrasto che esiste fra la parte alta del quadro, di concetto ideale,
inteso a glorificare il Santo, e quella bassa dove tutto ci trasporta nelle sfere terrestri, dalle
mitrie, dai pastorali, dai bei tappeti turcheschi alle figure amene, affatto umane, dei chierici
e a quelle animatamente supplichevoli dei poverelli, tutte cose rappresentate con la massima
evidenza, ed eseguite con manifesto piacere di riprodurre dal vero ogni particolare attineute
al soggetto. 3

notte et la luce in Cristo che illumina tutto il con-
torno ».

1 È larga ben 111. 2.32 e alta m. 2.69 questa splen-
dida pittura. L'avv. Gianuizzi, nell'articolo citato, sup-
pone sia stata in origine di altezza meglio proporzionata,
e che sia stata abbassata sullo scorcio del secolo xvi
per essere adattata nel nuovo altare eretto nella se-
conda cappella ch'è a man ritta di chi entra nella ba-
silica.

Ne fu tolta poi nella prima metà del nostro secolo,
per esservi surrogata da un mosaico raffigurante i Santi

Benedetto e Domenico.

2 Vedi, sotto l'anno 1542, Libro Consigli, III, del mo-
nastero, carta 96 : Item ni. Lorenzo Loto dat scire relin-
quit conventui de credito suo prò palla Sancti Antonini
omne ereditimi suuni ultra ducat. nonaginta, hoc vide-
licet pacto quod conventus teneatur in morte sua gratis
sepelire eum in aliquo sepulcro et dare sibi ìiàbitum
ordinis.

3 Dal Libro dei conti infatti si rileva clie il pittore
più volte ritrasse figure di poveri da servire per questo
singolarissimo quadro.
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