Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 2.1896

Page: 477
DOI issue: DOI article: DOI Page: Citation link: 
https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1896/0513
License: Free access  - all rights reserved Use / Order
0.5
1 cm
facsimile
MISCEI

rilievi di cui vanno ornate la porta e la facciata
di questa antichissima chiesa. Nei bassorilievi della
prima egli ravvisa quattro diverse mani, ch'egli
addita spiegando le singole rappresentazioni di cui
si compone l'opera, e che sono prese dal Vecchio
e dal Nuovo Testamento e dalla leggenda del Santo
titolare. Un certo numero di questi bassirilievi ven-
gono, inoltre, dall'autore attribuiti alle porte late-
rali, di cui si sa che esistevano sull'antica facciata
prima della sua ricostruzione che le diede la sua
forma odierna. In qunnto allo stile, egli in esso,
come anche nel fare tecnico, non trova nessuna
traccia d'influsso bizantino, anzi inclina a vedervi
influenze tedesche, il che non gli pare strano, sa-
pendosi che gì'imperatori tedeschi dei secoli x, xi
e xii erano larghi di privilegi e donazioni verso
l'antica chiesa veronese. Passando poi ai bassorilievi
della facciata, ne spiega il significato e rivela il
parallelismo tipologico che vi si trova impiegato.

Nell'annata del 1893 il prof. C. Justi, in un arti-
colo dal titolo: Studien aus derìiist oriseli-europàischen
Austellung zu Madrid, ci fa conoscere due quadri
del Moretto, i quali rappresentano la Sibilla eritrea
e il Profeta Isaia, ed essendo dipinti su tavole di
legno sembrano essere appartenuti a un trittico

0 come coperchi a un organo. Conservali, sotto la
denominazione di « scuola fiorentina », fra i tesori
pittorici dell'Escoriale, essi furono nel 1893 esposti
nell'esposizione -storica-europea a Madrid, ed in
questa occasione, visti ed identificati come lavori
del Moretto, dal Justi. Ed invero, giudicando solo
dalle fototipie aggiunte all'articolo in discorso,
questa identificazione, a chi ha una conoscenza
alquanto più intima del maestro, deve parere molto
persuadente. Il P. Stefano Beissel dedica uno studio
minuto ai mosaici di San Marco a Venezia (Die
mittel alterlichen Mosaiken von San Marco zu Ve-
nedig) dal punto di vista del loro nesso icono-
grafico, dello stile e dell'epoca della loro origine,
limitandosi però ai soli musaici medioevali. Dagli
statuti veneziani, scritti sul principio del secolo xiii,
appare che a quel tempo non esisteva una sola
grande scuola di musaicisti, che avrebbe eseguiti

1 lavori di questo genere per San Marco; anzi vi
erano singoli maestri che lavoravano ognuno aiu-
tato da due o più garzoni. E per conseguenza non
ò escluso che alcuni di loro seguissero il gusto e
lo stile occidentale, altri quello orientale, e che
perfino fra loro ci fossero anche maestri bizan-
tini. A questa circostanza corrisponde il carattere
stilistico delle opere in questione. Pei musaici del-

Ar chivio Storico dell' Arte, serie 2a, anno II, fase. VI.

iLANEÀ 47?

l'atrio esso deriva dall'arte occidentale,.senza però
escludere forti influenze bizantine; i musaici del
battisterio tradiscono un regresso sorprendente da
uno stile che arieggia fortemente il gotico, a una
maniera arcaistica e bizantina. Quest'ultima si fa
palese, più che in tutti gli altri musaici della chiesa,
in quelli delle cinque cupole della nave principale
e sulle pareti della crociera, in quanto essi non
abbiano perduto il loro carattere originario in con-
seguenza dell'incendio nel 1419, che necessitò il
loro rinnovellamento. L'autore, del resto, non pre-
tende di aver risolto l'ardua questione, la quale
si è accinto a trattare; sarebbe contento se avesse
potuto apportare qualche contributo modesto a
questo scopo. Federico Deneken (Thonaltar des
Giovanni della Robbia) tratta di un bell'altare di
terracotta invetriata, di proprietà privata, a Co-
lonia, che porta la data 1523 e si palesa come una
ripetizione più semplice della parte centrale del ta-
bernacolo delle Fonticine di Giovanni della Robbia,
del 1522, che si trova nella via Nazionale a Firenze.
La fototipia che accompagna l'ariicolo non ne lascia
alcun dubbio.

L'annata del 1894 reca un pregevole contributo
del P. Stef. Beissel, sulle tende ricamate e tessute
nelle chiese romane nella seconda metà dell'vin e
nella prima del ix secolo (Gesticlrte nnd gewebte
Vorhànge der romischen Kirchen in derzweiten Hàlfte
des Vili, und in der ersten Hàlfte des IX. Jahrhun-
derts). Giovandosi delle indicazioni, che per questo
periodo (dall'elezione di Zaccaria nel 741 fino alla
morte di Nicolò I nell'867) si trovano abbondanti
nel Libev pontificatisi del bibliotecario Anastasio,
il nostro autore tenta di dare un'imagine delle ric-
chezze delle chiese di Poma in questo rapporto.
Parla dei luoghi e del modo in cui questi tappeti,
ossia tende, nelle chiese, erano sospesi; constata
che le tende che separavano la nave principale da
quelle laterali, erano ritirate mentre si faceva la
predica e si leggeva l'evangelio e l'epistola, affinchè
i laici, a cui era vietato l'accesso nella nave prin-
cipale, potessero vedere e sentire il predicatore o
lettore; stabilisce che, in quanto alla qualità, si
distinguevano coperte (pallea, mafortes) e tende
(vela), le prime adoperate per coprire altari, mense,
sepolcri dei santi, le seconde per essere sospese
intorno all'altare, tra le colonne del ciborio, da-
vanti all'arco di trionfo e fra le colonne dell'en-
trata nel coro, sulle pareti di quest'ultimo, dietro
i sedili del vescovo e dei sacerdoti, fra le navi
mediane e laterali, e davanti alle porte della chiesa,

io
loading ...