Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la Provincia di Torino — 2.1878

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ARCHEOLOGIA E BELLE ARTI

latina eloquenza alla biblioteca vaticana, compieva Poper?
pietosa di radunare in un bel volume in quarto le iscrizioni
de' Piemontesi esistenti in Roma, nissun altro mai diedes
pensiero sin qui di pubblicare per le stampe le epigrafi dei
bassi tempi esistenti in Torino, e nell'agro torinese, risguar-
danti nazionali e stranieri. Non è che abbiasi a lamentare
l'assoluta trascuranza ne' nostri compaesani a simile opera,
ma le raccolte epigrafiche, che si hanno, non mai furono edite.

Mi corre pertanto obbligo di qui ricordare alcuni, i quali
ebbero questa benemerenza. Angiolo Paolo Carena negli
accurati suoi Discorsi storici parla d'una raccolta d'iscrizioni
subalpine, contenuta in un codice manoscritto del principio
del secolo XVI, esistente presso un suo amico. Se l'amico
ricordato dal Carena non è il Meiranesio, scopritore e pos-
sessore citato del codice Berardenchiano, duole che non si
conosca tale raccolta.

Il monaco camaldolese Francesco Borgarelli, accademico
di Modena e Camerino, e della società torinese degli Una-
nimi, molte iscrizioni raccolse, che manoscritte si serbano
nella palatina di Torino, ove, non che all'archivio di Stato,
hannosi anche altre simili collettame.

L'avvocato Giuseppe Montalenti da Castelnuovo d'Asti
ragunò un'infinità di epigrafi, da lui trascritte in varie
regioni del Piemonte, che manoscritte si conservano, e nella
regia biblioteca, e presso di me, possessore di buona parte
de' suoi manoscritti.

S'abbiano i precedenti, or estinti, una parola d'elogio per
essersi logorati in ardue, nè sempre gradite fatiche, seminate
di molestie e difficoltà, e tanto più da ritenersi benemeriti,
per aver preparato materia, atta a speciali lavori, senza
nemmeno aver ottenuto quella corona, che se tardi talora
giugne a compensare opere più scelte dell' ingegno umano,
non mai si manifesta a rallegrare codesti laboriosi.
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