Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma — 5.1877

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TAVOLE LU39RIE DEL CASTRO PRETORIO

Così grande fu l'amore che gli antichi ebbero pei giuochi
aleatori, che ovunque si scavi e si ritrovi integro il pavimento
eli un portico, di una basilica, di una terma o d' un'area che
fosse alquanto discosta dalla pubblica via, vi si trovano incise
o graffite tavole lusorie, che servivano di trastullo ai fanciulli,
e di occupazione agli oziosi che consumavano il tempo nel
frodarsi a vicenda il denaro. Ne fanno testimonio il foro, la
basilica Giulia, i portici del Colosseo, i gradini del tempio di
Venere e Roma, le terme, e l'area che è innanzi al portico degli
Dei Consenti, dove però il giuocare pubblicamente, essendo
proprio della gente più vile del popolo, era recato a vergogna,
e lo vediamo notato con vitupero da Plauto : tum isti, qui
ludunt clatatim, servi scurrarum in via (Curcul. 2. 3. 17), e
da Cicerone che chiama Licinio Lenticola hominem omnium
nequissimum, qui non dubitar et vel in foro alea ludere, lege,
quae est de alea, condemnatum (Philipp. 2. 23). Se ne veg-
gono pure nei luoghi dove già furono alloggiamenti di soldati,
come in quelli di Ostia (C. L. Visconti Annali dell" Inst. 1857
p. 308), di Porto, e non è molto che se ne trovò presso Guisa
nel Dipartimento dell' Aisne, dove già fu un castro romano. Non
poteva però mancare che se ne ritrovassero anche nel Castro
Pretorio, dove ne uscì in luce il frammento di una quando vi
edificò Monsignor Saverio De Merode, e donde ora ne venne
in luce una intera ed il frammento di un'altra, che per la

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