De Rossi, Giovanni Battista
La Roma sotterranea cristiana (Band 2, Text) — Rom, 1867

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Tisdizione, che emana dalla persona del principe vivente; ne un magistrato poteva
legalmente parlare dell'autorità datagli dagli imperatori, se l'imperatore era uno
solo. Ma nell'interrogatorio di Valeriano dall'interrogante e dall'interrogato fu fatta
allusione alla futura morte degli invittissimi principi. Praefectus dixit: Ergo et nos
et invictissimi principes aeternum habebimus luctum? Valerianus dixit: Quid enim vos
estis aut quid principes vestri? homunciones estis tempore vestro nati, tempore vestro
expleto morituri. Se ognuno di questi passi può essere sottilizzando interpretato in
senso diverso dal naturale, la concorde serie delle allegate, formole senza violenza
non è conciliabile con la data dell'impero d'un principe solo.

Questo raziocinio dà sommo valore alla seguente data scritta nel martirologio
d'Adone ; la quale anche di per se sola sarebbe degna di molta considerazione :
passa est autem beata virgo Marci Aurelii et Commodi imperatorum temporibus (1).
Donde apprese Adone la recitata nota cronologica? Non da un suo calcolo; né da
alcuna sua personale opinione. Egli epiloga gli atti divulgati circa il secolo quinto;
crede, che l'Urbano di quegli atti sia il papa ; sa che Urbano papa visse ài tempi
di Alessandro Severo (2). E ciò non ostante nella clausola dell'articolo dedicato
a s. Cecilia, senza avvedersi dell'incoerenza cronologica, scrisse: passa est M. Au-
relii et Commodi imperatorum temporibus. Egli adunque così lesse in uno o più co-
dici ; e come lesse, semplicemente trascrisse, senza farci sopra riflessione veruna.
Gravissimo argomento è questo, che la data ommessa dal compilatore degli atti,
il quale stimò Urbano essere il papa, in alcuna altra memoria era segnata, e in
qualche codice degli atti fu aggiunta : essa venne a notizia di Adone, che certa-
mente non l'inventò. Quella data coincide colla pluralità degli imperatori, cui
appella tutto il processo; e coincide colla persecuzione. Imperocché circa il 176,
quando Commodo fu associato all'impero da M. Aurelio, i supplizi dei Cristiani
si moltiplicarono; ed Atenagora ad ambedue quei principi nel 176 o nel 177 do-
vette intitolare l'apologia dei fedeli perseguitati. Notabilissimo è poi il tenore pre-
ciso dell'ordine, in virtù del quale il giudice parla e sentenzia, che corrisponde
parola per parola col rescritto di M. Aurelio contro i Cristiani promulgato appunto
nel 177, e trascritto nella lettera delle chiese di Lione e di Vienna, stupendo do-
cumento contemporaneo (3). Ecco l'uno e l'altro testo.

Rescritto del 177
imperando M. Aurelio e Commodo.

Tov; fjtèv ùnoTvpnavKjSìivxi ' u àè tjv:?

àpvoìvzo, tcutouj àroXu3»}V«:.

Itti (qui fatentur se esse tfiristianos )

jmniantur (4) ; si qui vero negaverint,

dimittantur.

Ordine dei principi negli atti
di s. Cecilia.

Qui se non negaverint
esse christianos, puniantur;
qui vero negaverint,
dimittantur.

(i) Ado, Martyrol. die 22 Xov. ed. Georg» p. 588.

(2) V. Adonis Martyrol, die 25. Mail.

(3) Eusebii, fluì. etcì. V, 1.

(4) Solla voce àjroTuujravic-SWi, da me tradotta puniantur, Tedi Tillemont, HUt. eecl. T. Ili p. 599. Cosi la tradusse anche Rufino,
autore del secolo quarto.
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