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Studia Waweliana
Tom XVIII, 2017
PL ISSN 1230-3275

MARCO PAOLI
Sogno di Giove di Dosso Dossi.
Nuova interpretazione di un capolavoro del Rinascimento

II dipinto di Dosso Dossi1, noto come Giove che dipinge le
farfalle, punta di diamante della donazione Lanckoroński
al Museo del Wawel a far data dallanno simbolo 20002,
si sta awiando ad essere considerato il capolavoro del
pittore ferrarese, strappando punti alla bella Melissa della
Galleria Borghese di Roma. Non solo, il dipinto guadagna
posizioni anche tra i piu celebrati capolavori del Rinasci-
mento. Lo prova il recentissimo tour espositivo che lo ha
visto ora protagonista della mostra sullarte della corte
estense alla Reggia di Yenaria Reale3, ora ospite dbnore
del Castello del Buonconsiglio di Trento4.
Due sono i principali fattori che lo contraddistin-
guono: 1’altissima ąualita del manufatto giocata sulle-
quilibrio compositivo e cromatico e sulla straordinaria
gradazione di luci e di ombre, e Ibriginalissimo soggetto
che ci consegna una delle scene piu anticonvenzionali
della pittura rinascimentale. Legato a quest’ultimo
fattore e un ulteriore motivo di interesse che la tela
suscita, vale a dire 1’ardua interpretazione della scena
messa in atto dai tre personaggi. La questione e delle
piu intriganti, e spiega 1’accanimento ermeneutico di

cui e stato fatto oggetto il dipinto, anche se non pa-
ragonabile alle vere e proprie campagne iconologiche
che la letteratura storico-artistica ha scatenato contro
le ben munite fortezze di opere come la Primavera di
Botticelli o la Tempesta di Giorgione5. Eppure, gia nel
primo contributo critico dedicato al dipinto apparso nel
1900 (altro anno simbolico della storia del quadro), ad
opera del grandę rappresentante della Scuola viennese
Julius Von Schlosser6, veniva chiarita la fonte letteraria
da cui Dosso aveva preso le mosse: il dialogo Virtus dea
di Leon Battista Alberti, in cui, come e noto, Mercurio
impedisce alla Virtii di essere ricevuta da Giove eon cui
voleva lamentarsi delle offese ricevute dalia Fortuna;
consapevole peraltro che gli dei - prosegue la favola
albertiana - passano il loro tempo a dipingere le ali
delle farfalle. Ma lo stesso Schlosser notava che i conti
eon il brano albertiano non tornano del tutto, poiche la
giovane fermata da Mercurio sulla soglia delFOlimpo
non e la Virtu descritta da Alberti, sporca e eon le vesti
stracciate, ma una fanciulla dallaspetto florido e dalia
veste lussuosa e raffinata; inoltre, a dipingere le farfalle

1 II presente contributo riassume eon integrazioni la mia mono-
grafia sul dipinto (M. Paoli, II sogno di Giove di Dosso Dossi e altri
saggi sulla cultura del Cinąuecento, Lucca 2013).
2 Per la ricostruzione della delicata vicenda del recupero del dipin-
to da parte di Karolina Lanckorońska, e della successiva donazione
al castello reale del Wawel, si veda la prefazione storica di Kazimierz
Kuczman al mio libro di cui alla nota 1.
3 Gli Este. Rinascimento e barocco a Ferrara e Modena, a cura di
S. Casciu e M. Toffanello, Modena 2014, pp. 138-139 (scheda a firma
di M. Toffanello).
4 Dosso Dossi. Rinascimenti eccentrici al Castello del Buonconsiglio,
a cura di V. Farinella, Cinisello Balsamo 2014, pp. 172-174 (scheda
a firma di V. Farinella).

5 Per un bilancio della fortuna critica del capolavoro giorgio-
nesco dal punto di vista ermeneutico, cfr. M. Paoli, La ‘Tempesta
svelata’. Giorgione, Gabriele Yendramin, Cristoforo Marcello e la
‘Yecchia’, Lucca 2011.
6 J. von Schlosser, Jupiter und die Tugend. Ein Gemalde des Dosso
Dossi, „Jahrbuch der Kóniglich Preussischen Kunstsammlungen”, 21,
1900, pp. 262-270. Schlosser ritornava sulfargomento diciotto anni
dopo (Idem, Der Weltenmaler Zeus. Ein Capriccio des Dosso Dossi,
in Ausgewdhlte Kunstwerke der Sammlung Lanckoroński, Wien 1918,
PP- 49-59; ripubblicato in Idem, Praludien. Yortrdge und Aufsdtze,
Berlin 1927, pp. 296-303).

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