L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 12.1909

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GIOVANNI PAOLO TANNINI

;L Seicento la pittura, non ostante si trovasse arricchita d’un
così enorme cumulo di cognizioni tecniche, quali aveva lasciato
in eredità il secolo di Michelangelo, era così febbrilmente oc-
cupata a nuove conquiste, che per la prima volta gli artisti
sentirono il bisogno d’una vera e propria divisione del lavoro,
d’una specializzazione entro la troppo vasta disciplina pittorica,
e molti si dedicarono esclusivamente a un campo limitato di
essa, come il paesaggio, le battaglie, il ritratto, le frutta, le
nature morte e via dicendo, fino al genere delle prospettive e
delle rovine, del quale noi qui più specialmente ci occupiamo.1

I ruderi delle costruzioni romane hanno esercitato un fascino
storico e fantastico sugli artisti fino dai primi tempi della rina-
scita ; e le rovine del Colosseo e degli archi trionfali e la veduta del Pantheon si possono
riscontrare frequentemente anche nelle opere dei pittori del Quattrocento, che ne adornavano
volentieri i loro fondi paesistici.2

Il genere però diventò arte a sè stessa soltanto nel seicento, nel quale secolo compar-
vero per la prima volta i quadri di rovine. Chi sia stato il primo a portare sulla tela le
vedute di prospettive, usate comunemente come decorazione di pareti e di soffitti, e più ancora
come illustrazione archeologica nelle stampe di Roma antica è difficile precisare.3

1 II fatto è avvertito, ma non capito, e perciò bia-
simato, dal Malvasia (Felsina Pittrice. 1678), che scri-
veva : « Io non so così biasimare quel moderno ripiego
suggerito dalla stessa infingardaggine a qualche pit-
tore d’aversi scelto, delle tante cose che nella di lui
professione occorrono, una sola, e a quella totalmente
dedicandosi per divenire in essa stupendo e meravi-
glioso. Ai giorni nostri negli animali, per esempio,
passa ogni altro il Castiglione, nell’uva e nei frutti
Michelangelo delle Battaglie, ne’ fiori un Mario, nelle
battaglie il Borgognone, nelle prospettive il Saiuccio
(Alessandro), nei paesi il Rosa, nei soffitti il Metello
(Stanzioni), nei ritratti un Giusto (Sustermann) ».

2 Per citare alcuni esempi: nella Cappella Sistina,
nella scena Battesimo di Cristo (arco, Colosseo e Pan-
theon), nella Consegna delle chiavi (la ricostruzione
di due archi trionfali), nella Punizione della tribù Kora,
(un grande arco in rovina). V. anche le opere di Ales-

sandro Baldovinetti, di Luca Signorelli (Martirio di

San Sebastiano, Città di Castello), del Sodoma (Af-
fresco della Moltiplicazione dei pani. Chiostro di San-
t’Anna in Camprena) e d’altri.

3 Colgo l’occasione per correggere quello che scrissi
nella mia opera su Salvator Rosa (Heitz. Strasburg,
1908), a proposito del Ghisolfi, ch’io ritenevo erronea-
mente l’iniziatore di quest’arte. Non credo di dover
insistere sulla mia affermazione, che il genere pitto-
rico delle rovine deve la sua origine nel gusto e nella
curiosità archeologica, guidata e sviluppata dalle nu-
merose stampe che riproducevano le rovine di Roma.
Per mostrare l’enorme sviluppo di queste pubblica-
zioni di scopo archeologico e artistico, sulla scorta delle
quali lavoravano i pittori, daremo un breve saggio
delle principali edizioni uscite in Roma. Una delle più
antiche è quella di Pirro Ligorio Roma antica. Roma.
Tranezini. 1561. Seguono: 1 vestìgi deli’antichità dì
Roma ecc. di Stefano Du Perac. Roma 1575. (40 ta-
vole di architettura e 9 di grottesche). I vestigi del-
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