L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 12.1909

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PIETRO BERNINI

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consiste in altro fatto. Paragonandola con un’ altra opera circa sette anni più vecchia, cioè
con la Carità sulla facciata del Monte di Pietà — paragone già facile questo per la somi'
glianza d’idea che lega queste statue, tanto più che la prima inesattamente in molte guide
antiche e moderne apparisce quale Carità — troveremo in ambo i casi un gruppo composto
da una figura muliebre riccamente vestita e da due o tre fanciulletti nudi. Quali sono però
i punti che rendono queste due opere sì differenti? In primo luogo il motivo della posizione.
Nell’opera più antica troviamo il vecchio e già descritto
motivo, cioè mentre la gamba appoggiata è segnata da
lunghe pieghe parallele formantesi all’anca e spioventi con
debole curva, l’altra prominente è marcata da pesanti pie-
ghe, motivi questi antichissimi tolti all’arte classica coi quali
si raggiunge grande monumentalità congiunta a quieta
maestà. Il gruppo della Madonna invece rivela una posi-
zione forzata e irrequieta nell’estremità, cosa però motivata
dallo spirito onde l’opera è penetrata. La Madonna si china
verso San Giovannino che a lei attaccato bacia il piedino di
Gesù benedicente. Già in questo motivo risalta la diversità
di concezione. Invece d’una posizione quieta e monumen-
tale, prende qui la Madonna parte ad un’azione. Invece d’un
motivo statico subentra qui un movimento, che in ogni
attimo può cambiarsi. E non a torto forse, l’osservatore
dinanzi a questo gruppo penserà alla Madonna Medici in
San Lorenzo. Però, con un paragone più accurato, vi si tro-
verà subito una grande differenza causata dal fatto che nel-
l’opera di Michelangelo un motivo tutto diverso è fondamen-
tale. In che consiste allora quella somiglianza al primo mo-
mento tanto chiara? Consiste nella linea rapida del braccio
destro e nel capo chinato, qui però molto più che nell’opera
dei Buonarroti. Questa linea però in principal modo stabi-
lisce la somiglianza non offuscata dai due fanciulli racchiusi
dal contorno della Madonna, principale oggetto dell’atten-
zione. Credo che non havvi dubbio che Pietro Bernini si
sia ispirato in un qualche modo all’opera di Michelangelo,
ch’egli deve aver conosciuto nella sua gioventù. Che il
suo gruppo rappresenti qualcosa differente, non distrugge
quest’opinione, ma la convalida. Il problema dal suo puro
lato formale l’ha interessato. In ciò consiste la grande importanza della Madonna di San Mar-
tino per lo sviluppo artistico di Pietro che, dopo esser rimasto per un decennio nelle pastoie
di un’arte conservativa e ritardataria, rompe le catene ad un tratto e valica con quest’opera
quei confini in cui sin allora aveva lavorato. Tenta con essa — e noi non consideriamo se con
fortuna o no — un problema già forse ideato nel suo primo periodo, ma per cui ancora non
era maturo. Il riprendere al principio del xvii secolo così ad un tratto un problema mi-
chelangiolesco, dà a quest’opera un’importanza ben più grande che la sola personale. E ciò
perchè la ripresa dell’arte di Michelangelo forma in gran parte la base per l’origine dello
stile barocco nella scultura.

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A Roma, sotto il pontificato di Sisto V, Clemente Vili e Paolo V, la vita artistica
aveva cominciato di nuovo a centralizzarsi come negli aurei tempi leonini che avevano avuto
termine col famoso sacco del 1527. Fra gli artisti di Paolo V chiamati a Roma affine di

Fig. 12 — Pietro Bernini: Statua.
Napoli. San Gennaro.
Cappella Brancani.
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